Disegno artistico
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Disegno artistico
3. Tecniche del disegno

Nel disegno dal vero, solitamente l’artista prima osserva con attenzione il soggetto da rappresentare e quindi compie uno schizzo, tracciando le linee strutturali, i contorni e le masse. Nello schizzo l’immediatezza della prima impressione raccolta dall’artista prevale sull’intento di raggiungere un elevato grado di finitezza. In un secondo tempo possono venire aggiunti i particolari più significativi, apportate le correzioni e, per ultimi, inseriti i dettagli minori. Nell’esecuzione di questi diversi stadi del disegno sono determinanti la leggerezza di tocco e la sicurezza della linea.

Esistono tuttavia anche disegni astratti, che non riproducono un’immagine reale ma tentano di esprimere uno stato d’animo o un pensiero dell’autore, o semplicemente costituiscono un insieme di tratti e colori dotato di una valenza estetica. Come per ogni altra tecnica artistica, anche il disegno si presta a tutte le declinazioni stilistiche ed espressive.

Le tecniche del disegno variano secondo lo strumento e il supporto scelti. Nel corso dei secoli si è disegnato sui più disparati tipi di materiale: roccia (ad esempio, le pareti delle caverne), lastre di creta o di gesso, papiro, pergamena, seta, tavole in legno, blocchi di pietra, fogli metallici e, più comunemente, carta di varia consistenza e colore.

I disegni possono essere tracciati con punte metalliche, con penna o pennelli e inchiostri, con matite di differenti colori, con carboncini, gessetti o pastelli. La penna è forse lo strumento più impegnativo perché lascia un segno indelebile che non può essere alterato. Le tinte sono suggerite tramite puntinature, linee ravvicinate o tratteggi incrociati. Con il carboncino l’artista deve quasi “dipingere” sulla carta a causa dell’estremità larga e irregolare del bastoncino, che permette di modulare la forza del tratto. Analoga ampia possibilità di calibrare la grafica, accompagnata tuttavia da una tecnica diversa per quanto riguarda la posizione della mano e l’impugnatura dello strumento, è concessa dal pennello. La matita e il pastello producono, a seconda di come si usano, linee ben definite, tratti ampi e morbidi, ombreggiature sfumate.

Il supporto di carta colorata, seppia o grigio-azzurra, permette di ottenere disegni di grande effetto, spesso con l’utilizzo di più tecniche: ad esempio, le zone di luce possono essere rese a gessetto bianco o biacca, le ombre e i volumi a matita o carbone, mentre il tono della carta può essere utilizzato per esprimere i valori intermedi.

I grandi maestri del Rinascimento, non conoscendo ancora la grafite (il composto a base di piombo oggi utilizzato per tutte le più comuni matite, che fece la sua comparsa nel XVI secolo), disegnavano con punte di metallo (ad esempio l’argento), tracciando sottili linee grigie su pergamena o carta spessa; più frequentemente si servivano della matita rossa o sanguigna, forse introdotta da Leonardo.

Fino a quando venne sostituito dalla moderna penna, prima in legno poi in metallo, uno degli strumenti più usati per disegnare fu la penna d’oca che, con il calamo opportunamente tagliato, consentiva di scrivere o disegnare con inchiostri perlopiù vegetali (vedi Strumenti di scrittura).