| Trova nell'articolo | Ciad | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Ciad (nome ufficiale Jumhūrīyat Tashād, République du Tchad, Repubblica del Ciad), stato dell’Africa centrosettentrionale; privo di sbocco al mare, è delimitato a nord dalla Libia, a est dal Sudan, a sud dalla Repubblica Centrafricana, a ovest da Camerun, Nigeria e Niger. Territorio dell’Africa equatoriale francese dal 1910, il Ciad ottenne l’indipendenza l’11 agosto 1960. La superficie territoriale è di 1.284.000 km²; la capitale è N’Djamena.
| 2. | Territorio |
Tre diverse regioni caratterizzano da nord a sud il vasto territorio del Ciad, posto in una zona geografica di transizione tra il Maghreb e l’Africa subsahariana: il deserto del Sahara, il semidesertico Sahel e la regione del Sudan.
La sezione settentrionale del paese è compresa nel deserto del Sahara; in quest’area, oltre la fascia di Aozou al confine con la Libia, si elevano a nord-ovest il massiccio di origine vulcanica del Tibesti, che raggiunge la sua massima altitudine nell’Emi Koussi (3.415 m), a est il massiccio dell’Ennedi (Altopiano di Basso, 1.450 m), mentre a sud-ovest si estende la depressione del bacino del Bodélé.
La sezione centrale è occupata dal Sahel; a eccezione dell’altopiano di Ouaddaï (che ha un’altitudine inferiore ai 1.000 m) e delle estreme propaggini del Darfur a est, quest’area è dominata dal profilarsi dell’ampio bacino del lago Ciad, che gradualmente digrada verso sud. Il Bahr-al-Gazal (letteralmente “fiume delle Gazzelle”), un corso d’acqua temporaneo, congiunge la depressione del Bodélé a quella del lago Ciad.
Nell’area meridionale, infine, si estende una parte del Sudan, prossimo alla fascia equatoriale; questa regione è in gran parte pianeggiante, se si escludono il massiccio del Guéra (1.613 m) a nord e i tavolati dell’Adamaoua e dell’Oubangui a sud, ed è caratterizzata dalla presenza del lago Ciad (posto a nord-ovest, a un’altitudine di 281 m sul livello del mare), alimentato dal fiume Chari e dai suoi affluenti, che delimitano un’area fertile a sud-ovest del territorio.
| 1. | Idrografia |
Nelle regioni settentrionale e centrale del Ciad non esiste una vera e propria rete idrografica e anche gli uadi, che solcano i rilievi montuosi e le vaste depressioni, per via delle frequenti siccità, solo occasionalmente sono occupati dall’acqua di piovaschi improvvisi e violenti. Alcuni rappresentano la testimonianza fossile di fiumi ormai estinti, che andavano a confluire nell’originariamente immenso lago Ciad (Mega-Ciad). Le oasi si trovano in prossimità di rari affioramenti della falda acquifera, alimentata dagli uadi infiltratisi nel sottosuolo.
La sezione meridionale del paese è percorsa da numerosi corsi d’acqua, tra cui il Kéita, il Salamat e soprattutto il Logone, che occupano un’ampia pianura e confluiscono nel fiume principale, il Chari (lungo 950 km, il suo bacino idrografico occupa una superficie di circa 250.000 km²), il maggior immissario del lago Ciad. Questo lago, scarsamente profondo (2-6 m), circondato da un’ampia fascia paludosa e in parte salato, è quanto resta di un antico mare interno, che nel Pleistocene occupava una vasta area di depressioni a sud-ovest del Tibesti. Importante riserva idrica, il lago viene sfruttato per la pesca e il suo limo, arricchito dalla decomposizione dei papiri, rende particolarmente fertile il terreno. Durante la stagione delle piogge raddoppia il suo volume, passando da 10.000 km² di superficie a 25.000-26.000 km²: recenti siccità, tuttavia, e l’eccessivo sfruttamento delle acque per l’irrigazione delle aree coltivabili ne hanno abbassato drasticamente il livello.
