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Colera
1. Introduzione

Colera Grave malattia infettiva, causata dal batterio Vibrio cholerae, scoperto nel 1883 da Robert Koch. Presente in modo endemico in paesi a clima tropicale e subtropicale, il colera può occasionalmente presentarsi anche in paesi a clima temperato.

2. Sintomi

Solitamente il contagio avviene tramite cibo o acqua contaminati dai batteri provenienti dalle feci di persone infette. Tipiche manifestazioni del colera sono diarrea e perdita d'acqua e sali minerali con le feci. In casi particolarmente gravi, il paziente presenta violente scariche diarroiche con tipiche feci liquide e risiformi, vomito, sete, crampi muscolari e, talvolta, collasso cardiocircolatorio. Il decesso può sopraggiungere anche poche ore dopo l'esordio della malattia. Il tasso di mortalità è di oltre il 50% dei casi non trattati, ma scende a meno dell'1% se viene applicata tempestivamente una terapia efficace.

3. Terapia

Il trattamento del colera prevede soprattutto la reintegrazione, per via orale o endovenosa (fleboclisi), di acqua e sali minerali, la somministrazione dei quali permette la guarigione entro tre-sei giorni. Antibiotici come le tetracicline, l'ampicillina, il cloramfenicolo e il trimetoprim-sulfametossazolo possono abbreviare la durata della malattia.

Un vaccino ottenuto a partire da batteri uccisi offre protezione parziale per un periodo da tre a sei mesi dopo l'immunizzazione. La perdita di liquidi tipica della malattia è dovuta a una tossina prodotta dal vibrione, che fa secernere grandi quantità di liquido all'intestino. Sono in corso studi per la messa a punto di un vaccino contenente la tossina inattivata o i batteri vivi attenuati, che non producono il composto nocivo. Vedi anche Medicina tropicale.

4. Epidemiologia

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stima che il 78% della popolazione dei paesi del Terzo Mondo non abbia a disposizione acqua pulita e che all'85% di essa manchi un sistema adeguato di fognature. Ciò rappresenta il principale motivo per cui il colera, la cui prevenzione si basa su adeguate misure igieniche, dà luogo a ricorrenti epidemie in quei paesi. Le precarie condizioni sanitarie e igieniche vengono aggravate dalla malnutrizione che diminuisce, tra l’altro, le difese immunitarie e favorisce il propagarsi della malattia. Gravi epidemie di colera si verificarono nel 1953 a Kolkata, in India; fra il 1964 e il 1967 nel Vietnam del Sud; tra i profughi del Bangladesh fuggiti in India durante la guerra civile del 1971, in cui morirono 6500 persone.

Tra il 2000 e il 2001 il colera ha flagellato in modo particolare l’Africa. All’inizio del 2000 una gravissima epidemia ha colpito in Madagascar, nella provincia di Tuléar, oltre 15.500 individui e causato il decesso di più di 1000. In Sudafrica, tra agosto 2000 e aprile 2001 si sono verificati oltre 86.000 casi, dei quali 181 mortali. Tra maggio e settembre 2001 sono stati calcolati in Costa d’Avorio oltre 3000 casi e 175 morti. Nell’epidemia del settembre 2001 in Chad l’OMS riporta oltre 3500 casi e 113 decessi. Una nuova ondata di colera si è verificata in Nigeria, con focolaio a Metropolis nel novembre 2001; ha provocato oltre 2000 casi e circa 80 morti. Il rapido propagarsi dell’infezione in questi paesi è favorito peraltro dalle difficoltà che i team medici delle organizzazioni internazionali trovano nel raggiungere le zone più remote e nell’attuare le più basilari norme di profilassi; difficoltà che sono a volte di natura politica, com’è avvenuto nell’epidemia di Tuléar per i medici dell’organizzazione Médecins sans Frontières.