Nazionalsocialismo
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Nazionalsocialismo
2. Il primo dopoguerra

L’ascesa del Partito nazionalsocialista trasse forte impulso dallo scontento diffuso fra i tedeschi alla fine della prima guerra mondiale. Ritenuta la principale responsabile del conflitto, la Germania dovette infatti accettare le pesantissime condizioni del trattato di Versailles, a causa delle quali entrò in un periodo di depressione economica, segnato da un’inarrestabile inflazione e da una vasta disoccupazione.

Finanziata dagli ambienti militari, la formazione politica guidata da Adolf Hitler nacque nel 1920 in un paese prostrato dalla guerra e attraversato da violenti conflitti politici e sociali (vedi Repubblica di Weimar). Parte dei militanti furono organizzati in una sorta di braccio armato, le SA (Sturmabteilungen, “sezioni d’assalto”), organizzato da Ernst Röhm; le SA avevano il compito di intimidire con la violenza gli avversari politici e i sindacalisti.

Hitler formulò un programma d’azione antidemocratico, imperniato sul nazionalismo e sull’antisemitismo, e nel 1923 dotò il partito di un efficace strumento di propaganda, il quotidiano “Völkischer Beobachter” (L’osservatore nazionale), e di un simbolo ufficiale, una croce uncinata nera, inscritta in un cerchio bianco su campo rosso: la svastica. Nello stesso anno intensificò la propaganda e le azioni dimostrative contro il Partito comunista tedesco, tentando infine un colpo di stato (il Putsch di Monaco) per rovesciare il governo.