| Trova nell'articolo | Educazione | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Educazione Insieme dei processi e degli strumenti attraverso cui una società trasmette da una generazione all’altra il patrimonio di conoscenze, valori, tradizioni, comportamenti che la caratterizzano.
Il termine educazione deriva dal latino educare, del quale vengono indicate due origini e due significati diversi: édere, che significa “alimentarsi”; ex-dúcere, che significa “trarre fuori”. Il primo significato pone l’accento su un processo biologico che consente la crescita dell’individuo, l’altro sulla possibilità più generale di promuovere lo sviluppo di qualcuno, di “tirarlo fuori” da una situazione di immaturità che può essere tanto biologica quanto intellettiva. Considerati insieme, i due significati mettono in evidenza una dimensione fondamentale dell’educazione, cioè quella relazionale: in altre parole, essa consiste in un insieme di processi che caratterizzano un rapporto interpersonale in cui c’è chi “si alimenta” e chi “alimenta”, chi “trae fuori” e chi “viene tratto fuori” dallo stato di immaturità.
In riferimento a un certo contesto socioculturale, si può dire che l’educazione passa attraverso i processi comunicativi che regolano il rapporto tra un membro più competente e uno meno competente in quel contesto; tali processi comunicativi consentono la trasmissione dal primo al secondo dei contenuti culturali, ma anche dei comportamenti e delle modalità di ragionamento tipiche della comunità sociale cui entrambi appartengono. Sono processi comunicativi che consentono l’apprendimento, che è l’esito naturale di una relazione sociale a carattere educativo. Dunque, chi “si alimenta” si nutre delle caratteristiche del sistema culturale in cui viene accolto; chi alimenta “trae fuori” qualcuno da uno stato di estraneità socioculturale per portarlo verso uno stato di integrazione e appartenenza sociale.
Tutto ciò significa che qualsiasi relazione tra soggetti con gradi diversi di competenza può essere educativa e, quindi, che i processi e i sistemi educativi permeano a più livelli l’intera struttura sociale. Significa inoltre che contenuti, comportamenti, modalità di ragionamento trasmessi tramite i processi educativi sono socialmente e storicamente determinati, cioè dipendono dall’identità ideologica e dalle scelte politiche che caratterizzano in quel momento storico la società in cui tali processi si realizzano.
In riferimento a questa concezione dell’educazione, in cui è primario il riferimento al sistema culturale di una società e alla sua sopravvivenza per trasmissione tra generazioni, sono state date descrizioni diverse delle modalità attraverso cui la rete di relazioni educative si realizza e delle loro ricadute in termini di struttura sociale. Le varie prospettive possono essere ricondotte, anche se non esaurite, all’interno di due coppie di descrizioni opposte.
| 2. | Educazione come processo esplicito o implicito |
In ogni società esistono delle agenzie formalmente deputate all’azione educativa. Tra di esse, quelle attualmente riconosciute come principali sono la scuola e la famiglia. In entrambi i casi l’azione educativa ha carattere esplicito, cioè tanto i genitori quanto gli insegnanti sanno di avere il dovere di promuovere lo sviluppo dei figli e degli studenti, riconoscono come obiettivo del loro ruolo educativo quello di indirizzare tale sviluppo verso la formazione di soggetti adulti integrati e attivi nel contesto sociale di riferimento, e scelgono in maniera consapevole i metodi con cui realizzare tale obiettivo. L’individuazione degli obiettivi e dei metodi educativi è precisa e sistematica soprattutto nel caso della scuola, che in questo senso è uno degli oggetti di riflessione della pedagogia e la sede principale di riferimento per l’elaborazione di curricoli.
Se però qualsiasi interazione tra membri diversamente competenti dello stesso contesto socioculturale può essere educativa, ne consegue che innumerevoli saranno le situazioni e le occasioni formative non ufficialmente riconosciute come tali. In questo caso si può parlare di un’azione educativa implicita, in quanto la trasmissione del sistema culturale non è né un obiettivo né un effetto esplicitamente e consapevolmente riconosciuto dai soggetti che partecipano all’interazione, anche se il risultato è appunto tale trasmissione. Ad esempio, tutte le relazioni che il bambino intrattiene con adulti, coetanei più competenti o mezzi di comunicazione più o meno di massa – la televisione, il libro ecc. – potrebbero essere educative nella misura e nel momento in cui producono, come per contagio, la trasmissione e quindi l’apprendimento di credenze, valori, comportamenti o modalità di ragionamento tipiche della comunità sociale cui il bambino appartiene.
