| Trova nell'articolo | Albania | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Albania (nome ufficiale Republika e Shqipërisë, Repubblica di Albania), stato dell’Europa sudorientale, situato nella sezione occidentale della penisola balcanica. Confina a nord con la Serbia e il Montenegro, a est con la Repubblica ex Iugoslava di Macedonia, a sud-est con la Grecia; è bagnata dal mare Adriatico a nord-ovest e dal Canale di Otranto a sud-ovest. Ha una superficie di 28.748 km² e un’estensione costiera di 362 km. La capitale è Tirana.
| 2. | Territorio |
Il territorio dell’Albania (in albanese Shqipëria, “Paese delle aquile”) è prevalentemente montuoso e comprende diverse cime che superano i 2.500 metri. Le uniche aree pianeggianti sono la fascia costiera – che si estende dalla città di Valona, a sud, fino al confine settentrionale, e che in alcuni tratti è paludosa – e le valli fluviali che separano la serie di massicci montuosi che si innalza nella parte orientale del paese. I rilievi comprendono da nord a sud le Alpi Albanesi, corrispondenti alla propaggine meridionale delle Alpi Dinariche, il massiccio del Korab (2.764 m) e quello del Tomorit. Il territorio è montuoso anche a sud di Valona, dove la costa è alta e rocciosa.
| 1. | Idrografia |
I principali fiumi del paese sono il Drin, il Seman, lo Shkumbin e il Mat, che hanno corso breve e carattere torrentizio. Numerosi sono i laghi, i maggiori dei quali si estendono lungo i confini settentrionale e orientale: il lago di Scutari, a nord-ovest, condiviso con il Montenegro, e quelli di Ocrida e di Prespa a est, situati rispettivamente al confine tra Albania e Macedonia e tra Albania, Macedonia e Grecia.
| 2. | Clima |
L’Albania presenta un clima tipicamente mediterraneo lungo le regioni costiere, con inverni miti e umidi ed estati calde e secche. All’interno prevale un clima di tipo continentale, caratterizzato da marcate escursioni termiche stagionali. La media delle precipitazioni, che si verificano in prevalenza durante i mesi invernali, è di circa 1.000 mm lungo la costa e di circa 2.500 mm sui rilievi settentrionali.
| 3. | Flora e fauna |
La vegetazione è caratterizzata da specie tipiche della flora mediterranea lungo la costa, dove crescono ulivi e e agrumi. Il territorio interno è invece prevalentemente occupato da foreste di latifoglie – querce (Quercus macedonica) e carpini (Carpinus betulus) che, a quote più elevate, lasciano posto ai faggi (Fagus silvatica) – e conifere, che coprono circa il 29% (2005) della superficie del paese. La fauna selvatica che popola le regioni interne è costituita prevalentemente dall’aquila, dal lupo e dal cinghiale.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
Sebbene in passato l’Albania sia stata notevolmente deforestata, negli anni Novanta questo processo è rallentato fino quasi ad arrestarsi. Il terreno coltivabile costituisce il 25,5% della superficie totale del paese (2005), e viene in gran parte utilizzato per il pascolo. L’intensa deforestazione, il pascolo del bestiame non controllato e le frequenti inondazioni hanno incrementato notevolmente il processo di erosione del suolo. Soltanto 74.000 ettari (2004) di territorio albanese sono protetti (ovvero il 2% della superficie totale). I parchi nazionali, tutti di recente istituzione, sono nove.
| 3. | Popolazione |
La popolazione albanese presenta una composizione etnica estremamente omogenea, rappresentata per il 98% da albanesi, un gruppo che si ritiene discenda dagli illiri, popolazione indoeuropea che abitava un tempo la regione. Al gruppo albanese appartengono i gheghi, stanziati a nord, e i toschi, che abitano le aree meridionali del paese. Esigue minoranze sono rappresentate da greci, slavi, turchi, zingari e bulgari.
