| Trova nell'articolo | Architettura del paesaggio | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Architettura del paesaggio Scienza e arte di abbellire e talvolta rimodellare contesti naturali, secondo un progetto estetico. L'architettura del paesaggio interviene sulla configurazione topografica (colline, vallate, fiumi, stagni ecc.), sulla vegetazione (alberi, boscaglia, prati, fiori ecc.), sulle eventuali costruzioni esistenti, aggiungendone spesso di nuove (edifici, terrapieni, strade, ponti, fontane, sculture ecc.). In questa disciplina non esistono, tuttavia, norme rigide, poiché ogni terreno presenta caratteristiche ed esigenze uniche, dovute all'estensione, alla topografia, al clima, alla configurazione delle aree circostanti; ovviamente, hanno inoltre importanza determinante i desideri del proprietario.
L'architettura del paesaggio coincideva inizialmente con lo studio della disposizione dei giardini e si limitava all'allestimento di giardini per abitazioni private. Oggi comprende una più vasta gamma di attività, che va dalla sistemazione di piccoli giardini alla progettazione di parchi, viali e autostrade. Nella maggior parte dei casi, i giardini di grandi dimensioni sono pianificati da un architetto specializzato, che progetta non solo seguendo criteri estetici o decorativi, bensì tenendo conto anche di alcuni aspetti pratici, come lo scolo delle acque o l'inclinazione del terreno; i giardini più piccoli sono invece di solito sistemati direttamente dai giardinieri.
| 2. | Principi teorici |
A prescindere dall'entità del lavoro da svolgere, prima di procedere l'architetto del paesaggio studia innanzitutto il sito; in collaborazione con un urbanista, un ingegnere stradale o un architetto civile, a seconda del progetto, valuta la disposizione del terreno, il clima, le condizioni del suolo, i costi, tutto in relazione alla destinazione d'uso.
Viene quindi stabilita una pianificazione generale, optando ad esempio per un giardino regolare e strutturato su moduli geometrici disposti simmetricamente, oppure per un giardino irregolare che valorizzi quanto più possibile le caratteristiche naturali del sito. Un ulteriore modello è rappresentato da quello giapponese, che prevede spesso rocce e sabbia, e può ricreare un ambiente desertico o un boschetto in miniatura.
Il progetto deve tener conto delle dimensioni del giardino e delle sue proporzioni interne: un piccolo giardino recintato, ad esempio, offre uno spazio visivo ristretto, mentre un parco consente scorci ampi e può ospitare notevoli masse di vegetazione. Singoli elementi del territorio, come una collina o uno specchio d'acqua, possono essere sfruttati o completamente trasformati. Il progetto deve indicare, inoltre, la suddivisione degli spazi e la loro precisa destinazione.
L'architetto deve altresì considerare, soprattutto in relazione al clima, i contrasti tra luoghi ombrosi e spazi aperti e assolati, così come la densità, il colore e la composizione della vegetazione, che deve essere distribuita in considerazione dei tempi di fioritura, in modo che il giardino presenti angoli fioriti in diverse stagioni. Inoltre, un progetto di architettura del paesaggio prevede di solito fontane, specchi e corsi d'acqua, sculture e panchine, muriccioli, vialetti e terrazze o strutture più piccole come gazebo, chioschi e tralicci.
| 3. | Mondo antico |
Già nel III millennio a.C., gli egizi coltivavano giardini all'interno dei muri di cinta delle loro abitazioni. Successivamente si impose la tipologia del giardino sviluppato intorno a una peschiera rettangolare, fiancheggiata da filari di alberi da frutta e piante ornamentali, come è testimoniato dalle pitture tombali che ci sono pervenute.
