Cactacee
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Cactacee
3. Tipologia

Gran parte delle specie appartenenti ai 130 generi che compongono la famiglia vengono coltivate a scopo ornamentale. Molto popolari sono soprattutto le specie di piccole dimensioni, caratterizzate da una crescita lenta e da una grande varietà di forme e colori. Tra le specie più note si annoverano numerose varietà di Cereus, un cactus gigante, chiamato saguaro, e la Schlumbergera bridgesii. Alcune cactacee sono epifite, cioè crescono su altre piante nelle foreste pluviali delle regioni tropicali. Benché il loro aspetto non ricordi affatto quello delle piante succulente tipiche degli ambienti desertici, la loro appartenenza alla famiglia delle cactacee viene confermata dalla presenza delle caratteristiche areole sul fusto e dalla struttura dei fiori.

Esistono molte altre specie vegetali che si sono adattate a vivere in ambienti aridi o desertici, sviluppando per questo strutture e forme molto simili a quelle delle cactacee, pur non essendo affatto imparentate con esse. È questo un tipico esempio di evoluzione convergente, per cui organismi non affini, ma sottoposti alle stesse sollecitazioni ambientali, rispondono sviluppando tratti strutturali (anatomici e fisiologici) molto simili. Un esempio è costituito dalle numerose specie di euforbie, diffuse nelle regioni aride del continente africano, che presentano fusti carnosi e spinosi, privi di foglie; esse si distinguono, tuttavia, dalle cactacee per l'assenza delle areole.

Classificazione scientifica: La famiglia delle cactacee appartiene all'ordine delle parietali. Tra le cactacee sono comprese specie come il fico d'India (Opuntia ficus-indica), i cui frutti sono commestibili, il saguaro (Carnegiea gigantea), e il peyote o mescal (Lapophora williamsii), cactus di piccole dimensioni le cui infiorescenze contengono vari alcaloidi.