Nel 2007 la popolazione dell’Albania era di 3.600.523 abitanti, con una densità media di 131 unità per km². Il tasso di accrescimento annuo è tra i più elevati d’Europa (0,53%). Prima della seconda guerra mondiale la popolazione rurale era nettamente prevalente rispetto a quella urbana; a partire dal dopoguerra si è verificato un progressivo incremento della popolazione urbana, la cui percentuale rimane comunque una delle più basse d’Europa (circa il 45% nel 2005).
| 1. | Lingua e religione |
Gli albanesi parlano una lingua del tutto estranea agli altri idiomi balcanici, appartenente alla sottofamiglia del tracio-illirico, parte delle lingue indoeuropee, e suddivisa in due idiomi prevalenti: il ghego al nord e il tosco al sud, quest’ultimo adottato come lingua ufficiale di stato dopo l’istituzione del governo comunista nel 1944 (vedi Lingua albanese).
Nel 1967 il governo abolì tutte le istituzioni di carattere religioso. In precedenza il 70% della popolazione era di fede musulmana, il 20% di fede greco-ortodossa e il 10% di fede cattolica. La libertà di culto fu ufficialmente ripristinata nel 1990. Oggi i musulmani rimangono la maggioranza (circa il 73%), seguiti dai greco-ortodossi (circa 17%) e dai cattolici (10%).
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione primaria è gratuita e obbligatoria dai 7 ai 15 anni. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta era, nel 2000, dell’84,7%. Dal 1991 sono attivi alcuni atenei: il Politecnico e l’Università di Tirana, con una importante facoltà di agraria, e l’Università di Scutari.
Nel 1988 l’Albania possedeva 45 biblioteche statali, fra le quali la più importante è la Biblioteca nazionale di Tirana, fondata nel 1922, che conserva oltre un milione di volumi. La capitale è inoltre sede delle compagnie nazionali di teatro, opera e balletto, oltre che dei più importanti musei albanesi. Sito archeologico di rilievo è quello di Butrinto, città fondata dai greci che conserva importanti reperti storici.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
L’Albania è divisa in dodici contee (qark): Berat, Dibër, Durazzo, Elbasan, Fier, Argirocastro, Corizza, Kukës, Lezhë, Scutari, Tirana e Valona, a loro volta suddivise in 36 distretti.
Città principale e capitale del paese è Tirana (343.078 abitanti nel 2001); altri centri importanti sono Durazzo, centro portuale e industriale, Elbasan, centro del commercio agricolo, l’antica città di Scutari e Valona, la più importante città portuale del paese.
| 5. | Economia |
Come altre economie socialiste, l’economia albanese si è basata inizialmente sullo sviluppo dell’industria pesante, favorito dal sostegno prima iugoslavo, poi sovietico e infine cinese. Troncato anche il rapporto con la Cina alla fine degli anni Settanta, nel successivo decennio il paese ha avviato una strategia economica autarchica, fondata sullo sviluppo del settore primario e sull’esportazione di prodotti agricoli e di legname, i cui esiti sono stati tuttavia trascurabili. Durante gli anni Ottanta l’Albania ha anche avviato una fase di cauta privatizzazione delle imprese, allacciando modeste relazioni economiche con i paesi occidentali e in particolare con l’Italia, la Francia e la Germania.
Dopo il crollo del regime comunista, alla transizione politica verso la democrazia è corrisposta una radicale trasformazione del settore economico, caratterizzata inizialmente da una pressoché totale assenza di strumenti di indirizzo e di controllo. Ciò ha causato l’abnorme crescita di “piramidi finanziarie” colluse sia con il potere politico sia con la criminalità organizzata, il cui fallimento, agli inizi del 1997, ha gettato sul lastrico migliaia di risparmiatori e portato il paese sull’orlo di una pericolosissima crisi. La situazione è tornata stabile verso la fine dell’anno, anche grazie ai cospicui aiuti internazionali, ma molti imprenditori occidentali avevano nel frattempo lasciato il paese, dirottando i propri investimenti verso altri paesi dell’Est europeo ritenuti più stabili.