I giardini pensili di Babilonia (una delle sette meraviglie del mondo antico), che facevano parte del palazzo di Nabucodonosor II, erano sistemati su terrazze coperte di terra e sorrette da volte di pietra, e ospitavano anche alberi di grandi dimensioni. Sulle montagne del nord della Mesopotamia, gli assiri e i persiani crearono parchi fitti di vegetazione per la caccia a cavallo. Progettarono inoltre grandi giardini, cintati e di forma rettangolare, irrigati da canali e laghetti e ombreggiati da alberi, solitamente in vaste piane aride. Questi giardini, che simboleggiavano il paradiso (il giardino dell'Eden, appunto), ispirarono molti disegni dei tappeti persiani.
Nella Grecia antica i boschetti sacri venivano protetti, in quanto dimore degli dei. La casa greca comprendeva una corte o un giardino generalmente circondato da colonne. Dal V secolo a.C., fu proprio nei giardini di Atene e nei viali fiancheggiati da colonnati dell'Accademia e del Liceo che fiorirono le grandi scuole filosofiche della Grecia.
La casa romana, simile a quella greca, comprendeva anch'essa un giardino delimitato da colonne, così com'è raffigurato negli affreschi di Pompei e descritto da Plinio il Vecchio. Per le ville che sorgevano sulle colline circostanti Roma furono progettati giardini a terrazza. Mentre il popolo poteva disporre solo dei giardini adiacenti ai bagni pubblici, facoltosi romani come Lucullo e Mecenate fecero realizzare nelle proprie tenute ricchi giardini con portici e sculture, nonché sale per banchetti; anche l'immenso territorio della villa di Adriano (II secolo d.C.), presso Tivoli, fu sistemato magnificamente.
| 4. | Oriente e mondo arabo |
Gli arabi si ispirarono per i loro giardini alle oasi del deserto e ai giardini 'paradisiaci' persiani, allestendoli attorno a una sorgente d'acqua. I giardini arabi constavano solitamente di una o più corti, adorne di alberi e cespugli e circondate da freschi portici; le fontane e gli altri elementi architettonici erano abbelliti da piastrelle variopinte, e venivano creati laghetti e macchie di vegetazione che creassero giochi di luce e ombra. Prima del XV secolo, anche i mori di Spagna realizzarono giardini simili a Cordova, a Toledo e a Granada, nell'Alhambra. Durante l'impero Moghul, tra il XVII e il XVIII secolo, in India comparvero magnifici giardini, in cui fiori, alberi da frutta, acqua e zone d'ombra erano disposti secondo un preciso piano unitario; gli esempi più celebri sono i giardini del Taj Mahal, ad Agra, e quelli di Shalimar, a Lahore.
In Cina i palazzi, i templi e le case includevano al proprio interno diversi cortili, spesso ornati da stagni, con piante in vaso che potevano essere cambiate secondo le stagioni. La città imperiale di Pechino mostra giardini raffinati e incantevoli, con alberi rigogliosi, laghi artificiali, collinette, ponti e padiglioni.
Il Giappone ha una lunga tradizione nel campo dei giardini, che si ispirarono inizialmente a modelli cinesi o coreani. In tempi antichi, i giardini erano parte integrante dei palazzi, delle case da tè e delle abitazioni private. L'antica capitale Kyoto ne aveva di magnifici, con laghetti, cascate, rocce, zone di sabbia, pietre e piante sempreverdi; talvolta erano adornati con lanterne e sculture in pietra, ponti di legno, cancelli e padiglioni. Ogni elemento era disposto accuratamente e il progetto era spesso affidato a monaci e pittori zen; l'effetto di misurata armonia e di pace che ne risultava è tuttora verificabile nei giardini del Palazzo Katsura di Kyoto. Tale tradizione si estese al Giappone moderno, influenzando anche alcuni architetti occidentali.
| 5. | Medioevo, Rinascimento e periodo barocco |
Nell'Europa del Medioevo, devastata da invasioni e guerre incessanti, i giardini furono generalmente piccoli e protetti all'interno delle mura fortificate di castelli e monasteri. Il vasto giardino dell'abbazia di San Gallo (IX secolo), in Svizzera, era suddiviso in quattro aree, adibite rispettivamente alla coltivazione di piante medicinali, verdura, frutta e fiori. I giardini dei monasteri, infatti, erano spesso allestiti all'interno dei chiostri ed erano divisi tramite diagonali in quattro settori; al centro si trovava solitamente un pozzo o una fontana. Tale configurazione, probabilmente ispirata ai modelli persiani, ricordava simbolicamente l'ordine del creato e doveva indurre alla meditazione. I castelli potevano possedere un orto coltivato a verdure e un altro per le erbe aromatiche, oltre a un giardino privato riservato al signore e a un prato più ampio destinato ai divertimenti della corte.
