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Guerre puniche
1. Introduzione

Guerre puniche Serie di conflitti combattuti tra Roma e Cartagine fra il III e il II secolo a.C. per il controllo del mar Mediterraneo. Le tre guerre puniche (da punicus, aggettivo che deriva da poeni, il nome con cui i cartaginesi, popolo di origine fenicia, erano chiamati dai romani) costituirono, nella memoria collettiva del popolo romano, uno dei momenti più alti della sua storia; al termine di esse, infatti, si poté dire neutralizzata la potenza tradizionalmente rivale dell'espansionismo di Roma, la cui inimicizia era fatta addirittura risalire dalla mitologia romana all'abbandono della regina fenicia Didone da parte di Enea, lontano progenitore del popolo romano. Particolarmente gloriosa fu la vittoria nella seconda delle tre guerre, che vide affrontarsi due tra i più celebri personaggi del mondo antico: il cartaginese Annibale e il generale romano Scipione Africano.

2. Prima guerra punica (264-241 a.C.)

La prima guerra punica scoppiò per la crescente rivalità politica ed economica tra Roma e Cartagine. Dopo le guerre tarantine, infatti, Roma aveva posto sotto la propria diretta influenza le città italiote della Magna Grecia, minacciando in questo modo nel Mediterraneo meridionale la supremazia di Cartagine, che poteva contare sui vasti possedimenti punici in Sicilia. Il controllo del mare era fondamentale per l'economia cartaginese: agricoltura e attività manifatturiera, allora molto prospere, avevano nel commercio d'oltremare il loro sbocco naturale.

L'occasione del conflitto fu data dai mercenari campani mamertini, assediati a Messana (oggi Messina), che chiesero aiuto a entrambe le città contro Gerone II di Siracusa. Cartagine, come si è detto, controllava già parte della Sicilia e i romani accolsero la richiesta con l'intenzione di cacciare i cartaginesi dall'isola. Approntata la loro prima grande flotta, i romani dichiararono guerra e sconfissero i cartaginesi nella battaglia di Milazzo (260 a.C.): le navi romane, sotto la guida del console Caio Duilio avevano per l'occasione sperimentato i cosiddetti 'rostri', pontili ribaltabili che consentivano di agganciare le navi nemiche e farvi salire i propri soldati, trasferendo così nelle battaglie navali alcune delle modalità del combattimento terrestre di fanteria in cui i romani erano superiori ai cartaginesi.

Altre vittorie arrisero ai romani, nelle acque di Tindari e al largo del promontorio Ecnomo (presso Licata), ma essi non riuscirono a impadronirsi della Sicilia. Nel 256 a.C. un'armata romana sotto il comando del console Marco Attilio Regolo stabilì una base in Nord Africa, ma l'anno seguente i cartaginesi la costrinsero a ritirarsi, dopo averla duramente sconfitta presso Tunisi: Regolo stesso fu fatto prigioniero e molti dei soldati romani superstiti morirono travolti da una tempesta l'anno successivo. La guerra continuò, combattuta in gran parte nelle acque circostanti la Sicilia, e si concluse – dopo alterne vicende – solo nel 241 a.C. con una battaglia navale presso le isole Egadi, vinta dai romani guidati dal console Caio Lutazio Catulo.

La vittoria fruttò a Roma il controllo della Sicilia (prima provincia romana) e nel 237 a.C. la conquista della Sardegna e della Corsica, a loro volta organizzate in provincia. Le condizioni di pace, imposte ai cartaginesi dal console Lutazio Catulo, furono durissime: oltre alle perdite territoriali e all'impegno di non belligeranza, essi dovevano restituire senza riscatto i prigionieri romani e impegnarsi a pagare un'esorbitante indennità di guerra.