Negli anni successivi il paese ha risentito della conflittuale situazione balcanica, ma ha continuato a godere di aiuti internazionali che gli hanno consentito di avviare importanti progetti di risanamento delle infrastrutture (strade, porti ecc.). La caotica situazione seguita alla crisi economica del 1997 e al violento scontro etnico-politico in Kosovo ha, purtroppo, ulteriormente favorito il diffondersi di attività criminali legate al commercio internazionale di armi e droga (e alla tratta dei clandestini, che ha nei porti di Valona e Durazzo due fondamentali nodi internazionali), che oggi rappresentano una voce di fondamentale importanza, accanto alle rimesse degli emigrati, dell’economia albanese.
Il prodotto interno lordo del 2005 fu di 8.380 milioni di dollari USA, pari a 2.677,70 dollari pro capite.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
Negli anni Cinquanta del Novecento la realizzazione della bonifica delle pianure costiere ha consentito un sensibile aumento della superficie coltivabile e lo sviluppo del sistema cooperativo, che ha caratterizzato il settore agricolo per il successivo quarantennio. I terreni coltivati corrispondono al 25,5% della superficie del paese; i prodotti principali sono frumento, mais, orzo, barbabietola da zucchero e patate, oltre a tabacco, cotone, viti e ulivi. All’allevamento, soprattutto ovino, è destinato circa il 14% della superficie totale del territorio.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Ingente è il patrimonio forestale, dal quale si ricava soprattutto legname destinato al mercato delle costruzioni. La pesca è un settore attivo sia in mare sia nei fiumi, dove si pesca in particolare lo storione, da cui si ricava il caviale. Agricoltura, allevamento, legname e pesca contribuiscono per il 22,8% alla formazione del PIL annuo del paese.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
Il paese è ricco di riserve minerarie e l’attività estrattiva rappresenta un’importante risorsa economica che poggia sulla presenza di giacimenti di cromo, di cui l’Albania è uno dei maggiori produttori mondiali, di rame, nichel, carbone e fosfati. Relativamente fiorente è l’estrazione di petrolio. L’attività estrattiva fornisce il 21,5% del PIL.
| 4. | Industria |
L’industria è attiva nei settori siderurgico, chimico, meccanico, tessile e alimentare; i prodotti principali sono sigarette, cemento, vino e carta. Il settore manifatturiero partecipa per il 10,90% alla formazione del PIL annuo. I numerosi fiumi che scorrono nel territorio albanese hanno favorito lo sviluppo di impianti per la produzione di energia idroelettrica (95,23% dell’energia totale prodotta nel paese, 2003).
| 5. | Commercio e finanza |
L’unità monetaria dell’Albania è il lek, suddiviso in 100 quintare, emesso dalla Banca di stato albanese, fondata nel 1945. I principali prodotti d’importazione comprendono macchinari, lubrificanti, ferro, acciaio e strumenti di precisione. I prodotti esportati includono il petrolio, i materiali ferrosi, il cromo, il rame, oltre a prodotti agricoli come agrumi, tabacco e vino. Nel 2004 il valore delle esportazioni annue era pari a 596 milioni di dollari USA, mentre le importazioni ammontavano a 2.268 milioni di dollari.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Le comunicazioni interne si svolgono prevalentemente su strada (18.000 km nel 2002) e la rete ferroviaria, la cui prima linea entrò in funzione nel 1948, è oggi di 720 km. L’unico fiume navigabile è il Buenë, che scorre a nord-ovest del paese. I porti principali sono quelli di Durazzo, Valona, Sarandë e Shëngjin. Tirana è sede dell’unico aeroporto del paese.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Liberatasi, dopo più di quattro secoli, dal dominio turco nel 1912, l’Albania fu annessa all’Italia nel 1939 e riconquistò l’indipendenza nel 1944. La Costituzione del 1946 decretò la nascita della Repubblica democratica popolare albanese, che coincise con l’instaurazione di un rigido regime comunista. La Costituzione del 1991, seguita al crollo del regime (1990), diede vita a una repubblica parlamentare guidata da un presidente. Una nuova Costituzione è stata adottata nel 1998, dopo un drammatico scontro politico.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente della Repubblica viene eletto dall’Assemblea del Popolo per un mandato di cinque anni; è rieleggibile una sola volta. Egli nomina il presidente del Consiglio dei ministri ed è comandante in capo delle forze armate.
