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Tintura
1. Introduzione

Tintura Processo di colorazione di sostanze a struttura fibrosa (tessuti, legno ecc.) in maniera tale che la sostanza colorante non resti un semplice rivestimento superficiale, ma impregni il materiale, garantendo un risultato duraturo nel tempo.

La tintura consiste nell’immersione del tessuto o del filato in una soluzione di colorante a esso affine, e nel successivo riscaldamento della soluzione a temperatura sufficientemente alta da far entrare il colorante nelle fibre. Per ottenere una tinta omogenea, il liquido colorante deve essere applicato in modo uniforme e deve permeare completamente il materiale, che quindi deve essere agitato in continuazione affinché tutte le parti risultino ugualmente bagnate.

Simile alla tintura è la stampa, processo con il quale un disegno prescelto viene applicato su un lato del tessuto utilizzando una pasta colorante.

2. Il colore nei tessuti

La colorazione dei tessuti viene praticata da migliaia di anni. Il colore e il disegno migliorano l’aspetto di abiti e tessuti per la casa. In molte culture i colori dei costumi indossati in speciali occasioni hanno un significato particolare e rappresentano il rango o il ruolo di chi li indossa.

3. Il processo di tintura

I tessuti possono essere tinti durante fasi diverse del processo di fabbricazione.

1. Fibre e filati

Le fibre possono essere colorate prima di essere filate: in questo caso la tintura penetra in profondità, con colorazione uniforme ed eccellente stabilità; il filato può anche essere tinto dopo la filatura, ma prima della tessitura o di altra lavorazione: il procedimento è chiamato tintura a pacchetto e viene utilizzato per filati in matassa o in bobina.

Il filato può essere tinto in sequenza: si applica il colorante su parti del filo predeterminate, ed è quindi possibile, usando coloranti diversi, produrre un filo con tratti di vario colore, in modo da riprodurre sul tessuto un disegno particolare.

2. Tessuti

Il tessuto può essere tinto in pezza prima del finissaggio: questo procedimento consente ai tessitori di produrre tessuti nel colore naturale della fibra impiegata, e di colorarli poi su ordinazione. Se due o più tipi di fibra devono essere tinti nello stesso colore, si userà un colorante per tessuti misti; altrimenti, sfruttando il fatto che esistono coloranti con affinità solo per determinate fibre, la tintura omogenea di un tessuto contenente due o più tipi di fibra può essere realizzata con un procedimento che prevede l’uso di più coloranti che, a seconda del tipo, potranno essere applicati simultaneamente oppure indipendentemente in sequenza.

I tessuti composti da due o più fibre diverse possono essere tinti anche con la tintura a incrocio, mediante la quale, usando i coloranti appropriati, ogni fibra assume un colore diverso; è anche possibile, scegliendo accuratamente i filati da tessere, tingere solo zone prestabilite. La corretta identificazione della fibra è fondamentale per la buona riuscita della colorazione, e deve avvenire prima che inizi il processo di tintura. Alcuni prodotti tessili devono essere preparati alla tintura eliminando gli appretti.

3. Metodi di tintura
3.1. Tintura al tino

Nel più semplice procedimento di tintura (tintura al tino), il materiale tessile viene immerso nel colorante, che viene portato gradualmente al punto d’ebollizione e agitato in continuazione, per facilitare la penetrazione completa nel tessuto. Secondo il tipo di fibra e del colorante usato, si possono aggiungere sali o acidi che migliorano l’assorbimento del colorante.

La difficoltà principale nella tintura di filati e tessuti misti è quella di ottenere la stessa gradazione di colore su ogni tipo di fibra: le fibre di cotone, ad esempio, assorbono il colore rapidamente, mentre quelle di lana, se si vuole raggiungere la medesima intensità di colore, hanno bisogno di un tempo di bollitura molto più lungo, che potrebbe addirittura danneggiarle. Il problema si risolve utilizzando composti chimici che abbassano la velocità di assorbimento del colore da parte della lana.

3.2. Batik

Il batik è il più noto dei cosiddetti procedimenti di tintura con riserva, in cui si ricoprono di cera le parti del tessuto che non devono ricevere il colorante.

3.3. Tintura stretta

In questo procedimento di tintura con riserva, sulla zona che non deve essere colorata vengono pressati fili ricoperti di cera e strettamente accostati, quindi il tessuto viene immerso nel colorante. Al termine del processo i fili cerati vengono rimossi dal tessuto, che viene fatto asciugare. Se si devono applicare colori diversi, la procedura è ripetuta più volte.

3.4. Ikat

L’ikat è un altro procedimento di tintura con riserva, in cui alcuni fili dell’ordito vengono protetti dal colorante. I fili che non devono essere tinti vengono separati dagli altri e legati molto strettamente con un altro filo, in modo che, quando l’ordito viene immerso nel colorante, solo i fili non legati si colorano. Con una legatura accurata in ben determinate zone lungo i fili, si possono ottenere disegni vari e originali.

4. La stampa dei tessuti
1. Stampa a cilindri

Una macchina da stampa per tessuti è costituita essenzialmente da un grande tamburo rotante centrale, sul quale viene avvolto il tessuto, e da una serie di cilindri più piccoli; mentre il cilindro ruota, il tessuto passa fra questo e i cilindri più piccoli, ciascuno dei quali imprime il disegno corrispondente a un colore: per ottenere un disegno a quattro colori, ad esempio, occorrono quattro cilindri piccoli. A ogni cilindro stampante è accoppiato un rullo di alimentazione, che pesca in una vaschetta contenente il colorante – in forma di pasta semiliquida – prelevandone continuativamente la quantità necessaria al cilindro stampante.