| 2. | Clima |
Nel Ciad si alternano tre stagioni, una secca da marzo a giugno, una umida da luglio a ottobre, e una relativamente fresca da novembre a febbraio. Nel nord, desertico, le precipitazioni annue sono quasi inesistenti (25 mm nell’oasi di Faya-Largeau) e le temperature sono molto elevate di giorno e fredde di notte. Nel centro, semidesertico, quando non si verificano particolari condizioni di siccità, le precipitazioni annue variano da 250 a 500 mm. Il sud presenta un clima tropicale, con abbondanti precipitazioni (1.200 mm) ed escursioni termiche annuali e giornaliere attenuate. La temperatura media diurna a N’Djamena varia dai 33 °C in dicembre (14 °C la notturna) ai 42 °C in aprile (23 °C la notturna).
| 3. | Flora e fauna |
Alle diverse regioni fisiche e climatiche corrispondono altrettante successioni vegetali. A nord, nell’ambiente del deserto, la vegetazione è quasi inesistente, fatta eccezione per le oasi, dove cresce la palma da dattero, e per l’area del massiccio del Tibesti, dove sopravvivono piante endemiche. La boscaglia, con piante xerofite, cespugli e arbusti, caratterizza il Sahel, consentendo la pastorizia transumante. La regione umida del Sudan, invece, è ricoperta di savane erbose e arborate (vari tipi di acacia, euforbie); in corrispondenza dei fiumi è presente la foresta a galleria.
I principali animali del deserto sono il dromedario, utile mezzo di locomozione, la volpe di Ruppell (Vulpes rueppellii) e il fennec, che si cibano di piccoli roditori come il topo-canguro, e una grande quantità di rettili e insetti. Nella steppa vi sono alcuni corridori resistenti alla sete: tra i più caratteristici, l’antilope di Mendes, l’orice dalle corna a sciabola e la gazzella dama. Popolano la savana altri grandi mammiferi, cui è associata l’immagine stessa dell’Africa: il cudù, la zebra, la giraffa, il leone, il leopardo, l’ippopotamo, il rinoceronte, l’elefante.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
La regione del Sahel fu colpita, tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da un periodo di forte siccità, che causò la morte di intere mandrie di bestiame e gravi disagi per le popolazioni di allevatori seminomadi. L’eccessivo sfruttamento dei pascoli, unito a interventi invasivi sulla vegetazione spontanea per far posto alle colture, ha aggravato un progressivo processo di desertificazione, causa, tra l’altro, del lento prosciugarsi del lago Ciad. Programmi speciali a sostegno dell’ambiente hanno trovato difficoltà di attuazione in conseguenza della guerra civile protrattasi per un trentennio.
I parchi nazionali di Zakouma e di Manda, nella regione del Sudan, e le riserve faunistiche, tra cui la vasta area (8 milioni di ettari di estensione, pari al 6% del territorio) di Ouadi Rime-Ouadi Achim nel Sahel, pur costituendo aree protette, non possono essere adeguatamente tutelate per mancanza di fondi. Il bracconaggio ha determinato la drastica riduzione dell’elefante africano, vittima del commercio dell’avorio.
| 3. | Popolazione |
Il Ciad ha una popolazione di 10.111.337 abitanti (2008). La densità media, di 8 unità per km², che parrebbe bassa di per sé, è alta se valutata in rapporto alle possibilità di sostentamento offerte dal territorio. La metà della popolazione è concentrata, infatti, nella porzione fertile del Sudan, ovvero nei villaggi delle vallate del Logone e del Chari, e nelle città maggiori (dove vive il 26% dei ciadiani).
Il tasso di fecondità è molto alto (5,4 figli per donna nel 2008) e notevole è anche il tasso di mortalità infantile (100 morti per 1000 nati vivi nel 2008). Anche la speranza di vita media – 47,4 anni (2008) – è un chiaro indicatore di condizioni di vita arretrate, di una scarsa alimentazione e di una situazione sanitaria carente.
