Lirica
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Lirica
2. La lirica nel mondo classico

Nel mondo greco, il termine lirica, che inizialmente distingueva soltanto tra il canto intonato da una sola voce (monodico) e quello cantato da un gruppo guidato da un corifeo (lirica corale), andò col tempo a definire un tipo di poesia diversa da generi come la poesia drammatica e l’epica, in origine accomunati alla lirica dalla presenza di una struttura metrica, ma che col tempo, per strutturazione retorica e per contesti di rappresentazione, si andavano a differenziare tra loro.

Caratteristica essenziale di questo genere era l’oralità. La recitazione influisce direttamente sugli elementi compositivi e fa preferire la brevità dei testi e la semplicità dell’articolazione sintattica; ricchi sono invece il lessico e in particolare le metafore, che servono a catturare l’attenzione e a incidere nell’immaginario del pubblico. Il ritmo, conferito dall’accompagnamento musicale, ha il suo corrispondente nelle pause metriche, mentre la sequenza fonica delle sillabe contribuisce a ricreare anche nel testo una certa musicalità.

I primi a codificare la lirica greca antica secondo schemi metrici, retorici e tematici furono il filologi di epoca alessandrina (IV-III secolo a.C.), che individuarono, a seconda delle caratteristiche strutturali delle opere, ulteriori sottogeneri all’interno del vasto repertorio della lirica classica. Tuttavia, essendo questa una categorizzazione a posteriori, il rispetto della delimitazione di questi sottogeneri è molto labile.

Appartenenti alla lirica corale sono inni, peana e parteni, ovvero le liriche destinate a celebrare le divinità e quindi, almeno in origine, legati all’ambito religioso e rituale. Le vittorie guerriere e sportive vengono esaltate negli epinici, mentre gli encomi vengono composti per lodare i patrocinatori dell’arte e della poesia. Altri significativi momenti di vita collettiva sono occasione di canto: gli epitalami e gli imenei nei matrimoni e gli epicedi per i lamenti funebri. Alcmane, Stesicoro, Ibico, Simonide di Ceo, Bacchilide e Pindaro sono i maggiori autori di liriche corali.

Temi più intimi e soggettivi sono preferiti dalla lirica monodica e in particolare nei componimenti di autori come Alceo, Saffo e Anacreonte; scrivono elegie, componimenti dallo stile più umile e quotidiano e improntati a toni malinconici e più intimisti, Tirteo, Mimnermo, Teognide e Solone; mentre autori di giambi, poesie caratterizzate da una forte vis polemica e ispirate ai temi più disparati (dall’amore alla guerra all’invettiva moraleggiante), sono Archiloco e Ipponatte.

A partire dal V secolo a.C. la lirica diviene il genere privilegiato dal pubblico aristocratico e accentua gli aspetti di artificiosità formale che, richiedendo per essere apprezzati una fruizione scritta, determinano anche il definitivo abbandono della recitazione orale. Attraverso la mediazione del periodo ellenistico la lirica greca viene conosciuta e adottata nella letteratura latina, che ne eredita le forme e i contenuti, riorganizzandoli in una più stabile codificazione retorica. Sarà nel I secolo a.C. che la lirica latina raggiungerà i suoi più alti livelli artistici con Catullo, Orazio, Tibullo, Properzio e Ovidio.