2. Serigrafia

Questo procedimento di stampa usa matrici (una per ogni colore) costituite da tessuto di seta o di nylon a trama molto fine, teso in un telaio di legno. Per trasferire le immagini sulla matrice, o setaccio, si usano in genere tecniche fotografiche. In sostanza, si otturano le maglie corrispondenti alle parti del tessuto che non devono essere stampate, lasciando le altre libere di far passare il colorante pastoso. Nella serigrafia manuale il tessuto è disteso su un lungo tavolo e i setacci vengono spostati di volta in volta in avanti. Quando un setaccio è in posizione, il colorante viene spinto, con una spatola di gomma, detta racla, attraverso le maglie aperte. Nella serigrafia industriale i setacci sono cilindrici, fissati uno di fianco all’altro su un lungo tavolo. Il tessuto è teso su un nastro mobile ed è stampato quando viene a contatto con i cilindri rotanti, il cui movimento è sincronizzato con quello del tessuto.

3. Stampa per corrosione

Il procedimento consiste nella rimozione del colore, secondo un disegno prestabilito, da tessuti tinti in precedenza in un bagno colorante. Mediante una macchina da stampa a cilindri viene applicata al tessuto colorato uniformemente una pasta che contiene una sostanza chimica sbiancante; il tessuto è poi esposto a una corrente di vapore per il tempo necessario a rimuovere il colore, lasciando nella zona stampata solo una leggera impronta. Per ottenere un disegno multicolore si può aggiungere, nel processo di stampa, un colorante non corrodibile.

5. Le sostanze coloranti

I coloranti e la tintura sono antichi quanto i tessuti e precedono la storia scritta. Fino alla metà del XIX secolo tutti i coloranti erano ricavati da sostanze naturali, soprattutto di origine vegetale e animale. Fra i coloranti più antichi ci sono la robbia, un colorante rosso ricavato dalle radici di Rubia tinctorum (vedi Alizarina), il blu indaco ottenuto dalle foglie di Indigofera tinctoria, il giallo tratto dagli stimmi di Crocus sativa, o zafferano, e la sanguinella (vedi Cornus) estratta dall’albero omonimo. Con questi coloranti si ottenevano colori opachi molto belli, mentre un rosso brillante chiamato cocciniglia era ricavato da un insetto originario del Messico, e un rosso molto apprezzato, noto come porpora di Tiro, da un mollusco che si pescava nei pressi dell’isola di Tiro.

I coloranti hanno anche applicazioni più pratiche, e sono dunque usati per colorare un’ampia gamma di prodotti di uso comune, quali materie plastiche, carta, cosmetici e farmaci.

1. Classificazione dei coloranti

La classificazione dei coloranti si basa essenzialmente sulla loro composizione chimica, da cui dipendono le particolari affinità verso le varie fibre tessili. Le classi principali sono: coloranti basici (comprendenti i coloranti a mordente per cotone e rayon), coloranti acidi (comprendenti i coloranti fenolici a mordente per lana), coloranti diretti per cotone, coloranti allo zolfo, coloranti al tino, coloranti a dispersione, coloranti reattivi.

2. Coloranti naturali

Quasi tutti i primi coloranti naturali erano estremamente costosi e richiedevano tecniche di preparazione e di applicazione molto lunghe e complicate. Oggi i coloranti naturali sono usati soprattutto nella produzione artigianale e vengono applicati a piccole quantità di fibre o di altro materiale; i metodi usati rendono molto difficile riprodurre esattamente lo stesso colore e i risultati dipendono soprattutto dall’abilità dell’artigiano.

Il metodo di applicazione del colorante naturale è generalmente la tintura al tino: questo processo richiede un tipo di colorante a forte tonalità e stabile, ossia resistente al lavaggio e all’esposizione alla luce, in modo che il colore non stinga e sia garantita la buona qualità del prodotto. Nessun colorante è assolutamente stabile in tutte le circostanze, e dunque la scelta deve essere fatta caso per caso.

Attualmente nella produzione commerciale non si fa quasi per niente uso di coloranti naturali, poiché essi non presentano alcun vantaggio rispetto a quelli sintetici.

3. Coloranti sintetici

Nel 1855, mentre sperimentava un procedimento per produrre chinino sintetico a partire dall’anilina, una sostanza tratta dal catrame di carbon fossile, il chimico londinese William Perkin scoprì un colorante porporino con il quale si poteva tingere la seta. Non era particolarmente stabile, ma diventò subito popolare. Perkin lo chiamò mauve, usando il nome francese della malva. Era il primo colorante sintetico e influenzò moltissimo lo sviluppo dell’industria dei coloranti. I coloranti all’anilina consentono di raggiungere la purezza del colore regolando la concentrazione del colorante. Grazie ai coloranti sintetici, già all’inizio del XX secolo era in commercio una vasta gamma di prodotti tessili colorati a buon mercato.

4. Coloranti a mordente o al cromo

Pochi coloranti naturali riuscivano a conferire alle fibre un colore resistente; fu la scoperta dei composti chimici chiamati mordenti, introdotti per la prima volta nel 1868 e costituiti prevalentemente da sali di cromo, che contribuì alla soluzione del problema. Esistono due metodi di base nell’uso dei mordenti: il processo di postcromatazione, nel quale il mordente è aggiunto dopo il completamento della fase di tintura, e il processo metacromo, nel quale colorante e mordente vengono usati contemporaneamente nel bagno di tintura.

Poiché i coloranti differiscono ampiamente nella composizione chimica e fisica, diversa è la loro affinità alle fibre, che tra l’altro, naturalmente, non sono tutte uguali: sono stati quindi sviluppati diversi tipi di colorante, adatti ai diversi tipi di fibra.