Durante il Rinascimento, quando si stabilizzarono gli equilibri politici tra gli stati, in Italia furono i palazzi e le ville, invece dei castelli, a essere arricchiti di immensi giardini, allestiti secondo la tradizione di Roma antica. L'architetto progettava contemporaneamente la casa e il giardino attiguo, in modo da ottenere un insieme armonioso; disposti simmetricamente attorno a un asse centrale, si snodavano viali, passeggiate e scalinate che permettevano di ammirare scorci suggestivi. File di alti cipressi, folte siepi di tassi, aiuole di fiori di forma geometrica, balaustre di pietra, fontane e sculture, tutto era ordinato secondo un equilibrato schema complessivo. Tra i migliori esempi del XV secolo spiccano i giardini di villa Medici, villa Palmieri e villa La Pietra a Firenze. Nel XVI secolo la raffinatezza e la ricercatezza formale nella progettazione dei giardini raggiunsero l'apice con villa Lante a Bagnaia e villa Farnese a Caprarola, entrambe disegnate da Jacopo Barozzi detto il Vignola. Tra le altre si ricordano villa Madama e villa Medici a Roma, nonché villa d'Este a Tivoli.
Nel XVII secolo i giardini italiani divennero ancora più elaborati. Influenzati dallo stile barocco, i progetti si complicarono per la ricorrenza di schemi curvilinei variamente correlati, oltre che per la presenza di numerosi gruppi scultorei con figure allegoriche e di una grande quantità di fontane e cascate. Esempi significativi sono la villa Aldobrandini a Frascati, villa Garzoni a Collodi e villa Giovio a Como, nonché i giardini dell'Isola Bella sul Lago Maggiore.
Differenti versioni del giardino italiano rinascimentale e barocco si diffusero in tutta Europa. In Spagna, nei giardini dell'Alcázar di Siviglia si mescolarono elementi moreschi e rinascimentali. In Francia, i grandi castelli della Loira, come Chambord e Chenonceaux, erano abbelliti da giardini caratterizzati da grande regolarità nelle suddivisioni, chiamate parterres, e da estesi parchi alberati.
Nel XVII secolo, la Francia sostituì l'Italia al primo posto nella progettazione di architetture e giardini ornamentali. Il vasto programma edilizio ordinato da Luigi XIV comprendeva diversi chilometri di giardini da disporre simmetricamente che, come ogni elemento dell'architettura reale, dovevano esprimere l'illimitata magnificenza del sovrano. Il responsabile dei giardini reali, André Le Nôtre, realizzò a Versailles una serie di ampi parterres che formano un tracciato geometrico ben visibile dall'alto; al di là si estendono vasti prati e distese di arbusti che sconfinano nel bosco. I giardini sono intersecati da vialetti che si snodano lungo direttrici precise (simmetriche, speculari o radiali), fiancheggiati da alberi o siepi e ornati di fontane, padiglioni e sculture disposte in modo da enfatizzare gli scorci panoramici. Versailles e i suoi immensi giardini divennero un modello per tutte le corti d'Europa.
