| Trova nell'articolo | Akajev, Askar | Articolo |
Akajev, Askar (Kjzjl-Bajrak 1944), scienziato e uomo politico kirghizo, primo presidente del Kirghizistan indipendente (1990-2005). Compì i suoi studi a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e a Mosca, dove si laureò in ingegneria e fisica. Professore presso il Politecnico di Biškek, nel 1984 divenne membro dell’Accademia kirghiza delle scienze, assumendone la presidenza nel 1989. Nello stesso anno fu eletto al Soviet supremo dell’Unione Sovietica. Diventato presidente del Kirghizistan nel 1990, venne riconfermato nella carica dal voto popolare nel 1991, quando il paese diventò indipendente in seguito al crollo dell’URSS.
Nei primi anni della sua presidenza, Akajev avviò nel paese un processo di modernizzazione, introducendo elementi di liberalizzazione politica ed economica e instaurando rapporti con l’Occidente. I risultati ottenuti, per quanto modesti, valsero al paese l’apprezzamento delle democrazie occidentali e l’ingresso nell’Organizzazione mondiale per il commercio (1998). Akajev non riuscì tuttavia a migliorare la situazione economica del paese (che invece andò progressivamente deteriorandosi nel corso degli anni Novanta), né ad attenuare le tensioni tra i kirghizi e le altre minoranze, tra cui in particolare quella uzbeka.
Confermato alla presidenza nel 1995 tra molte contestazioni delle opposizioni, Akajev concentrò progressivamente tutto il potere nelle sue mani, instaurando un regime autocratico ed eliminando via via i suoi avversari politici. Nel 2000 venne nuovamente confermato alla carica di presidente con il 74,4% dei voti, in elezioni contrassegnate da intimidazioni e brogli e ritenute irregolari dagli osservatori internazionali.
Nel tentativo di rafforzare i rapporti con i paesi occidentali e stabilizzare così il suo traballante regime, nel 2001 favorì le operazioni militari contro l’Afghanistan accogliendo una base militare statunitense a Biškek. In seguito si riavvicinò alla Russia, stipulando un accordo di cooperazione militare.
Perso il sostegno dei paesi occidentali, nella primavera del 2005, subito dopo lo svolgimento delle elezioni legislative (di nuovo contestate dalle opposizioni e censurate dagli osservatori internazionali), fu costretto da imponenti manifestazioni popolari (la cosiddetta “rivoluzione dei tulipani”) a dimettersi e a lasciare il paese.