| Guerre puniche | Articolo | ||||
| Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File. | |||||
| 3. | Seconda guerra punica (218-201 a.C.) |
Amilcare Barca, che aveva già guidato i cartaginesi nel 241 a.C., decise di avviare una campagna militare in Spagna per compensare la perdita della Sicilia. Il figlio Annibale, divenuto comandante delle forze cartaginesi in quella regione (221 a.C.), attaccò ed espugnò (219 a.C.) la città spagnola di Sagunto, alleata di Roma: l'avvenimento scatenò la seconda guerra punica. Nella primavera del 218 a.C. Annibale, alla testa di un ingente esercito che includeva anche numerosi elefanti, attraversò la Spagna e la Gallia e varcò le Alpi per attaccare i romani in Italia prima che questi potessero completare i preparativi di guerra. Attestatosi saldamente nel Nord Italia, dopo aver vinto i romani presso i fiumi Ticino e Trebbia, si spinse verso sud riportando successivamente due importanti vittorie, al lago Trasimeno (217 a.C.) e a Canne (216 a.C.).
I comandanti romani di maggior spicco in questa prima parte della guerra furono il dittatore Quinto Fabio Massimo, detto 'il Temporeggiatore' poiché dopo la sconfitta romana del Trasimeno cercò di tenere a distanza il nemico e di logorarlo con una tattica attendista, e il console Caio Terenzio Varrone, sfortunato comandante dell'esercito romano a Canne. Negli anni successivi i romani combatterono con successo in Spagna contro i cartaginesi, e ripresero l'iniziativa in Italia meridionale, dove rioccuparono e punirono duramente Siracusa (211 a.C.) e Capua, mentre Annibale cercava, con alterne fortune, di sobillare i popoli italici contro Roma.
Le pressanti richieste di Annibale di rinforzi e armi da Cartagine ottennero nel 207 a.C. l'invio di un esercito guidato dal fratello Asdrubale che lasciò la Spagna, attraversò le Alpi, ma in uno scontro presso il fiume Metauro venne sconfitto e ucciso. Il giovanissimo generale romano Publio Cornelio Scipione, conosciuto come Scipione Africano, che aveva sbaragliato i cartaginesi in Spagna, nel 204 a.C. sbarcò con un esercito in Nord Africa, ove intendeva trasferire la guerra. Annibale fu richiamato in Africa ma, alla guida di un esercito non ben addestrato, fu sconfitto da Scipione nel 202 a.C. a Zama.
La battaglia mise termine alla guerra e segnò la fine della potenza di Cartagine, che dovette cedere la Spagna (rapidamente organizzata in provincia romana) e le isole del Mediterraneo ancora in suo possesso, rinunciare alla flotta, escluse dieci navi, pagare una nuova pesante indennità e impegnarsi a non intraprendere guerre senza il preventivo permesso di Roma, che si ritrovava dunque ancora vittoriosa, sebbene a carissimo prezzo: da un lato quello delle numerose vite umane sacrificate, dall'altro quello delle devastazioni del proprio territorio agricolo provocate da oltre quindici anni di guerra in Italia.