Architettura del paesaggio
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Architettura del paesaggio
4. Oriente e mondo arabo

Gli arabi si ispirarono per i loro giardini alle oasi del deserto e ai giardini 'paradisiaci' persiani, allestendoli attorno a una sorgente d'acqua. I giardini arabi constavano solitamente di una o più corti, adorne di alberi e cespugli e circondate da freschi portici; le fontane e gli altri elementi architettonici erano abbelliti da piastrelle variopinte, e venivano creati laghetti e macchie di vegetazione che creassero giochi di luce e ombra. Prima del XV secolo, anche i mori di Spagna realizzarono giardini simili a Cordova, a Toledo e a Granada, nell'Alhambra. Durante l'impero Moghul, tra il XVII e il XVIII secolo, in India comparvero magnifici giardini, in cui fiori, alberi da frutta, acqua e zone d'ombra erano disposti secondo un preciso piano unitario; gli esempi più celebri sono i giardini del Taj Mahal, ad Agra, e quelli di Shalimar, a Lahore.

In Cina i palazzi, i templi e le case includevano al proprio interno diversi cortili, spesso ornati da stagni, con piante in vaso che potevano essere cambiate secondo le stagioni. La città imperiale di Pechino mostra giardini raffinati e incantevoli, con alberi rigogliosi, laghi artificiali, collinette, ponti e padiglioni.

Il Giappone ha una lunga tradizione nel campo dei giardini, che si ispirarono inizialmente a modelli cinesi o coreani. In tempi antichi, i giardini erano parte integrante dei palazzi, delle case da tè e delle abitazioni private. L'antica capitale Kyoto ne aveva di magnifici, con laghetti, cascate, rocce, zone di sabbia, pietre e piante sempreverdi; talvolta erano adornati con lanterne e sculture in pietra, ponti di legno, cancelli e padiglioni. Ogni elemento era disposto accuratamente e il progetto era spesso affidato a monaci e pittori zen; l'effetto di misurata armonia e di pace che ne risultava è tuttora verificabile nei giardini del Palazzo Katsura di Kyoto. Tale tradizione si estese al Giappone moderno, influenzando anche alcuni architetti occidentali.