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Cenni storici |
Il termine 'biologia' comparve per la prima volta agli inizi dell'Ottocento, negli scritti del biologo tedesco Gottfried R. Treviranus; in realtà, la biologia, intesa come studio dei viventi, trova le sue radici in epoche antiche, nelle opere di Aristotele, Plinio il Vecchio, Ippocrate, Galeno. L'interesse per la diversità delle forme viventi, in particolare, crebbe in epoca medievale ed è ancora oggi testimoniato dai cosiddetti bestiari ed erbari, in cui animali e piante vengono riprodotti con un gusto che in molti casi sembra dettato, più che da un criterio scientifico, da una certa curiosità per il mostruoso e per l'esotico. Un notevole impulso alle osservazioni biologiche fu dato nel 1665 dalla creazione del primo microscopio ottico, da parte dello scienziato olandese Robert Hooke che, grazie al suo strumento, effettuò alcune osservazioni su sezioni di sughero e utilizzò per primo il termine cellula. In seguito, le osservazioni dello scienziato olandese Antoni Van Leeuwenhoek e, nel corso dell'Ottocento, le ricerche del fisiologo tedesco Theodor Schwann, del botanico tedesco Matthias Schleiden e del patologo tedesco Rudolf Virchow portarono alla formulazione della teoria cellulare, caposaldo della biologia. Il termine 'biologia' fu diffuso nel corso dello stesso secolo dal naturalista francese Jean-Baptiste de Lamarck, che dava a tale parola un’accezione ampia, onde comprendere il numero sempre crescente di discipline che hanno come oggetto di studio gli esseri viventi. Uno dei più accesi sostenitori della biologia come scienza unificata di tutti gli organismi viventi fu lo zoologo britannico Thomas Henry Huxley, il quale sostenne che la convenzionale divisione tra botanica e zoologia fosse artificiale e che gli esseri viventi dovessero essere studiati in modo integrato. Con la descrizione di molte specie viventi che non si potevano comprendere nei due regni animale e vegetale, come i prototisti, oggi l'approccio di Huxley allo studio della biologia appare ancora più convincente di quanto non dovesse sembrare ai suoi contemporanei. Tappe fondamentali per la biologia furono gli studi sulla trasmissione dei caratteri ereditari del monaco moravo Gregor J. Mendel, che trovarono opportuna considerazione ai primi del Novecento; la teoria secondo la quale i geni si trovano sui cromosomi, che si deve al genetista statunitense Thomas H. Morgan; la scoperta del DNA, a opera del biofisico britannico Francis H.C. Crick e del biologo statunitense James D. Watson.
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