Una scarsa omogeneità contraddistingue la popolazione del Ciad, dove sono presenti più di duecento etnie. Il nord e il centro del paese sono abitati da popolazioni di allevatori nomadi o seminomadi (nell’area del Tibesti i tebu, nel Sahel i teda, i daza e gli zaghawa), commistione tra genti berbere, arabe e sudanesi. Nella regione meridionale prevalgono i sudanesi, stanziali e dediti all’agricoltura, il cui gruppo etnico più importante è costituito dai sara, seguiti dai massa e dai mundang; sul massiccio del Guéra vivono gli hadjerai, popolazione negride arcaica.
| 1. | Lingua e religione |
Lingue ufficiali sono il francese (parlato soltanto dal 5% dei ciadiani) e l’arabo, ma localmente sono diffuse un centinaio di lingue e dialetti diversi, specchio della variegata composizione etnica della popolazione. Nella regione del Sudan il sara è parlato da un milione di persone.
Le popolazioni del nord e del centro sono di religione musulmana (50%) con commistioni di credenze animiste. Nella regione del Sudan si è affermata in parte la religione cristiana (7%), soprattutto cattolica, ed è diffuso l’animismo (43%).
| 2. | Istruzione e cultura |
Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 53,6% (2000), nonostante l’istruzione sia obbligatoria per un ciclo di sei anni, dai 6 ai 12 anni di età. L’unico ateneo presente è l’Università del Ciad, istituita a N’Djamena nel 1971. Il Museo etnografico della capitale ospita interessanti sezioni dedicate alla preistoria e alla paleontologia. Per quanto riguarda l’arte, la musica, il teatro, la letteratura, vedi Arte africana; Musica africana; Teatro africano; Letteratura africana.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Il Ciad è amministrativamente suddiviso in 18 regioni, a loro volta ripartite in 48 dipartimenti.
Oltre alla capitale N’Djamena (già Fort-Lamy), unica città di media grandezza, altri centri sono Sahr (già Fort-Archambault), sul fiume Chari, Moundou e Bongor, sul fiume Logone, e Abéché, sull’altopiano di Ouaddaï. Le città sono in fase di espansione in quanto esercitano una notevole attrazione sulle popolazioni rurali circostanti; queste si stabiliscono di norma nelle periferie, dove ripropongono gli schemi costruttivi dei villaggi d’origine.
| 5. | Economia |
Sebbene lo sfruttamento del territorio si limiti al 2,9% (2003), l’agricoltura resta la risorsa economica principale del paese. I prodotti locali sono esclusivamente destinati al fabbisogno alimentare interno; il cotone, coltivato nel sud, è invece la fonte principale delle esportazioni. Altrettanto vitali per la sussistenza della popolazione sono le risorse della pesca. Il prodotto interno lordo fu, nel 2006, di 6.541 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 624,90 dollari USA, uno dei più bassi del mondo.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’economia del paese si fonda principalmente su un’agricoltura di sussistenza, che occupa l’83% della forza lavoro e contribuisce alla formazione del PIL per il 20,5% (2006). Il cotone è il prodotto principale del paese (86.000 tonnellate nel 2006) e copre l’80,7% delle esportazioni. Nelle regioni sahariana e saheliana le popolazioni sono dedite a una cerealicoltura di sussistenza: miglio e sorgo costituiscono la base dell’alimentazione. Nel sud del paese riso (coltivato nelle aree inondabili), canna da zucchero, patate dolci, mais, manioca, sesamo, arachidi e frutta vengono coltivati per l’autoconsumo. L’allevamento viene praticato prevalentemente nelle regioni centrali e parzialmente al nord, dove circa un terzo della terra è tenuto a pascolo. Il patrimonio zootecnico comprende: bovini (6.540.000 capi), ovini (2.628.000 capi), caprini (5.842.600 capi) e camelidi (740.000 capi).