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato sull’Assemblea del Popolo (Kuvendi Popullor), organo unicamerale composto da 140 membri (di cui 100 eletti mediante voto diretto e 40 attraverso un sistema proporzionale) che restano in carica per quattro anni. L’Assemblea elegge il presidente della Repubblica e controlla l’operato del governo attraverso l’istituto della fiducia. Le prime elezioni libere multipartitiche si tennero nel 1991. Hanno diritto al voto tutti i cittadini a partire dai 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario fa capo al ministro della Giustizia e prevede una Corte Suprema, il cui presidente è eletto dall’Assemblea del Popolo per un termine di quattro anni. Al ministro della Giustizia spetta il compito di verificare l’organizzazione e il funzionamento dei tribunali. La pena di morte è stata abolita nel 1999, ma è ancora prevista nel codice penale militare.
| 4. | Istituzioni periferiche |
L’Albania è divisa in dodici contee, a loro volta suddivise in 36 distretti.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 19 anni di età. Le forze armate contano circa 21.500 effettivi (2004).
| 6. | Forze politiche |
Dalla metà degli anni Quaranta sino alla fine degli anni Ottanta l’unico partito legale fu quello comunista, il Partito del lavoro. Dall’introduzione del multipartitismo nel 1990, nel paese sono comparsi diversi partiti; i maggiori sono il Partito socialista (Partia socialiste ë Shqipërisë, PSS), nato dal Partito del lavoro, e il Partito democratico albanese (Partia demokratike të Shqipërisë, PDS; conservatori).
| 7. | Storia |
Si ritiene che gli albanesi discendano dagli illiri, popolazione indoeuropea che si stanziò nell’area occidentale della penisola balcanica verso la fine dell’età del Bronzo.
| 1. | L’antichità |
Il regno illirico, esteso dalla costa dalmata fino alle regioni litoranee dell’odierna Albania, fu una delle più importanti entità politiche dell’antichità, raggiungendo l’apice del suo sviluppo con il re Agron (250-230 a.C.). Divenne in seguito una potenza navale molto temuta dai romani, le cui navi venivano spesso depredate dai pirati illirici. Conquistata da Roma nel 168 a.C., la regione prosperò grazie ai commerci sulla via Egnatia, che collegava l’Italia a Bisanzio. Di stirpe illirica furono diversi imperatori romani, fra cui Aureliano, Diocleziano, Costantino e Giustiniano.
| 2. | Il Medioevo |
Con la divisione dell’impero nel 395 d.C., l’Albania entrò a far parte dei domini d’Oriente. Durante questo periodo i porti del paese, come quello di Durazzo, divennero importanti centri di commercio. In seguito la regione conobbe l’invasione di tribù nomadi (i goti e gli unni nel IV secolo, i bulgari nel V e gli slavi nel VI e VII secolo) e molti dei suoi antichi abitanti, da tempo cristianizzati, si rifugiarono nelle impervie zone montuose sotto la protezione dell’impero bizantino.
