Educazione
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Educazione
3. Educazione come sede di conservazione o progresso socioculturale

Attraverso l’educazione una società mira alla sua sopravvivenza, si assicura la perpetuazione del suo sistema culturale trasmettendolo alle nuove generazioni. In questi termini, l’azione educativa è efficace quando riesce a riprodurre senza sbavature la stessa struttura socioculturale nell’avvicendarsi delle generazioni. I pensatori che abbracciano questo punto di vista vedono l’educazione come il “braccio normalizzante” della società, lo strumento attraverso cui essa tenta di far rientrare ogni possibile devianza che minacci la sua identità e sopravvivenza: idee, comportamenti, ma anche modalità divergenti di interpretare la realtà.

In particolare, alcuni sostengono che questa azione educativa rappresenta il mezzo attraverso cui i gruppi dominanti mantengono la loro posizione di privilegio e di superiorità. È solo attraverso processi rivoluzionari dirompenti, culturali o sociali, che i punti di vista diversi, quelli sfuggiti alle maglie dell’educazione, scuotono un certo sistema socioculturale dall’immobilità, per stabilizzarsi poi a loro volta come sistemi socioculturali che mirano a riprodursi e che si armano quindi di interventi educativi.

Un punto di vista diverso è quello che, pur vedendo nell’educazione lo strumento di riproduzione di un sistema socioculturale, sottolinea che tale riproduzione lascia spazio e si propone di produrre il progresso, il miglioramento sia della struttura sociale, sia della cultura in base ai valori ritenuti importanti nella società di riferimento. In questo senso l’intervento educativo dovrebbe fornire alle nuove generazioni sia il patrimonio socioculturale fin lì costruito dalle generazioni passate, sia gli strumenti per interpretarlo in modo nuovo, per superarlo senza disperderlo e anzi arricchendolo.

In questo senso l’educazione svolgerebbe un importante ruolo di mediazione tra il passato e il futuro, senza il quale non esisterebbe la possibilità per una società e, più in generale, per l’umanità, di costruire la propria storia: infatti, estremizzando, l’assenza di interventi educativi – più o meno organizzati in un sistema scolastico – condannerebbe ogni “storia” (o “cultura”) a svanire con la scomparsa della generazione che ne è stata protagonista e ogni nuova generazione a ricominciare da capo.

Chi abbraccia questo punto di vista considera l’educazione come la sede in cui si costruisce e insieme si realizza la libertà: chi educa fornisce a chi viene educato gli strumenti per esprimere liberamente la propria individualità, ed è proprio questa possibilità di esprimersi liberamente che permette a ogni membro di interpretare la società in modo personale, originale, divergente rispetto al passato e quindi di consentirne il progresso. Non solo: è attraverso l’educazione che i gruppi sociali più svantaggiati troverebbero gli strumenti per affrancarsi dal loro stato di inferiorità socioculturale, e quindi per accedere ai luoghi del potere e del sapere.