Ciò significa però che, se l’educazione può realizzarsi attraverso gli scambi informali che caratterizzano qualsiasi rapporto, anche la famiglia e la scuola possono essere sede di educazione implicita oltre che esplicita: infatti, al di là degli obiettivi educativi che insegnanti e genitori si pongono consapevolmente e dei modi che scelgono per raggiungerli, il complesso e concreto svolgersi della loro relazione con studenti e figli potrebbe veicolare scelte ed effetti educativi non dichiaratamente prescelti e che restano perciò impliciti.
| 3. | Educazione come sede di conservazione o progresso socioculturale |
Attraverso l’educazione una società mira alla sua sopravvivenza, si assicura la perpetuazione del suo sistema culturale trasmettendolo alle nuove generazioni. In questi termini, l’azione educativa è efficace quando riesce a riprodurre senza sbavature la stessa struttura socioculturale nell’avvicendarsi delle generazioni. I pensatori che abbracciano questo punto di vista vedono l’educazione come il “braccio normalizzante” della società, lo strumento attraverso cui essa tenta di far rientrare ogni possibile devianza che minacci la sua identità e sopravvivenza: idee, comportamenti, ma anche modalità divergenti di interpretare la realtà.
In particolare, alcuni sostengono che questa azione educativa rappresenta il mezzo attraverso cui i gruppi dominanti mantengono la loro posizione di privilegio e di superiorità. È solo attraverso processi rivoluzionari dirompenti, culturali o sociali, che i punti di vista diversi, quelli sfuggiti alle maglie dell’educazione, scuotono un certo sistema socioculturale dall’immobilità, per stabilizzarsi poi a loro volta come sistemi socioculturali che mirano a riprodursi e che si armano quindi di interventi educativi.
Un punto di vista diverso è quello che, pur vedendo nell’educazione lo strumento di riproduzione di un sistema socioculturale, sottolinea che tale riproduzione lascia spazio e si propone di produrre il progresso, il miglioramento sia della struttura sociale, sia della cultura in base ai valori ritenuti importanti nella società di riferimento. In questo senso l’intervento educativo dovrebbe fornire alle nuove generazioni sia il patrimonio socioculturale fin lì costruito dalle generazioni passate, sia gli strumenti per interpretarlo in modo nuovo, per superarlo senza disperderlo e anzi arricchendolo.
In questo senso l’educazione svolgerebbe un importante ruolo di mediazione tra il passato e il futuro, senza il quale non esisterebbe la possibilità per una società e, più in generale, per l’umanità, di costruire la propria storia: infatti, estremizzando, l’assenza di interventi educativi – più o meno organizzati in un sistema scolastico – condannerebbe ogni “storia” (o “cultura”) a svanire con la scomparsa della generazione che ne è stata protagonista e ogni nuova generazione a ricominciare da capo.
Chi abbraccia questo punto di vista considera l’educazione come la sede in cui si costruisce e insieme si realizza la libertà: chi educa fornisce a chi viene educato gli strumenti per esprimere liberamente la propria individualità, ed è proprio questa possibilità di esprimersi liberamente che permette a ogni membro di interpretare la società in modo personale, originale, divergente rispetto al passato e quindi di consentirne il progresso. Non solo: è attraverso l’educazione che i gruppi sociali più svantaggiati troverebbero gli strumenti per affrancarsi dal loro stato di inferiorità socioculturale, e quindi per accedere ai luoghi del potere e del sapere.
| 4. | Cenni storici |
La storia dell’educazione riguarda le teorie pedagogiche, i metodi d’insegnamento, l’organizzazione delle strutture scolastiche dai tempi antichi fino a oggi, quindi il modo attraverso il quale le società hanno trasmesso da una generazione all’altra le proprie conoscenze, la propria cultura e i propri valori.
| 1. | I primi sistemi educativi |
I più antichi sistemi educativi a noi noti presentano due caratteristiche comuni: l’insegnamento della religione e, al contempo, la promozione delle tradizioni.
Nell’antico Egitto l’insegnamento avveniva all’interno del tempio e non riguardava solo la religione, ma anche principi di scrittura, scienze, matematica e architettura. Anche in India l’educazione era gestita dai sacerdoti; l’India fu la culla delle dottrine buddhiste successivamente diffusesi in Cina e in tutto l’Estremo Oriente.