| 2. | Risorse forestali e pesca |
La superficie coperta da foreste è il 9,3% (2005) del territorio del paese; la pressione demografica nella regione fertile del Sudan, con il conseguente utilizzo di aree un tempo boschive per le coltivazioni, ne ha causato una riduzione. Attiva è la pesca (70.000 tonnellate di pescato nel 2005) sia nel lago Ciad sia nei due fiumi principali, il Chari e il Logone.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
Il salgemma è la risorsa mineraria principale, mentre piccoli giacimenti di petrolio nelle vicinanze del lago Ciad sono in via di sviluppo produttivo. Sono stati recentemente scoperti a nord, nella fascia di Aozou, depositi di bauxite, oro e uranio, ma non sono ancora sfruttati per l’insufficienza delle infrastrutture. Quest’area di confine, ricca di risorse, nel 1972 è stata rivendicata dalla Libia che l’occupò, per poi ritirarsi soltanto nel 1994, dopo il verdetto della Corte internazionale di giustizia dell’Aia.
| 4. | Industria |
L’attività industriale si concentra sulla lavorazione e la produzione di cotone, zucchero, olio di arachidi, e sulla conservazione di carne e pesce. Lo sfruttamento delle riserve di petrolio ha condotto alla costruzione di una raffineria nei pressi della capitale. Il comparto industriale occupa il 4% della popolazione attiva, e fornisce il 54,8% (2006) del PIL annuo.
| 5. | Commercio e finanza |
Nel 2000 il valore totale delle importazioni fu di 290 milioni di dollari USA (tra i maggiori partner la Francia, gli Stati Uniti, il Camerun e la Nigeria), mentre le esportazioni, che avvengono perlopiù verso la Francia, furono di 183 milioni di dollari USA, con un saldo negativo di -42,5%.
Il paese appartiene all’Unione monetaria dell’Africa centrale; la valuta nazionale è il franco CFA.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
Il Ciad manca di una rete ferroviaria; la rete stradale si estende per 33.400 km, di cui solo lo 0,8% (1999) è asfaltato. L’unico aeroporto internazionale si trova presso la capitale. Data la mancanza di uno sbocco al mare, gli scambi internazionali si svolgono perlopiù tramite porti esteri.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Colonia francese dalla seconda metà del XIX secolo, il Ciad divenne parte dell’Africa Equatoriale Francese nel 1910. Il paese ottenne l’indipendenza l’11 agosto 1960 ma è da allora lacerato da un drammatico conflitto civile che oppone il nord arabo-berbero alle tribù sudanesi del sud. Dal 1975 il paese ha visto ripetuti colpi di stato militari, l’ultimo dei quali nel 1990. Dal 1993 è in atto un faticoso processo di pacificazione, pervenuto nel 1996 all’adozione di una nuova Costituzione (emendata nel 2005, con la rimozione del limite di due mandati precedentemente previsto per il presidente) e allo svolgimento di libere elezioni.
| 1. | Potere esecutivo |
Il presidente, eletto a suffragio universale per cinque anni, dispone di ampi poteri, nomina il primo ministro e, su indicazione di questi, i ministri del governo (Consiglio di stato).
| 2. | Potere legislativo |
Il sistema legislativo è basato su un Parlamento unicamerale, l’Assemblea nazionale (Assemblée nationale), composta da 155 membri eletti a suffragio universale per quattro anni. Hanno diritto al voto tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
L’ordinamento giudiziario, basato sul diritto francese e sul sistema consuetudinario locale, prevede una Corte suprema, una Corte d’appello, corti criminali e tribunali di grado inferiore. È in vigore la pena di morte.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il territorio del Ciad è suddiviso in 18 regioni, a loro volta ripartite in 48 dipartimenti.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare è obbligatorio per tutti i cittadini maschi abili a partire dai 20 anni di età. Le forze armate contavano 30.350 effettivi nel 2004.
| 6. | Forze politiche |
I principali partiti sono oggi il Movimento patriottico di salvezza (Mouvement patriotique du salut, MPS) e il Raggruppamento per la democrazia e il progresso (Rassemblement pour la démocratie et le progrès). Nel Sud del paese operano diverse formazioni guerrigliere separatiste.
| 7. | Storia |
Pitture rupestri testimoniano che la regione sahariana, non ancora desertica, fu abitata fin dal neolitico. Al sud, genti dedite alla pesca e all’agricoltura popolarono la regione del lago Ciad, la cui superficie era allora più estesa. A nord e a est, sui rilievi dell’Ennedi e del Tibesti, tribù nomadi erano dedite alla pastorizia e all’allevamento.
