| Repubblica Democratica del Congo | Articolo | ||||
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| 2. | Territorio |
Il territorio è dominato dal bacino del fiume Congo (o Zaire); questa regione, che costituisce l’area centrale del paese, si configura come una vasta depressione con vegetazione a savana, orlata su tutti i lati da altipiani e catene montuose, tra le quali spicca quella dei Mitumba, sul confine orientale, dove nasce il fiume Ubangi, affluente settentrionale del Congo. A sud-est il bacino è delimitato da un’area montagnosa, detta altopiano dello Shaba (o Katanga), che raggiunge i 1.220 m sul livello del mare, ricco di giacimenti minerari. A sud-ovest si innalza invece l’altopiano dell’Angola, dove nasce il Kasai, affluente meridionale del Congo.
Il paese è attraversato da numerosi fiumi, le cui valli sono coperte di fitta vegetazione; impenetrabili foreste equatoriali occupano le regioni orientali e nordorientali, la più vasta delle quali, chiamata con vari nomi (Ituri, Great Congo, Pygmy, Stanley) con i suoi 65.000 km² si estende a est, dalla confluenza dei fiumi Aruwimi e Congo fino al lago Alberto; in quest’area, sul confine con l’Uganda, si trova il massiccio del Ruwenzori, con la sua vetta più alta, il monte Margherita (5.109 m).
| 1. | Clima |
Fatta eccezione per la zona degli altipiani, il clima del paese è caldo-umido, con temperature medie di circa 27 °C nella depressione centrale e punte estreme in febbraio, il mese più caldo in assoluto; sopra i 1.500 m la media scende a 19 °C. Le precipitazioni raggiungono una media annua di 1.520 mm al nord e 1.270 mm al sud, con frequenze abbondanti, tra aprile e novembre, a nord dell’equatore e, tra ottobre e maggio, a sud.
| 2. | Flora e fauna |
Ricca e molto diversificata si presenta la vegetazione: la palma da olio e l’albero della gomma sono molto diffusi, così come il banano e la palma da cocco. Numerose sono le specie dal legname pregiato, tra cui teak, ebano, cedro africano, mogano, iroko.
Particolarmente varia e abbondante è la fauna, tra cui si annovera il leone, l’elefante, il leopardo, lo scimpanzé, il gorilla, la giraffa, l’ippopotamo, la zebra, il bufalo e varie specie di rettili e di uccelli; numerosissimi gli insetti, molti dei quali portatori di malattie endemiche, come la mosca tse-tse e la zanzara Anopheles, che trasmette la malaria.
| 3. | Risorse naturali |
La Repubblica Democratica del Congo possiede ingenti risorse minerarie, soprattutto giacimenti di cobalto, rame, uranio, oro e diamanti. La presenza di varie zone climatiche permette una produzione agricola estremamente diversificata, con estensive risorse forestali. Il fiume Congo e i suoi affluenti formano una vasta rete navigabile, che costituisce un notevole potenziale idroelettrico.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
La deforestazione rappresenta il principale problema ambientale del paese; la foresta pluviale tropicale copre il 57% (2005) della superficie del paese, ma la deforestazione procede a un tasso annuo dell’1% circa. Nel 1994 l’arrivo dei profughi dal Ruanda, scampati alla guerra civile, ha intensificato il deterioramento ambientale nella parte orientale del paese.
Grazie alla grande estensione delle foreste la biodiversità in questo paese è molto ricca. In tutto sono note 450 specie di mammiferi, di cui 29 (2004) in via d’estinzione. Delle 929 specie di uccelli conosciute, 30 (2004) sono minacciate.
Il paese possiede grandi parchi nazionali che sono stati creati in primo luogo per proteggere le specie da caccia grossa; di questi, cinque sono stati designati World Heritage Sites (luoghi patrimonio dell'umanità): i parchi nazionali di Virunga, di Kahuzi-Biega, di Garamba, di Salonga e la Riserva faunistica degli okapi. Esistono anche santuari faunistici, speciali riserve di caccia e tre Riserve della biosfera che fanno parte del programma UNESCO MAB (Man and the Biosphere, l’uomo e la biosfera). Le aree protette costituiscono il 8,2% (2007) del territorio nazionale.
La Repubblica Democratica del Congo ha ratificato la World Heritage Convention, la Convenzione sul Diritto del mare e il Trattato per il Legname Tropicale del 1983 e del 1994, oltre ad altri accordi internazionali riguardanti la biodiversità, il cambiamento del clima, le specie in via d’estinzione, lo scarico dei rifiuti in mare, l’abolizione dei test nucleari e la protezione dell’ozonosfera.