Nell’antica Cina l’educazione tendeva a sottolineare l’importanza della filosofia, della poesia e della religione, conformemente agli insegnamenti di Confucio e di altri filosofi. Il sistema educativo cinese, istituito più di 2000 anni fa e utilizzato fino al XX secolo, rendeva possibile selezionare personale per i più importanti ruoli di governo.
L’esercizio fisico, molto diffuso in Persia ed elogiato da numerosi scrittori greci, costituì invece un modello per il sistema educativo dell’antica Grecia, che considerava la ginnastica al pari della matematica e della musica. Per gli antichi ebrei fonti di riferimento sugli scopi e sui metodi educativi erano la Bibbia e il Talmud. Per gli ebrei la religione costituisce ancora oggi la base dell’educazione in famiglia, nella sinagoga e a scuola, e la Torah rimane il fondamento della religione ebraica.
| 2. | La tradizione occidentale |
I principali sistemi educativi del mondo occidentale si basarono sulla tradizione ebraico-cristiana. Una tradizione parallela derivò dai sistemi educativi dell’antica Grecia, dove Socrate, Platone, Aristotele e Isocrate esercitarono un’influenza preminente; lo scopo dei greci era la preparazione intellettuale dei giovani per il comando dello stato e della società.
L’educazione romana, dopo un periodo iniziale di forte adesione alle antiche tradizioni religiose e culturali latine, fu affidata a precettori greci. I romani consideravano importanti gli insegnamenti della retorica e dell’arte oratoria; secondo Quintiliano, la corretta formazione dell’oratore prevedeva lo studio della lingua, della letteratura, della filosofia e delle scienze. Lpeducazione romana trasmise al mondo occidentale la lingua latina, l’ingegneria, il diritto, l’amministrazione e l’organizzazione del governo.
| 3. | L’affermazione del cristianesimo |
Al declinare dell’impero romano corrispose l’affermarsi del cristianesimo nei paesi del Mediterraneo e in altre aree d’Europa. Le prime istituzioni educative cristiane furono le scuole catecumenali per i convertiti; le più avanzate furono le scuole di catechesi per i cristiani, mentre alle scuole episcopali (o delle cattedrali) spettava formare i sacerdoti. I primi padri della Chiesa, in particolare sant'Agostino, scrissero sui problemi educativi alla luce dei precetti cristiani e fondarono molti monasteri o scuole monastiche, scuole municipali o scuole nelle cattedrali; le raccolte, o compendi di conoscenze, erano centrate sulle sette arti liberali: il trivium, composto da grammatica, retorica e logica, e il quadrivium, formato da aritmetica, geometria, astronomia e musica. Dal V al VII secolo questi compendi vennero rielaborati sotto forma di libri di testo da studiosi quali lo scrittore latino nordafricano Marziano Capella, lo storico romano Cassiodoro e l’ecclesiastico spagnolo Isidoro di Siviglia. Si trattò di opere, tuttavia, che servivano generalmente a diffondere conoscenze già esistenti piuttosto che a introdurne di nuove.
| 4. | Il Medioevo |
Nel IX secolo vi furono in Europa occidentale due rinascite culturali: una nel continente, sotto Carlo Magno, e una in Inghilterra, con il re Alfredo. Carlo Magno riconobbe l’importanza dell’educazione e incaricò Alcuino di York, educatore e uomo di Chiesa, di rifondare una scuola ad Aquisgrana (la Scuola Palatina). Alfredo, invece, fu egli stesso uomo di cultura e fondò istituzioni educative in Inghilterra; incoraggiò inoltre i monasteri a espandere la propria attività nel campo dell’istruzione. In Irlanda sorsero così centri di formazione dai quali vennero inviati molti monaci a insegnare nel continente.
Nel frattempo, fra l’VIII e il IX secolo, i mori, conquistatori della Spagna, ridiedero vita all’Università di Cordova, che divenne un grande centro di studio della filosofia, della cultura antica, delle scienze e della matematica. In Persia e Arabia, dal VI al X secolo, rinacquero istituzioni per la ricerca e lo studio delle scienze e delle lingue e vennero fondate l’Università Al-Qarawiyin (859) a Fez, in Marocco, e l’Università Al-Azhar (970) in Egitto.
Durante il Medioevo, nell’Europa occidentale si diffuse la filosofia scolastica, che conciliò la teologia cristiana con la filosofia aristotelica. Un esponente di spicco della scolastica fu Anselmo d’Aosta che, come Platone, sosteneva la realtà degli universali. All’opposto, Roscellino da Compiègne insegnò il nominalismo, dottrina secondo la quale le idee universali sarebbero semplici etichette verbali, mentre soltanto gli individui sarebbero reali. Altri grandi maestri della scolastica furono Pietro Abelardo, discepolo di Roscellino, e san Tommaso d'Aquino.