| 1. | L’impero di Kanem-Bornu |
Verso l’VIII secolo genti nilotiche, spinte a sud-ovest dall’avanzare del deserto, si fusero con alcune tribù meridionali dando vita, nella regione a nord-est del lago Ciad, al regno di Kanem, che si sviluppò grazie a un prospero traffico di schiavi con il Fezzan e le coste del Mediterraneo. Nell’XI secolo lo stato accolse l’islam, estendendosi in seguito nel Bornu, nell’Ouaddaï e nel Fezzan. Nel XIV secolo, indebolito dalle incursioni di nomadi, il Kanem decadde, mentre andò affermandosi il Bornu, che nel XVI secolo diventò il centro dell’impero del Kanem-Bornu.
Nel XVII secolo, con l’insediarsi alla periferia nord-occidentale di tribù tuareg, l’impero si avviò al declino, favorendo l’emergere dei sultanati di Baghirmi e Ouaddaï, la cui più notevole risorsa economica fu a lungo il commercio degli schiavi verso l’Africa settentrionale. L’estremo sud del paese, la “terra dei sara” (genti sudanesi), non diede mai vita a stati organizzati come quelli settentrionali; caratterizzata dalla savana e da una lunga stagione delle piogge, la regione era infatti difficilmente percorribile e vi si sviluppò un insediamento costituito perlopiù da villaggi isolati.
| 2. | La colonizzazione francese |
Nella prima metà dell’Ottocento, il lago Ciad venne raggiunto da diverse esplorazioni europee. La conferenza di Berlino (1884-85) assegnò la regione alla Francia, a condizione che la occupasse effettivamente. Verso la fine del secolo alcune spedizioni militari francesi raggiunsero il lago, tra cui la “colonna Voulet-Chanoine”, che si distinse per le atrocità commesse. La penetrazione francese incontrò tuttavia una forte resistenza, condotta soprattutto dal mercante di schiavi sudanese Rabah Zubair, il quale giunse a controllare un vasto territorio.
La morte di Zubair nella battaglia di Kousséri (1900) aprì le porte alla conquista e dopo la capitolazione dell’Ouaddaï (1909) il Ciad venne unito all’Africa equatoriale francese. La resistenza si protrasse per molti anni, sia nel nord e nell’est del paese, sia nelle regioni meridionali. Qui i francesi abolirono la schiavitù, sostituendola tuttavia con il sistema del portage, l’arruolamento forzato di portatori. Negli anni Venti e Trenta, i francesi ricorsero ai lavori forzati per la costruzione della ferrovia che univa il fiume Congo all’Atlantico, durante la quale morirono di fatica e di stenti migliaia di sara.
L’intervento coloniale francese privilegiò il sud fertile (il cosiddetto “Ciad utile”), in cui venne imposta la coltura obbligatoria del cotone. Per amministrare la colonia, al nord i francesi si appoggiarono alle élite islamiche locali, mentre al sud crearono un sistema educativo in cui venne formata una classe dirigente cattolica e strettamente legata alla Francia, ponendo le premesse per i successivi conflitti. A causa dei contenziosi con le altre potenze coloniali, il Ciad ebbe un assetto definitivo solo verso la metà degli anni Trenta. Nel 1935 il primo ministro Pierre Laval favorì la cessione alla colonia libica italiana della Banda di Aozou, ma l’accordo non venne mai ratificato per lo scoppio della seconda guerra mondiale, durante la quale il Ciad, unito alla “Francia libera” del generale Charles De Gaulle, venne utilizzato come base militare per la riconquista dell’Africa del Nord, a partire dal Fezzan (battaglia di Koufra, 1942).