3. Seconda guerra punica (218-201 a.C.)

Amilcare Barca, che aveva già guidato i cartaginesi nel 241 a.C., decise di avviare una campagna militare in Spagna per compensare la perdita della Sicilia. Il figlio Annibale, divenuto comandante delle forze cartaginesi in quella regione (221 a.C.), attaccò ed espugnò (219 a.C.) la città spagnola di Sagunto, alleata di Roma: l'avvenimento scatenò la seconda guerra punica. Nella primavera del 218 a.C. Annibale, alla testa di un ingente esercito che includeva anche numerosi elefanti, attraversò la Spagna e la Gallia e varcò le Alpi per attaccare i romani in Italia prima che questi potessero completare i preparativi di guerra. Attestatosi saldamente nel Nord Italia, dopo aver vinto i romani presso i fiumi Ticino e Trebbia, si spinse verso sud riportando successivamente due importanti vittorie, al lago Trasimeno (217 a.C.) e a Canne (216 a.C.).

I comandanti romani di maggior spicco in questa prima parte della guerra furono il dittatore Quinto Fabio Massimo, detto 'il Temporeggiatore' poiché dopo la sconfitta romana del Trasimeno cercò di tenere a distanza il nemico e di logorarlo con una tattica attendista, e il console Caio Terenzio Varrone, sfortunato comandante dell'esercito romano a Canne. Negli anni successivi i romani combatterono con successo in Spagna contro i cartaginesi, e ripresero l'iniziativa in Italia meridionale, dove rioccuparono e punirono duramente Siracusa (211 a.C.) e Capua, mentre Annibale cercava, con alterne fortune, di sobillare i popoli italici contro Roma.

Le pressanti richieste di Annibale di rinforzi e armi da Cartagine ottennero nel 207 a.C. l'invio di un esercito guidato dal fratello Asdrubale che lasciò la Spagna, attraversò le Alpi, ma in uno scontro presso il fiume Metauro venne sconfitto e ucciso. Il giovanissimo generale romano Publio Cornelio Scipione, conosciuto come Scipione Africano, che aveva sbaragliato i cartaginesi in Spagna, nel 204 a.C. sbarcò con un esercito in Nord Africa, ove intendeva trasferire la guerra. Annibale fu richiamato in Africa ma, alla guida di un esercito non ben addestrato, fu sconfitto da Scipione nel 202 a.C. a Zama.

La battaglia mise termine alla guerra e segnò la fine della potenza di Cartagine, che dovette cedere la Spagna (rapidamente organizzata in provincia romana) e le isole del Mediterraneo ancora in suo possesso, rinunciare alla flotta, escluse dieci navi, pagare una nuova pesante indennità e impegnarsi a non intraprendere guerre senza il preventivo permesso di Roma, che si ritrovava dunque ancora vittoriosa, sebbene a carissimo prezzo: da un lato quello delle numerose vite umane sacrificate, dall'altro quello delle devastazioni del proprio territorio agricolo provocate da oltre quindici anni di guerra in Italia.

4. Terza guerra punica (149-146 a.C.)

Nel II secolo a.C., tuttavia, Cartagine continuava a prosperare nei commerci infastidendo Roma, che si stava nel frattempo imponendo come potenza politica egemone nell'area mediterranea. Costretta dalle clausole di pace a rivolgersi verso l’entroterra africano, essa entrò ben presto in conflitto con il re dei Numidi, Massinissa, che approffittava delle dure sanzioni imposte a Cartagine per ampliare i propri domini. Impossibilitata anche a difendersi senza il permesso di Roma, Cartagine cominciò a riarmarsi in segreto, offrendo così il pretesto ai romani per dare inizio alla terza guerra punica: incitati dall'autorità morale di Catone il Censore, cui si attribuisce in senato la celebre frase 'censeo Carthaginem delendam esse' ('penso che Cartagine debba essere distrutta'), e sotto la guida militare di Scipione Emiliano, conquistarono Cartagine dopo tre anni di assedio, radendola al suolo, vendendo come schiavi gli abitanti sopravvissuti e trasformando nella provincia d'Africa il territorio che le era appartenuto.