La fama di questi maestri, grazie ai quali i monasteri medievali divennero i principali depositari della cultura e della conservazione di molti manoscritti della tradizione classica, attrasse molti studenti e fu alla base della costituzione, dal XII secolo in poi, di università in Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna e in altri paesi. Quelle del Nord Europa, come Parigi, Oxford e Cambridge, erano amministrate dagli insegnanti; quelle italiane, come Bologna, erano gestite dagli studenti. L’educazione medievale poteva assumere anche la forma di un apprendistato in alcuni mestieri o servizi; di regola, tuttavia, era un privilegio delle classi superiori e la maggior parte dei cittadini delle classi inferiori non aveva alcuna opportunità di accedervi.
Durante il Medioevo, le religioni musulmana ed ebraica ebbero un notevole ruolo nello sviluppo dell’istruzione superiore; esse non solo stimolarono l’educazione all’interno della società, ma riportarono all’attenzione degli studiosi europei il pensiero greco.
| 5. | Il Rinascimento |
Il Rinascimento fu il periodo in cui l’educazione dei giovani nella matematica e nelle lettere classiche divenne più estesa. Rifiorì l’interesse per la cultura dell’antica Grecia e di Roma, la cui conoscenza avvenne attraverso la riscoperta di antichi manoscritti conservati nei monasteri. Molti insegnanti di lingua e letteratura greca emigrarono da Costantinopoli in Italia, a cominciare da Manuele Crisolora nel 1397. Lo spirito educativo umanistico fu esemplificato al meglio dalle scuole istituite da Vittorino da Feltre e Guarino de' Guarini; essi introdussero materie quali le scienze, la storia, la geografia, la musica e l’educazione fisica.
Le scuole di quest’epoca ebbero un immenso successo e influenzarono gli educatori successivi per oltre 400 anni, divenendo le principali scuole superiori d’Europa fino all’inizio del XX secolo; in esse veniva attribuita maggiore enfasi alle culture greca e latina, insegnate già nelle scuole di grammatica latina nate durante il Medioevo. Tra gli altri contributi rinascimentali alla teoria dell’educazione si ricordano quello di Erasmo da Rotterdam e Johannes Sturm, del francese Michel de Montaigne e dello spagnolo Juan Luis Vives.
| 6. | L’influenza del protestantesimo |
La Chiesa originatasi all’inizio del XVI secolo dalla Riforma di Martin Lutero fondò scuole in cui si insegnavano la lettura, la scrittura, l’aritmetica e il catechismo al livello più elementare e le materie classiche, come l’ebraico, la matematica e le scienze al livello secondario.
In Svizzera, un altro riformatore e teologo, Giovanni Calvino, nel 1559 fondò a Ginevra un’accademia che divenne un importante centro educativo. La moderna pratica del controllo statale sull’educazione può essere fatta risalire a Lutero, a Calvino e ad altri esponenti della Riforma.
| 7. | L’influenza cattolica |
Anche la Chiesa cattolica ebbe una grossa influenza sulla riorganizzazione degli studi e le sue scuole si attrezzarono ad arginare la crescente diffusione del protestantesimo (vedi Controriforma) soprattutto attraverso il pensiero educativo della Compagnia di Gesù, fondata dall’ecclesiastico spagnolo Ignazio di Loyola nel 1540, con l’approvazione di papa Paolo III; i gesuiti, così vennero chiamati i membri della congregazione, fondarono un sistema di scuole – i collegi – che diffuse con successo l’educazione cattolica in molti paesi a partire dal XVI secolo.
| 8. | Lo sviluppo delle scienze nel XVII secolo |
Il XVII secolo, un periodo di rapido progresso in molte scienze, fu segnato dalla fondazione nel 1660 della Royal Society di Londra, Accademia per il progresso nelle scienze naturali. Questa istituzione agevolò lo scambio delle idee e delle informazioni scientifiche e culturali tra gli studiosi di molti paesi d’Europa. Le nuove materie scientifiche furono introdotte nei corsi di studio universitari e superiori: il Christ’s Hospital di Londra fu probabilmente la prima scuola secondaria a insegnare le scienze con un certo livello di competenza e, all’inizio del XVIII secolo, costituì il modello per la fondazione della prima scuola scientifica in Russia, la Scuola di matematica e navigazione di Mosca.
