| Diga | Articolo | ||||
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| 2. | Progettazione |
Una diga deve essere impenetrabile all’acqua per impedire le perdite eccessive e l’indebolimento della struttura stessa. Il progetto deve inoltre tenere conto delle diverse sollecitazioni cui la struttura è sottoposta, quali la gravità, la pressione dell’acqua trattenuta, la tendenza al sollevamento causato dalla pressione idrostatica sulle fondamenta, le spinte trasmesse dal terreno, talvolta generate anche da movimenti sismici.
Quando si prende in considerazione un possibile sito di edificazione di una diga, il rischio sismico deve essere valutato nell’ambito di un’analisi geologica approfondita (vedi Geologia): i geologi devono inoltre stabilire se le fondazioni naturali sono soggette a infiltrazioni e se sono in grado di sostenere il peso della struttura e delle acque da essa trattenute.
In passato, per la mancanza di adeguate analisi geologiche, si sono verificate terribili catastrofi. Un episodio tragicamente celebre è il disastro della diga in calcestruzzo del Vajont, al confine tra Veneto e Friuli. Il 9 ottobre 1963, migliaia di persone persero la vita a causa di una poderosa ondata, sollevata da una gigantesca frana di materiali rocciosi caduta nel bacino artificiale della diga. L’ondata fu tale da scavalcare la diga ad arco, alta ben 265 m. L’energia della massa d’acqua in caduta da quell’altezza devastò la sottostante cittadina di Longarone e diversi chilometri di fondovalle. La frana fu determinata da vari fattori geologici, e in particolar modo dall’indebolimento dei pendii rocciosi della zona, già ripidi e instabili, causato dall’acqua trattenuta.