Passata sotto il dominio bulgaro (dal 917 al 1019), tornò per un periodo a Bisanzio. Dal XII secolo subì l’influenza italiana; invasa dai normanni, in seguito alla IV crociata (1204) Venezia vi stabilì basi commerciali. Sottoposta a una seconda dominazione bulgara dal 1230, la regione fu conquistata alla fine del XIII secolo dai serbi; dopo la sconfitta subita da questi per mano turca nella battaglia del Kosovo (1389), fu spartita tra signori feudali locali ed esposta alla penetrazione dell’impero ottomano.
| 3. | Il dominio ottomano |
La resistenza al dominio turco si protrasse per tutta la prima metà del XV secolo, culminando nel 1444 nella rivolta della Lega dei popoli albanesi guidata da Giorgio Castriota detto Scanderbeg; alla morte di questi (1468), l’impero ottomano si impadronì dell’intera regione, comprese le piazzeforti venete di Scutari e Durazzo. Rapidamente islamizzata, l’Albania rimase a lungo divisa tra piccoli principati sottoposti alla sovranità turca. Alcuni di questi riuscirono tuttavia a conseguire una notevole autonomia. A Scutari si affermò nella seconda metà del XVIII secolo la signoria del pascià Mehmet Bey Bushati; nello stesso periodo, appoggiandosi alla Francia e alla Gran Bretagna, il pascià Ali Tepeleni di Ioannina si rese di fatto indipendente dalla Sublime Porta.
Nel 1878, con il trattato di Berlino, iniziò lo smembramento del territorio di lingua albanese in favore di Grecia, Montenegro e Serbia, al quale si oppose la Lega albanese, influenzata dalla Turchia.
| 4. | L’indipendenza e l’intervento italiano |
Nel luglio 1913, alla fine della prima guerra balcanica, la conferenza degli ambasciatori delle sei maggiori potenze europee, riunita a Londra, riconobbe l’indipendenza dell’Albania, offrendone la corona al principe Guglielmo di Wied. Questi resse il paese solo per pochi mesi (marzo-settembre 1914), allorché la forte opposizione interna e lo scoppio della prima guerra mondiale lo costrinsero alla fuga. Durante il conflitto, l’Albania divenne teatro di scontri fra gli Alleati e gli Imperi Centrali. L’Italia occupò Valona nel dicembre 1914, contendendo in seguito il territorio albanese a greci e austriaci. Nel 1920 l’indipendenza del paese venne confermata dai trattati di Versailles.
Nei quattro anni successivi, il paese fu dilaniato da sanguinosi conflitti; grazie all’appoggio della Iugoslavia, nel 1924 Ahmed Zogu riuscì a imporsi sulle fazioni rivali. Diventato presidente nel 1925, dal 1927 stabilì una stretta alleanza politico-militare con l’Italia fascista, proclamandosi re (mbret) nel 1928. All’approssimarsi della seconda guerra mondiale, Zogu tentò di liberarsi della tutela italiana stabilendo relazioni con la Francia e con la Gran Bretagna, ma il 7 aprile del 1939 le truppe di Mussolini occuparono il paese, la cui corona venne assegnata a Vittorio Emanuele III.
Diventata un’importante base d’operazione italiana nell’offensiva contro la Grecia, l’Albania conobbe a partire dal 1941 lo sviluppo di un forte movimento di resistenza capeggiato dai comunisti di Enver Hoxha. Occupata dai tedeschi dopo la capitolazione dell’Italia (8 settembre 1943), fu liberata dalle forze del Fronte di liberazione nazionale alla fine del 1944.
| 5. | La Repubblica popolare |
L’11 febbraio 1945 nel paese fu proclamata una Repubblica popolare. Il regime comunista diede inizio a una massiccia campagna di epurazione contro gli oppositori. Le proprietà private furono confiscate, tutti gli impianti industriali e minerari furono nazionalizzati e venne varata una radicale riforma agraria.
La politica estera albanese fu inizialmente caratterizzata da relazioni alquanto tese con la Grecia e da una salda alleanza con la Iugoslavia. Dopo la rottura tra la Iugoslavia e l’Unione Sovietica, nel 1948, l’Albania si schierò con quest’ultima. Nel 1949 il paese fu ammesso al COMECON.