Gli allievi di Le Nôtre disegnarono i grandi giardini di Salisburgo, del Nymphenburg a Monaco e di Sans Souci a Potsdam. In Austria il più celebre esempio di giardino di impostazione francese è costituito dalla reggia di Schönbrunn. Tale influsso è inoltre ben visibile nei giardini danesi del XVIII secolo, come quelli del castello Middachten, oppure nei giardini di Aranjuez e La Granja, in Spagna. Le Nôtre, inoltre, disegnò personalmente i giardini di Chantilly, Saint-Cloud e Fontainebleau in Francia, i Kensington Gardens e il St James's Park a Londra, e i giardini del Palazzo Reale di Torino. La sua opera fu imitata in molti paesi.
| 6. | Periodo romantico |
Nel tardo XVIII secolo, l'affermazione del romanticismo, con la sua esaltazione della natura selvaggia, delle epoche passate, del pittoresco, dell'esotico, produsse notevoli cambiamenti nell'architettura del paesaggio. La rivoluzione iniziò in Inghilterra; al posto della regolarità che caratterizzava i progetti di Le Nôtre, gli architetti preferirono un nuovo stile, che tendeva a imitare e riprodurre la natura (con la sua casualità e spontaneità 'disordinata') piuttosto che a disciplinarla. In alcuni palazzi, come Blenheim Palace e Chatsworth, Lancelot Brown sostituì ai parterres geometrici, suddivisi in settori da aiuole e viali lineari, prati sconfinati e colline attraversate da sentieri sinuosi, fiumi e stagni delimitati da gruppi irregolari di alberi e arbusti. Humphrey Repton innovò ulteriormente, facendo in modo che l'edificio padronale risaltasse al centro di un insieme di regolari aiuole fiorite. Questi giardini, detti 'all'inglese', spesso incorporavano folies (false rovine medievali e romane) o padiglioni e altri edifici orientaleggianti, ispirati dalla pubblicazione di stampe di giardini cinesi.
Lo stile romantico inglese si diffuse in tutta Europa: in Francia se ne trova un esempio significativo a Ermenonville. In Germania e in Austria fu entusiasticamente accolto dal principe Hermann von Pückler-Muskau, che fece realizzare un parco secondo i precetti romantici nella sua tenuta vicino a Berlino.
Il giardino all'inglese fu introdotto nel Nord America da Thomas Jefferson, che lo adottò nella sua tenuta in Virginia. L'esempio più importante in terra americana è costituito dal Central Park di New York, disegnato nel 1857 da Frederick Law Olmsted e Calvert Vaux, che servì da modello per altri parchi pubblici nel resto del paese. Pressappoco nello stesso periodo, l'architetto bostoniano Charles Eliot divulgò i suoi progetti di parchi cittadini intesi come aree ricreative, luoghi in cui trovare rifugio dalla vita frenetica delle città congestionate.
| 7. | Il XX secolo |
Nell'architettura abitativa, una delle maggiori preoccupazioni della prima metà del XX secolo fu quella di sviluppare una stretta integrazione tra la casa e lo spazio circostante, come è evidente nei lavori di Sven Markelius in Svezia, di Alvar Aalto in Finlandia e di Frank Lloyd Wright negli Stati Uniti. La depressione economica che segnò gli anni tra le due guerre, tuttavia, costrinse gli architetti a trascurare il settore abitativo privato per rivolgersi piuttosto alle grandi opere pubbliche; architetti del paesaggio e urbanisti lavorarono insieme a progetti locali, regionali e nazionali.
L'aumento del costo del lavoro e delle materie prime dopo la seconda guerra mondiale rese indispensabile una progettazione oculata, soprattutto in Europa e in Asia, dove dovevano essere ricostruite intere città. In Canada e negli Stati Uniti, gli architetti del paesaggio, pur meno vincolati dalle condizioni del contesto urbano, condivisero tuttavia con i colleghi europei l'interesse per la creazione di cinture verdi intorno alle città, la preoccupazione per la salvaguardia estetica dell'area urbana complessiva, l'attenzione al contenimento dei costi.
La proliferazione di centri commerciali, sobborghi e nuove strutture attorno e dentro le città, negli ultimi decenni del Novecento, ha offerto all'architetto del paesaggio insospettate opportunità per esercitare il proprio talento e per elaborare progetti creativi.