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| 3. | Mistica buddhista |
Derivato dalle tradizioni indù e fondato su concetti originariamente indù, il buddhismo ne mantiene l’inclinazione mistica. Sembra che lo stesso Buddha abbia praticato per anni lo yoga prima di abbandonarlo e adottare uno stile di vita più moderato: il buddhismo può essere in tal senso considerato un movimento di riforma opposto agli eccessi della tradizionale mistica indù, ma nel contempo può anche definirsi come una religione puramente mistica, poiché indica come scopo il pervenire al nirvana, lo stato nel quale ogni dolore si spegne e le illusioni svaniscono in una condizione di assoluta trascendenza rispetto all’esperienza comune, dominata invece dall’illusione e dalla sofferenza connessa alla vita e alle continue rinascite. Il buddhismo non prevede un clero secolare, bensì solo monaci e monache che tentano di raggiungere l’illuminazione con l’esercizio spirituale e un corretto stile di vita, liberandosi del karma che li trattiene nel mondo della reincarnazione perpetua.
Il buddhismo possiede un carattere mistico, ma alcune scuole accentuano tale carattere più di altre. Il buddhismo Zen, ad esempio, nato in Cina nel VI secolo d.C. e diffusosi, dopo aver accolto elementi provenienti dal taoismo, in Giappone e altrove, si concentra sulla intuizione immediata della vacuità degli enti, ottenuta eliminando le strutture concettuali, utilizzando indovinelli apparentemente insensati e paradossi che sciolgono i nodi mentali degli interlocutori e dischiudono loro il nirvana nella vita presente. Anche il buddhismo esoterico, e in special modo il tantrismo, sviluppano una dottrina mistica in cui i maestri conducono i discepoli all’illuminazione con l’ausilio di un rigoroso esercizio fisico e mentale, con la creazione e la contemplazione di disegni mistici, i mandala, e con la comunicazione di verità occulte attraverso gesti e posture segrete noti come mudra.