| 3. | L’indipendenza e la guerra civile |
Nel 1946 venne fondato il Partito popolare ciadiano (PPC), radicato nel sud, che vinse le elezioni autonome del 1956. Nel 1959 il Ciad diventò autonomo nel quadro della Comunità francese e il leader del PPC, François Tombalbaye, un avvocato di etnia sara, diventò capo del governo. L’11 agosto 1960 il Ciad divenne indipendente, con Tombalbaye alla presidenza. Per diversi anni, il paese, privo di un’idonea classe dirigente, continuò ad affidarsi alla Francia, sia per l’amministrazione dello stato, sia per la sua difesa. Nel 1962, Tombalbaye impose come partito unico il Partito del popolo ciadiano (PPC). Negli anni successivi favorì il reclutamento dei funzionari civili e militari del sud, causando malumori tra le popolazioni islamiche e rompendo i delicati equilibri politici e sociali del nuovo stato. Nel 1965 i francesi lasciarono il paese. Nel 1966, a Nyala (Sudan), alcuni oppositori al regime di Tombalbaye fondarono il Fronte di liberazione nazionale (Frolinat), dando inizio alla guerriglia. Nel Frolinat si raccolse l’opposizione musulmana, ma anche quella laica, ispirata al nasserismo.
Nel 1968 Tombalbaye chiese aiuto alla Francia, il cui intervento non riuscì tuttavia a sconfiggere la guerriglia. Più efficace fu un secondo intervento francese nel 1969, diretto sia contro il Frolinat, sia contro il colonnello Muammar Gheddafi che lo sosteneva e che rivendicava alla Libia la Banda d’Aozou. In seguito alla sconfitta, il Frolinat si divise in diversi tronconi, tra cui una cosiddetta “seconda armata” guidata da Goukouni Oueddeï, sostenuta dalla Libia, e le Forze armate del Nord, dirette da Hissène Habré e sostenute dal Sudan. Confermato alla presidenza con un’elezione farsa nel 1969, Tombalbaye cercò di conquistarsi il consenso del paese facendo leva sui valori tradizionali. Riavvicinatosi ai paesi arabi e soprattutto al colonnello Gheddafi (del quale accettò l’annessione della Banda d’Aozou), Tombalbaye lanciò una violenta campagna antioccidentale, inimicandosi la Francia. Nel 1975, in seguito a una rivolta dell’esercito guidata dal generale Félix Malloum e sostenuta dalla Francia, Tombalbaye venne rovesciato e ucciso.
| 4. | Un complesso conflitto civile e geopolitico |
Insediatosi al potere, Malloum, a sua volta originario del sud, cercò un compromesso con le opposizioni armate del nord e nel 1978 affidò a Hissène Habré la guida di un governo provvisorio. L’accordo si ruppe nel febbraio 1979, quando Habré si impadronì della capitale N’Djamena. Un nuovo accordo sottoscritto a Kano, in Nigeria, sotto la pressione della Francia, istituì un Governo di unità nazionale di transizione (GUNT), ma gli scontri tra le diverse fazioni proseguirono. Nel 1980, grazie a un accordo segreto con Gheddafi, Goukouni Oueddeï si impadronì del potere costringendo all’esilio Habré. Nel 1981 annunciò l’unione con la Libia, ma le reazioni internazionali lo indussero ad abbandonare il progetto. Nel 1982, sottoposto a forti pressioni diplomatiche, Gheddafi ritirò il suo sostegno a Oueddeï, le cui forze in giugno vennero travolte da quelle di Habré.
Habré riuscì a imporre il suo controllo anche sulle regioni meridionali, reprimendo violentemente ogni opposizione. A nord riprese invece l’offensiva di Oueddeï, sostenuto di nuovo dalla Libia. Nel 1987, con il beneplacito degli Stati Uniti e grazie alle armi fornite dalla Francia e alle truppe zairesi di Mobutu, Habré lanciò un attacco contro le forze ribelli e quelle libiche, riconquistando ad agosto la Banda di Aozou. La Libia continuò tuttavia a giocare un ruolo decisivo negli equilibri ciadiani, sostenendo l’ex luogotenente di Habré, Idriss Déby. Questi, partendo dalle sue basi del Darfur, lanciò una potente offensiva contro le truppe di Habré, costringendolo alla fuga il 1° dicembre del 1990.