L’importanza della conoscenza scientifica fu sostenuta anche negli scritti del filosofo inglese Francesco Bacone, che enfatizzò il principio dell’apprendimento attraverso l’osservazione e l’esperimento. Gli studenti venivano, cioè, incoraggiati a osservare ed esaminare la realtà con i propri sensi, prima di pervenire a conclusioni su di essa.
Durante il XVII secolo, la pedagogia subì l’influenza di nuovi studi e ricerche. Il tedesco Wolfgang Ratke elaborò nuovi metodi per l’insegnamento rapido del volgare, delle lingue classiche e dell’ebraico; il filosofo francese Cartesio enfatizzò il ruolo della logica come principio fondamentale del pensiero razionale; il poeta inglese John Milton propose un programma enciclopedico di educazione secondaria, in cui lo studio classico aveva lo scopo di instillare la moralità e di completare la persona.
Il filosofo inglese John Locke ideò un curriculum educativo, che comprendeva l’educazione fisica, basato sull’analisi empirica dei fatti e sulla loro dimostrabilità. Nell’opera Pensieri sull’educazione (1693), Locke propose una serie di riforme centrate sulle cose reali anziché sui libri, sull’apprendimento attraverso i viaggi e su nuove discipline di studio: egli consigliava agli studenti di apprendere osservando un albero, piuttosto che leggendo un libro sugli alberi, o visitando la Francia, piuttosto che leggendo un trattato su quel paese. L’educatore francese Giovanni Battista de La Salle nel 1685 istituì un collegio per la preparazione degli insegnanti, divenendo così un precursore della formazione sistematica del corpo docente.
Tra i più grandi educatori del XVII secolo vi fu Comenio, che realizzò l’importante opera illustrata Orbis sensualium pictus (1658, Il mondo figurato delle cose sensibili). Nella sua Didactica magna (1628-1632, La grande didattica) egli sottolineò l’importanza di stimolare l’interesse dell’allievo con cose concrete piuttosto che con semplici descrizioni. Il suo obiettivo educativo può essere sintetizzato nella frase “insegnare tutto a tutti”.
Un altro importante educatore tedesco, August Francke, fece sentire la propria influenza a partire dalla fine del XVII secolo. Francke, pastore della chiesa luterana, fu professore di teologia all’Università di Lipsia e professore di ebraico all’Università di Halle, e si occupò principalmente di educazione secondaria, formazione degli insegnanti ed educazione degli adulti, rinnovando il curriculum scolastico e fondando una rete di scuole, la Franckesche Stiftungen, tuttora esistente.
| 9. | Il XVIII secolo: Rousseau |
Durante il XVIII secolo fu creato un sistema scolastico in Prussia; in Russia l’istruzione pubblica fu avviata sotto Pietro il Grande e i suoi successori; nel Nuovo Mondo si svilupparono scuole e college, e in Francia, a seguito della rivoluzione, venne riformato il sistema educativo. Alla fine del secolo, in Inghilterra, l’editore e filantropo Robert Raikes fondò le scuole domenicali per i poveri e per i bambini che lavoravano: centinaia di bambini potevano essere istruiti da un solo insegnante, con l’aiuto di alcuni assistenti; fu così che furono gettate le basi per l’istruzione di massa.
Il più importante teorico dell’educazione del XVIII secolo fu Jean-Jacques Rousseau, il cui pensiero e la cui influenza si diffusero in tutta Europa. Nell’Emilio (1762), Rousseau sostenne che il bambino non doveva essere considerato un adulto in miniatura e che la sua personalità andava invece assecondata nei differenti stadi della crescita. Tra i metodi educativi che egli suggerì si ricordano l’apprendimento della lettura in un’età più avanzata e lo studio della natura e della società attraverso l’osservazione diretta. Le sue proposte innovative erano, tuttavia, riservate ai maschi: le femmine dovevano continuare a ricevere un’educazione di tipo tradizionale.
