| Trova nell'articolo | Piaget, Jean | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Piaget, Jean (Neuchâtel 1896 - Ginevra 1980), psicologo svizzero, noto soprattutto per le sue pionieristiche ricerche sullo sviluppo dell'intelligenza nei bambini, che esercitarono un profondo influsso sia sulla psicologia dell'età evolutiva sia sulle scienze dell’educazione.
La sua lunga carriera scientifica prese avvio dagli studi universitari in scienze naturali, terminati i quali, a ventuno anni, si dedicò allo studio della psicologia, in particolare dello sviluppo delle capacità cognitive della psiche infantile, sotto la guida di Edouard Claparède. In seguito, insegnò all'Istituto Jean-Jacques Rousseau di Ginevra, di cui divenne direttore nel 1932, e all'Università di Losanna. Direttore del Laboratorio di psicologia dell'Università di Ginevra dal 1940, nel 1955 fondò il Centro internazionale e interdisciplinare di epistemologia genetica di Ginevra.
| 2. | L’epistemologia genetica |
Al centro dell’indagine di Piaget sta l’analisi dei cambiamenti evolutivi nel processo di conoscenza. Tale settore di ricerca, denominato epistemologia genetica, studia lo sviluppo delle strutture cognitive. Secondo Piaget, la conoscenza è un processo e non uno stato, una relazione fra colui che conosce e ciò che è conosciuto. L’individuo costruisce la sua conoscenza, nel senso che partecipa attivamente al processo del conoscere.
Egli definì intelligente quel comportamento che è adatto alle richieste dell’ambiente. L’adattamento avviene attraverso due processi complementari: l’assimilazione e l’accomodamento. L’assimilazione è il processo grazie al quale ci si adegua alla realtà mantenendo inalterata la struttura cognitiva che si ha a disposizione. L’accomodamento consiste nelle modifiche che avvengono nella struttura cognitiva per effetto delle esigenze poste dalla realtà. Piaget definisce l’adattamento come equilibrio fra assimilazione e accomodamento.
| 3. | Gli stadi dello sviluppo psichico |
La conoscenza che il bambino ha del mondo cambia con lo sviluppo del suo sistema cognitivo, che passa attraverso una serie di stadi. Piaget identificò quattro stadi dello sviluppo mentale infantile, che scandiscono le differenti fasi di adattamento all’ambiente. Per Piaget uno stadio è un periodo di tempo in cui il pensiero e il comportamento del bambino riflettono un tipo particolare di struttura mentale.
Il primo è lo stadio “sensomotorio”, che va pressappoco dalla nascita ai due anni di vita, durante i quali prevale un atteggiamento egocentrico che viene via via stemperandosi. Questo stadio è orientato al raggiungimento del controllo dell'attività motoria e alla conoscenza delle caratteristiche fisiche dell'ambiente. Nello stadio “preoperatorio”, dai due ai sette anni, è invece predominante lo sviluppo delle capacità verbali: in questo periodo, il bambino è in grado di dare un nome agli oggetti e di ragionare in modo intuitivo. Nello stadio “operatorio concreto”, dai sette agli undici anni, si sviluppa la capacità di utilizzare concetti astratti come numeri e relazioni tra oggetti. Con il raggiungimento dello stadio delle “operazioni logico-formali”, tra i dodici e i quindici anni, compare la possibilità di elaborare un pensiero sistematico, incentrato sulla formulazione di ipotesi e sulla deduzione di previsioni e implicazioni non immediatamente legate all’esperienza e alla verifica concreta.
Tra le numerose opere di Piaget si ricordano Introduzione all’epistemologia genetica (3 voll., 1950), Lo sviluppo mentale del bambino (1964), Biologia e conoscenza (1967), Lo strutturalismo (1968), Psicologia e pedagogia (1969).