| 5. | La difficile transizione |
Il 4 dicembre 1990, tre giorni dopo la conquista di N’Djamena, Déby venne eletto alla presidenza del paese dal comitato centrale della sua organizzazione, il Movimento patriottico di salvezza (MPS), che diventò l’unico partito legale. Con Déby si affermarono l’etnia zaghawa, presente soprattutto nell’Ouaddaï, e quella degli hadjerai del Guéra. Déby cercò di assicurarsi il consenso del sud, destinando due ministeri a esponenti dell’etnia sara, tra cui il capo della guerriglia sudista Kotiga. Nel 1991, per andare incontro alle crescenti richieste di democratizzazione, Déby promulgò una Costituzione provvisoria, autorizzando il multipartitismo. Le riforme non favorirono tuttavia un’effettiva partecipazione delle diverse etnie al potere, che rimase sotto lo stretto controllo del clan di Déby e dello stuolo di funzionari corrotti ereditati dal vecchio regime, dei quali la mancanza di una nuova classe dirigente impediva la rimozione.
Al malcontento fece così seguito la ripresa della lotta armata, condotta da diverse organizzazioni tra cui quella dei partigiani di Habré, e la violenta reazione delle forze di Déby. Nel 1992 Déby perse l’appoggio del suo stesso clan e nel 1993, nel tentativo di recuperare il consenso, istituì una Conferenza nazionale rivolta a stabilire un programma di democratizzazione. Nello stesso anno venne formato un governo di transizione, in cui Déby conservò di fatto il monopolio del potere. Nuovi negoziati furono avviati in seguito, senza tuttavia riuscire a fermare il conflitto armato.
Nel marzo 1996 venne approvata con un referendum una nuova Costituzione (che fu respinta nel sud del paese, favorevole a un sistema federalista). In giugno Déby fu confermato alla presidenza battendo uno dei leader della guerriglia sudista, il generale Kamogué; questi, dopo le elezioni legislative del gennaio-febbraio 1997 vinte dal partito di Déby, venne eletto alla presidenza del Parlamento. L’inizio dello sfruttamento del petrolio a Doba riaccese i contrasti tra le autorità centrali e le province meridionali, dove alla fine dell’anno ripresero gli scontri armati tra truppe governative e ribelli. Nel 1998 un Frolinat rinnovato rilanciò la guerriglia nel nord, che si attenuò dopo la visita di Gheddafi a N’Djamena per riprendere nella primavera del 1999.
Nel maggio 2001 Déby fu rieletto alla presidenza del paese con più del 60% dei voti, in elezioni contestate da un’opposizione divisa e impotente. La protesta che ne seguì venne severamente repressa dalle truppe governative. Nelle successive elezioni legislative dell’aprile 2002, il Movimento patriottico di salvezza si aggiudicò 110 dei 155 seggi del Parlamento ciadiano.
| 6. | Sviluppi recenti |
Nell’ottobre del 2003 è ufficialmente inaugurato l’oleodotto che unisce la regione petrolifera di Doba con il porto camerunese di Kribi. Il progetto, contestato per il suo impatto ecologico, è finanziato dalla Banca Mondiale, che ottiene l’impegno del governo ciadiano a utilizzare i proventi del petrolio per promuovere lo sviluppo del paese.
Nel 2004 il conflitto del Darfur provoca un’ondata di profughi e innesca un’aspra polemica con il Sudan; Déby è infatti accusato dal governo di Khartoum di sostenere la ribellione nella provincia occidentale sudanese. Forte della sua maggioranza nel Parlamento, Déby impone una modifica alla Costituzione (confermata da un referendum nel giugno 2005) per togliere ogni ostacolo alla sua rielezione alla presidenza.
Nel novembre 2005, accusato di crimini contro l’umanità, l’ex presidente Hissène Habré viene arrestato in Senegal.
Nel gennaio del 2006 la decisione di Déby di distogliere una quota dei proventi del petrolio dalle spese sociali provoca la reazione del Fondo monetario internazionale, che sospende gli aiuti al paese. In marzo le truppe governative sventano un tentativo di colpo di stato. In maggio il presidente Déby è confermato, tra le proteste delle opposizioni, alla presidenza del paese. In seguito a un’ondata di violenze etniche, a novembre viene proclamato lo stato d’emergenza nelle regioni orientali del paese ai confini con il Darfur.