Arte greca
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Arte greca
2. Periodo geometrico e orientalizzante

Testimonianze significative sulle epoche più remote dell’arte greca ci vengono dalla ceramica. I vasi del periodo geometrico presentavano motivi ornamentali ortogonali (le cosiddette “greche”), combinati, negli esemplari più antichi, con elementi derivati dallo stile miceneo o minoico. Intorno al 750 a.C. comparvero decorazioni con figure di animali e uomini dai contorni piuttosto geometrici, come quelle che appaiono in alcune scene di funerale sui grandi vasi rinvenuti nel Dipylon, uno dei cimiteri di Atene: si tratta di ceramiche che servivano a indicare una sepoltura e a raccogliere le offerte per i defunti (esemplari al Museo archeologico di Atene e al Metropolitan Museum di New York). Agli inizi del VII secolo a.C. lo stile della decorazione vascolare mutò, per effetto della colonizzazione greca del Mediterraneo orientale e dei rapporti commerciali con i fenici e con altri popoli dell’area: i greci vennero così a contatto con il mondo figurativo dell’Oriente. Sui vasi di quest’epoca, nota come “periodo orientalizzante”, i motivi geometrici furono sostituiti da forme più morbide e naturalistiche, soprattutto di ispirazione vegetale e animale, come il loto, la palma, il leone, e da molte creature fantastiche (la sfinge, la chimera): gli elementi della decorazione sono spesso intrecciati e accostati fittamente gli uni contro gli altri. A partire dal 675 a.C. i pittori di vasi di Corinto svilupparono uno stile originale, detto protocorinzio: il corpo del vaso, di dimensioni non grandi, era suddiviso in fasce orizzontali sovrapposte, decorate da minute figure di animali, reali e fantastici, disposti di profilo, inframmezzati da fiori e altri elementi vegetali. Questo stile perdurò fino al 550 ca. a.C., con notevole successo commerciale, diffondendosi in una vasta area geografica. Analoghi motivi di origine orientale compaiono anche su vasi prodotti in Laconia e in Beozia, a Càlcide, Rodi e Sardi.

Per quanto riguarda la scultura, si sono conservati solo pochi esemplari in terracotta, in bronzo (come la statuetta di Apollo proveniente forse da Tebe, oggi al Museum of Fine Arts di Boston) e in calcare (come la Dama di Auxerre del 650 ca. a.C., Louvre, Parigi), tutti caratterizzati da una notevole tendenza all’astrazione, ma anche talvolta riccamente decorati secondo quello che viene definito “stile dedalico” (da Dedalo).

Gli edifici del periodo geometrico e orientalizzante erano strutture semplici, in argilla cruda e pietrisco. Le prime abitazioni furono capanne circolari, che assunsero in un secondo momento pianta ellittica, quindi a ferro di cavallo e infine rettangolare, orientata sull’asse est-ovest e con un’entrata a porticato in corrispondenza di una delle due estremità; i tetti erano a due spioventi, in terra battuta o in paglia. I templi presentavano inizialmente una struttura rettangolare con estremità absidata, come negli esempi di Eretria (sull’isola di Eubea) e Thermos (in Etolia), e più tardi una pianta rettangolare, più o meno allungata, spesso lunga cento piedi (ekatónpedon), come nel primo tempio di Era a Samo (800 ca. a.C.). L’ingresso era preceduto da un portico; nella cella, che occupava tutto l’interno, il soffitto era sorretto da un’unica fila di colonne lignee disposte lungo l’asse maggiore (in seguito sostituita da una doppia fila).