Nel 1954 Hoxha affidò il governo del paese al suo stretto collaboratore Mehmet Shehu, conservando per sé la guida del Partito del lavoro. Nel 1955 l’Albania divenne membro del patto di Varsavia, ma i suoi rapporti con il blocco sovietico iniziarono a deteriorarsi subito dopo, quando Hoxha si oppose alla destalinizzazione avviata a Mosca.
Nel 1961 il paese si accostò alla Cina di Mao Zedong, causando un raffreddamento delle relazioni con i paesi del blocco sovietico e la sospensione degli aiuti economici. Nel dicembre di quell’anno Mosca interruppe le relazioni diplomatiche con Tirana, seguita dagli altri regimi comunisti europei. L’Albania si ritrovò così del tutto isolata in Europa e legata strettamente alla Cina, dipendendo pressoché esclusivamente dai suoi aiuti economici.
Agli inizi degli anni Settanta, il riorientamento della politica estera cinese avviato con la cosiddetta “diplomazia del ping pong” (vedi Ping pong: Il ping pong e la politica estera) causò la crisi fra Tirana e il governo di Pechino. Nel 1978 i rapporti tra i due paesi vennero del tutto interrotti. Hoxha, arroccato su posizioni staliniste ortodosse, adottò una politica ancor più isolazionista e autarchica, indurendo ulteriormente il già severo regime comunista. Temendo nemici esterni e interni, Hoxha disseminò il paese di bunker di cemento; nel 1981 il primo ministro Shehu (in seguito accusato di spionaggio) fu trovato morto nella sua casa, forse ucciso da agenti di Hoxha oppure indotto al suicidio.
| 6. | La caduta del regime |
Nel 1985, alla morte di Hoxha, Ramiz Alia, già capo dello stato in qualità di presidente del Presidium dell’Assemblea del popolo (dal 1982), assunse anche la leadership del Partito del lavoro. Ormai prossimo al crollo, il regime albanese seguì con preoccupazione l’ondata di democratizzazione che attraversò l’Europa orientale alla fine degli anni Ottanta. Fu solo dopo le vaste manifestazioni che attraversarono il paese nel 1990, le prime fughe di cittadini albanesi all’estero e le forti pressioni occidentali, che la leadership albanese pose fine alla buia parentesi comunista e introdusse nel paese riforme democratiche.
Nel 1991 l’Albania iniziò a riallacciare normali rapporti diplomatici con i paesi occidentali. Il Partito socialista, erede del Partito del lavoro, si aggiudicò le prime elezioni legislative, costituendo un governo che durò tuttavia solo alla fine dell’anno.
| 7. | Esordi incerti della democrazia |
Nel marzo 1992 le nuove elezioni parlamentari diedero la maggioranza al Partito democratico (a sua volta fondato da esponenti del passato regime); il mese successivo il Parlamento elesse alla presidenza della repubblica Sali Berisha. Diviso profondamente per linee claniche più che politiche, con il nord ghego schierato in maggioranza per i democratici di Berisha e il sud tosco con quello socialista, il paese assistette a una sorda lotta per il potere. Approfittando dell’ampia maggioranza ottenuta, Berisha tentò di liquidare definitivamente le opposizioni. Nel 1993 molti tra gli esponenti socialisti che avevano avuto ruoli importanti nel passato regime, tra cui Ramiz Alia e Fatos Nano, furono accusati di corruzione e condannati a pesanti condanne. Per rafforzare il suo potere, nel 1994 propose una riforma costituzionale, che venne tuttavia bocciata da un referendum popolare.
