| Byron, George Gordon | Articolo | ||||
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| 3. | Poesia e satira: dal Don Giovanni alla Visione del giudizio |
Nel 1816, quando cominciarono a circolare voci su una sua relazione incestuosa con la sorellastra e dubbi sul suo stato di salute mentale, il poeta, amareggiato, lasciò l'Inghilterra per non tornarvi mai più. A Ginevra, dove visse con gli Shelley e Claire Clairmont, scrisse il terzo canto del Pellegrinaggio e il poema narrativo Il prigioniero di Chillon (1816). Si trasferì poi a Venezia, dove dal 1816 al 1819 compose, tra le altre opere, il dramma in versi Manfred (1817), i primi due canti del Don Giovanni (1818-19), brillante satira sulla società inglese del tempo, il quarto e ultimo canto (1818) del Pellegrinaggio e il poemetto satirico Beppo (1818), scritto in ottava rima. Dopo due anni di viaggi in Italia, nel 1821 decise di stabilirsi a Pisa. Risalgono a questo periodo il poema burlesco Mazeppa (1819) e i drammi in versi Caino e Sardanapalo (entrambi pubblicati nel 1821). Nel 1822 fondò a Pisa, con i poeti Percy Bysshe Shelley e Leigh Hunt, la rivista 'The Liberal', ma la morte di Shelley l'anno seguente e una lite con Hunt posero fine al progetto dopo l'uscita di soli tre numeri. Quello stesso anno vide anche l'inizio della disputa letteraria con il poeta Robert Southey, che aveva attaccato il Don Giovanni. Nella risposta di Byron, La visione del giudizio, pubblicata nel numero di ottobre 1822 e considerata da molti la sua opera migliore, il poeta dimostrò ancora una volta la sua abilità di satirista.
Nel luglio 1823, alla notizia della rivolta greca contro i turchi, Byron, incurante del suo stato di debolezza fisica, si unì ai ribelli e appoggiò la causa greca, contribuendo finanziariamente al reclutamento di un reggimento, ma morì di febbre a Missolungi prima ancora che avessero inizio i combattimenti.