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Omeopatia
1. Introduzione

Omeopatia Tipo di medicina alternativa che si basa sull’uso di particolari “rimedi” di natura vegetale, animale o minerale, e che si fonda su tre principi: il principio della similitudine, il principio della diluizione infinitesimale e della dinamizzazione della sostanza impiegata, e il principio della “personalizzazione” del rimedio rispetto a ciascun paziente.

Questo approccio terapeutico sta attualmente riscontrando un’ampia diffusione; a sua volta, il suo crescente successo stimola la sperimentazione e la ricerca per trovare conferma della validità del metodo che, secondo alcuni, non ha invece un valore reale, ma agisce con un “effetto placebo”.

2. Cenni storici

Il metodo omeopatico fu sviluppato dal medico tedesco Samuel Hahnemann che, nel 1790, mise a punto la “teoria dei simili” e ne diffuse l’impiego. Egli, in seguito a diversi esperimenti, arrivò alla conclusione che, per risultare efficace, il rimedio omeopatico doveva essere diluito fino ad arrivare a concentrazioni infinitesimali. Hahnemann espose la sua teoria omeopatica nell’opera Compendio dell’arte del guarire. L’omeopatia fu diffusa in Francia da un conte italiano, Sebastiano de’ Guidi (1769-1863); negli Stati Uniti fu invece il medico tedesco Constantin Hering (1800-1880) che rese popolare questo metodo terapeutico e che sperimentò anche nuovi rimedi. Un fondamentale contributo fu quello apportato dal medico statunitense James Tyler Kent (1849-1916), che compilò un compendio dei sintomi e del loro trattamento omeopatico valido ancora oggi; egli, inoltre, fu sostenitore dell’utilizzo di un solo rimedio alla volta nella terapia del paziente.

Attualmente, in alcune nazioni come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, l’omeopatia è riconosciuta ufficialmente e i farmaci omeopatici sono equiparati a tutti gli altri composti terapeutici.

3. I principi dell’omeopatia

La medicina omeopatica si basa su alcuni principi fondamentali.

1. Il principio di similitudine

Il principio di similitudine afferma che “i simili si curano con i simili”, cioè che una sostanza che provoca determinati sintomi in un soggetto sano è in grado di guarire un paziente che manifesta quegli stessi disturbi.

2. Diluizione e dinamizzazione

Secondo il principio della diluizione infinitesimale, il rimedio omeopatico risulta tanto più efficace, quanto più è diluito. Se esso fosse impiegato ad alto dosaggio, per la legge della similitudine determinerebbe un aggravamento e non una cura dei sintomi del paziente. Le dosi utilizzate in omeopatia vengono chiamate “non ponderali”: esse, cioè, non possono essere pesate, al contrario di quanto avviene con i principi attivi dei farmaci tradizionali e con le essenze vegetali usate in fitoterapia.

La prima diluizione, ottenuta con una goccia della sostanza di base addizionata a 99 gocce di acqua o alcol, viene indicata come 1 CH. Un rimedio omeopatico che porti sulla confezione l’indicazione CH, ad esempio, è stato sottoposto nove volte successivamente a questo tipo di diluizione. Il prodotto, dopo essere stato diluito, viene dinamizzato, ossia sottoposto a un’agitazione meccanica (succussione) che trasferisce energia alle sue molecole e lo rende “attivo”.

3. Il paziente omeopatico

Secondo l’omeopatia, si possono riconoscere diverse “tipologie” di individui, ciascuna con proprie caratteristiche strutturali, fisiologiche, caratteriali e in cui si osserva una sorta di predisposizione, o almeno una maggiore tendenza rispetto ad altre tipologie, ad andare soggetta a determinati disturbi. Il medico omeopatico, mediante colloqui, impara a conoscere tutti gli aspetti del paziente, in modo da comprendere se e come possa essere riferito all’una o all’altra tipologia. Diversi rimedi omeopatici, infatti, possono adattarsi al trattamento di uno stesso tipo di disturbo, ma a seconda della tipologia del malato, alcuni possono rivelarsi più efficaci di altri. Secondo la medicina omeopatica, i sintomi sono l’espressione dello sforzo dell’organismo per combattere la malattia; la terapia prescritta dal medico omeopatico è basata sulla convinzione che il corpo possieda un’energia vitale naturale che spinge verso la guarigione.

4. Alcune caratteristiche dei rimedi omeopatici

Oltre ai principi su cui si basa la teoria di Hanemann e la preparazione dei rimedi, vi sono alcune caratteristiche che contraddistinguono una terapia omeopatica. La principale è forse quella per cui, nelle prime fasi del trattamento, i sintomi del paziente possono apparentemente aggravarsi: ciò, secondo l’omeopatia, è indice di una positiva reattività dell’organismo, e quindi il primo passo verso la stimolazione della sua capacità di auto-guarigione. Un’altra caratteristica è quella di un’apparente lentezza con cui avviene la guarigione, almeno nel caso delle malattie croniche; i sostenitori dell’omeopatia affermano che, in tal modo, il processo di cura è definitivo.

I rimedi omeopatici solitamente vengono somministrati in globuli dal sapore vagamente zuccherino, che devono essere sciolti sotto la lingua; alcune sostanze possono però agire da antidoti nei loro confronti, cioè contrastarne l’efficacia; tra queste vi sono la camomilla, la menta e la canfora.