In un quadro politico fortemente deteriorato, le elezioni legislative del maggio-giugno 1996 ebbero come esito la vittoria del Partito democratico del presidente Berisha, ma cinque partiti di opposizione (tra cui il Partito socialista) ne chiesero l’annullamento accusando il governo di intimidazioni e di brogli. Il malcontento nei confronti di Berisha esplose all’inizio del 1997, in seguito al colossale crack di alcune società finanziarie (probabilmente colluse con il potere politico), che bruciò i risparmi di decine di migliaia di albanesi. La situazione si rivelò drammatica soprattutto nel sud del paese, dove insorsero insieme comitati di salute pubblica e bande armate. In una situazione di assoluta anarchia, iniziò l’esodo della popolazione albanese verso le coste italiane. Il numero dei rifugiati in Italia superò le 13.000 unità, costringendo il governo italiano a misure drastiche di contenimento, sfociate nel drammatico incidente che causò l’affondamento di un peschereccio albanese in cui morirono circa ottanta persone.
Le trattative avviate tra il governo albanese (in cui venne cooptato il socialista Bashkim Fino) e il governo italiano, e tra questo e i vari organismi internazionali, al fine di giungere a una normalizzazione e a una pacificazione nazionale, ebbero come esito la cosiddetta “operazione Alba”: nell’aprile del 1997 un contingente militare internazionale di 6000 uomini sotto il comando italiano sbarcò in Albania con il compito di portare aiuti umanitari e di sovrintendere al processo di ricostruzione nazionale e a nuove elezioni, tenutesi nel mese di giugno. La vittoria dei socialisti fu duramente contestata da Berisha, che con il suo partito condusse un sistematico boicottaggio dei lavori parlamentari; alla presidenza del paese venne eletto Rexhep Meidani, anch’egli membro del Partito socialista.
Dopo pochi mesi di relativa calma, lo scontro tra governo e opposizione riprese forza, sfociando, nell’estate 1998, prima nell’abbandono del Parlamento da parte del Partito democratico e poi, a settembre, in una violenta rivolta dei sostenitori di Berisha, che per diverso tempo conservarono il controllo su ampie parti del Nord dell’Albania. La rivolta di settembre non fu tuttavia causata semplicemente dallo scontro interno al paese, ma anche dalla situazione del Kosovo. Alleato fin dalla sua fondazione dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK), Berisha rimproverava al governo socialista di non sostenere la causa degli albanesi della vicina provincia serba. Nelle successive trattative con il governo, Berisha pretese e ottenne le dimissioni del primo ministro Fatos Nano (che fu sostituito da Pandeli Maiko, un giovane membro del Partito socialista) e respinse la nuova Costituzione, approvata da un referendum svoltosi in novembre ma boicottato dall’opposizione. In un clima di incerta stabilità e di gravissima crisi economica, a partire dall’estate del 1998 l’Albania fu coinvolta dagli sviluppi del conflitto in Kosovo, diventando rifugio per centinaia di migliaia di profughi e il retroterra delle offensive dell’UÇK.
| 8. | Crisi economica e instabilità politica |
Confidando in una rapida integrazione del paese nelle strutture militari, politiche ed economiche occidentali, durante l’operazione militare “Allied Force” (marzo-aprile 1999) l’Albania mise a disposizione della NATO tutto il suo territorio.
Il paese continuò a essere afflitto da una grave instabilità, dovuta all’estrema fragilità del sistema politico e istituzionale e all’aspro contrasto tra governo e opposizione, ma anche alla diffusione di una forte criminalità organizzata, spesso strettamente intrecciata ai partiti e alle strutture dello stato. Il conflitto nazionalista che negli anni Novanta aveva ridisegnato la geografia dei Balcani, aveva infatti trasformato l’Albania in uno dei nodi principali dei traffici internazionali delle armi, della droga, del denaro sporco e di ogni sorta di tratta (clandestini, prostitute, schiavi). Questa situazione si rifletté pesantemente sull’economia del paese, dipendente in misura crescente dai proventi delle attività criminali, oltre che dalle rimesse degli emigrati (circa il 15% della popolazione) e dagli aiuti internazionali.