I contributi di Rousseau rimasero tuttavia in gran parte teorici; spettò infatti ai suoi seguaci metterli in pratica: l’educatore tedesco Johann Basedow e altri suoi allievi fondarono scuole, in Germania e in altri paesi del Nord Europa, basate sul principio di Rousseau “tutto secondo natura”.
| 10. | Il XIX secolo e la nascita dei sistemi scolastici nazionali |
Il più importante fra i seguaci di Rousseau fu l’educatore svizzero Johann Pestalozzi, le cui idee e metodologie influenzarono i sistemi scolastici di ogni continente. Obiettivo principale di Pestalozzi era quello di adattare i metodi didattici alla naturale crescita del bambino, attraverso lo sviluppo armonioso di tutte le sue facoltà (mente, cuore e mano). Altri importanti educatori del XIX secolo furono il tedesco Friedrich Fröbel, creatore dei Kindergarten (“giardini d’infanzia”); Johann Herbart, anch’egli tedesco, che introdusse i principi della psicologia e della filosofia nella scienza dell’educazione; il filosofo britannico Herbert Spencer, che sostenne il primato della conoscenza scientifica in ambito scolastico; il pedagogista italiano Aristide Gabelli, che redasse i programmi per la scuola elementare del Regno d’Italia e il danese Nikolai Grundtvig, le cui idee costituirono la base per il movimento delle scuole superiori regionali.
Nel XIX secolo si organizzarono sistemi scolastici nazionali in Italia, nel Regno Unito, in Francia, in Germania e in altri paesi europei. Alcuni stati indipendenti dell’America latina, come l’Argentina e l’Uruguay, utilizzarono le scuole europee e statunitensi come modello per i propri sistemi educativi. Anche il Giappone, che stava uscendo dal proprio isolamento, fondò un sistema scolastico superiore e universitario sul modello di quelli europei e statunitensi.
Particolarmente importanti in questo periodo per la diffusione dei moderni sistemi educativi furono le missioni in Africa e Oceania. Anche nei territori coloniali, come l’India, l’amministrazione cominciò a prestare attenzione ai problemi educativi. In queste aree, tuttavia, la grande maggioranza delle persone riceveva un’istruzione scolastica ancora molto scarsa.
| 11. | Il XX secolo: l’educazione centrata sul bambino |
All’inizio del secolo, l’educazione fu fortemente influenzata dagli scritti dell’educatrice svedese Ellen Key. Il suo libro Il secolo dei fanciulli (1900) fu tradotto in molti paesi e fu determinante per l’educazione progressista, un sistema di insegnamento basato sui bisogni e sulle potenzialità del bambino piuttosto che sulle norme religiose e sulle convenzioni della società. Questa tendenza può essere ritrovata, sotto altre forme e altri nomi, in varie parti del mondo. Tra i più importanti educatori progressisti ci furono Hermann Lietz e Georg Kerschensteiner in Germania e Maria Montessori in Italia. Particolarmente influente negli Stati Uniti fu il filosofo e pedagogista John Dewey; la scuola “attiva”, derivante dalle teorie di Dewey, sottolinea l’importanza dello sviluppo dei bisogni e degli interessi del bambino ed è stata per molto tempo il modello delle scuole elementari negli Stati Uniti e in molte parti del mondo.
Dopo la Rivoluzione russa del 1917, il modello sovietico divenne oggetto d’indagine per gli studiosi delle scienze dell’educazione; in particolare dopo il 1957, quando il lancio nello spazio dello Sputnik, il primo satellite artificiale sovietico, mostrò il grado di sviluppo della cultura tecnologica dell’URSS. Le scuole sovietiche attirarono numerosi visitatori e grande fu l’interesse suscitato dalla ricerca pedagogica di Anton Makarenko.
Il XX secolo si è caratterizzato per l’espansione dei sistemi educativi nei paesi industrializzati, ma anche per la difficoltà di sviluppare adeguati sistemi scolastici nelle nazioni in via di sviluppo dell’Asia e dell’Africa. L’istruzione elementare obbligatoria è diventata pressoché universale, ma ci sono dati che dimostrano come il 50% dei bambini in età di scuola dell’obbligo, in tutto il mondo, non la frequenti. Per promuovere l’istruzione di ogni ordine e grado, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) ha realizzato campagne per l’alfabetizzazione e altri progetti educativi. Lo scopo di questa organizzazione è di permettere a tutti i bambini la frequenza scolastica e di eliminare l’analfabetismo. Pur avendo conseguito importanti miglioramenti in questo senso, si è sempre più consapevoli che saranno necessari progetti a lungo termine e notevoli sforzi in termini di energie e di risorse economiche prima che l’alfabetizzazione e lo sviluppo culturale diventino realtà accessibili a tutti i paesi del mondo.
Per accenni alla regolamentazione attuale del sistema scolastico italiano, vedi: Scuola dell'obbligo; Scuola media superiore; per alcune informazioni storiche vedi: Riforma Gentile.