A causa dei forti contrasti interni al Partito socialista, nell’autunno del 1999 il primo ministro Pandeli Maiko fu costretto a lasciare sia la guida del partito (assunta da Fatos Nano), sia quella del governo, alla quale fu chiamato il vicepremier Ilir Meta.
Tra il 24 giugno e l’8 luglio del 2001 nel paese si svolsero le elezioni legislative, nelle quali i socialisti ottennero il 42% dei suffragi e 73 dei 140 seggi parlamentari. Ilir Meta fu confermato alla guida del governo. La coalizione Unione per la vittoria, capitanata dal Partito democratico di Sali Berisha, ottenne il 37,1% dei suffragi e 46 seggi; contestando il risultato delle elezioni, l’Unione si rifiutò tuttavia di partecipare ai lavori parlamentari, animando dall’esterno una durissima opposizione. Un Nuovo partito democratico nato da una scissione del partito di Berisha diventò così, con soli 6 seggi, il principale partito di opposizione parlamentare.
| 9. | Ricerca di stabilità |
Al culmine di un aspro scontro interno al Partito socialista, alla fine di gennaio 2002 il primo ministro Ilir Meta fu costretto a lasciare la guida del governo, che venne affidata a Pandeli Maiko.
A febbraio, in vista dell’apertura dei negoziati con l’Unione Europea, il Partito democratico di Sali Berisha accettò di entrare nel Parlamento riconoscendo di fatto i risultati delle elezioni dell’anno precedente. La relativa distensione tra i due principali partiti albanesi condusse all’elezione concordata del nuovo capo dello stato, Alfred Moisiu, ex generale e ministro della Difesa, che in giugno prese il posto di Rexhep Meidani.
Il conflitto mai sopito all’interno del Partito socialista condusse in agosto a un nuovo avvicendamento alla guida del governo, che venne assunta direttamente dal presidente del partito Fatos Nano.
Le elezioni legislative del giugno 2005 si conclusero con la vittoria del Partito democratico di Sali Berisha, che propose all’elettorato albanese un programma fortemente incentrato su questioni sociali: migliore distribuzione delle risorse, sostegno alle piccole imprese e all’occupazione, lotta alla corruzione. Il Partito socialista, afflitto da una grave crisi interna, si piazzò al secondo posto. I risultati delle elezioni furono tuttavia resi pubblici, dopo due mesi di aspre contestazioni, solo a settembre. Nello stesso mese Berisha assunse la guida del governo. In ottobre Fatos Nano venne rimpiazzato alla guida del Partito socialista dal sindaco di Tirana Edi Rama, rappresentante della nuova leva di militanti non legata al passato comunista del paese.
Nel giugno 2006 l’Albania sottoscrisse l’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione Europea, impegnandosi a realizzare riforme politiche ed economiche e a migliorare le sue relazioni con i paesi vicini; L’Albania mantenne pertanto un profilo basso nelle trattative sullo statuto del Kosovo avviate nel febbraio 2006. La vita politica del paese continuò a essere segnata dallo scontro tra la maggioranza di Berisha e l’opposizione socialista.
| 10. | Sviluppi recenti |
Il governo di Berisha delude le aspettative dell’elettorato albanese, perdendo consensi. Si rafforza invece l’influenza del Partito socialista albanese, che nelle elezioni amministrative del febbraio 2007 conquista tutte le principali città del paese. La campagna elettorale è contrassegnata da polemiche e incidenti e sono a lungo contestati i risultati ufficiali, resi pubblici con forte ritardo. A giugno, l’elezione del presidente della repubblica accende un nuovo scontro tra maggioranza e opposizione socialista, che boicotta le votazioni; a luglio, il candidato del Partito democratico Bamir Topi viene eletto al quarto scrutinio grazie al voto di alcuni deputati dell’opposizione.