Ciad
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Ciad
2. Territorio

Tre diverse regioni caratterizzano da nord a sud il vasto territorio del Ciad, posto in una zona geografica di transizione tra il Maghreb e l’Africa subsahariana: il deserto del Sahara, il semidesertico Sahel e la regione del Sudan.

La sezione settentrionale del paese è compresa nel deserto del Sahara; in quest’area, oltre la fascia di Aozou al confine con la Libia, si elevano a nord-ovest il massiccio di origine vulcanica del Tibesti, che raggiunge la sua massima altitudine nell’Emi Koussi (3.415 m), a est il massiccio dell’Ennedi (Altopiano di Basso, 1.450 m), mentre a sud-ovest si estende la depressione del bacino del Bodélé.

La sezione centrale è occupata dal Sahel; a eccezione dell’altopiano di Ouaddaï (che ha un’altitudine inferiore ai 1.000 m) e delle estreme propaggini del Darfur a est, quest’area è dominata dal profilarsi dell’ampio bacino del lago Ciad, che gradualmente digrada verso sud. Il Bahr-al-Gazal (letteralmente “fiume delle Gazzelle”), un corso d’acqua temporaneo, congiunge la depressione del Bodélé a quella del lago Ciad.

Nell’area meridionale, infine, si estende una parte del Sudan, prossimo alla fascia equatoriale; questa regione è in gran parte pianeggiante, se si escludono il massiccio del Guéra (1.613 m) a nord e i tavolati dell’Adamaoua e dell’Oubangui a sud, ed è caratterizzata dalla presenza del lago Ciad (posto a nord-ovest, a un’altitudine di 281 m sul livello del mare), alimentato dal fiume Chari e dai suoi affluenti, che delimitano un’area fertile a sud-ovest del territorio.

1. Idrografia

Nelle regioni settentrionale e centrale del Ciad non esiste una vera e propria rete idrografica e anche gli uadi, che solcano i rilievi montuosi e le vaste depressioni, per via delle frequenti siccità, solo occasionalmente sono occupati dall’acqua di piovaschi improvvisi e violenti. Alcuni rappresentano la testimonianza fossile di fiumi ormai estinti, che andavano a confluire nell’originariamente immenso lago Ciad (Mega-Ciad). Le oasi si trovano in prossimità di rari affioramenti della falda acquifera, alimentata dagli uadi infiltratisi nel sottosuolo.

La sezione meridionale del paese è percorsa da numerosi corsi d’acqua, tra cui il Kéita, il Salamat e soprattutto il Logone, che occupano un’ampia pianura e confluiscono nel fiume principale, il Chari (lungo 950 km, il suo bacino idrografico occupa una superficie di circa 250.000 km²), il maggior immissario del lago Ciad. Questo lago, scarsamente profondo (2-6 m), circondato da un’ampia fascia paludosa e in parte salato, è quanto resta di un antico mare interno, che nel Pleistocene occupava una vasta area di depressioni a sud-ovest del Tibesti. Importante riserva idrica, il lago viene sfruttato per la pesca e il suo limo, arricchito dalla decomposizione dei papiri, rende particolarmente fertile il terreno. Durante la stagione delle piogge raddoppia il suo volume, passando da 10.000 km² di superficie a 25.000-26.000 km²: recenti siccità, tuttavia, e l’eccessivo sfruttamento delle acque per l’irrigazione delle aree coltivabili ne hanno abbassato drasticamente il livello.

2. Clima

Nel Ciad si alternano tre stagioni, una secca da marzo a giugno, una umida da luglio a ottobre, e una relativamente fresca da novembre a febbraio. Nel nord, desertico, le precipitazioni annue sono quasi inesistenti (25 mm nell’oasi di Faya-Largeau) e le temperature sono molto elevate di giorno e fredde di notte. Nel centro, semidesertico, quando non si verificano particolari condizioni di siccità, le precipitazioni annue variano da 250 a 500 mm. Il sud presenta un clima tropicale, con abbondanti precipitazioni (1.200 mm) ed escursioni termiche annuali e giornaliere attenuate. La temperatura media diurna a N’Djamena varia dai 33 °C in dicembre (14 °C la notturna) ai 42 °C in aprile (23 °C la notturna).

3. Flora e fauna

Alle diverse regioni fisiche e climatiche corrispondono altrettante successioni vegetali. A nord, nell’ambiente del deserto, la vegetazione è quasi inesistente, fatta eccezione per le oasi, dove cresce la palma da dattero, e per l’area del massiccio del Tibesti, dove sopravvivono piante endemiche. La boscaglia, con piante xerofite, cespugli e arbusti, caratterizza il Sahel, consentendo la pastorizia transumante. La regione umida del Sudan, invece, è ricoperta di savane erbose e arborate (vari tipi di acacia, euforbie); in corrispondenza dei fiumi è presente la foresta a galleria.

I principali animali del deserto sono il dromedario, utile mezzo di locomozione, la volpe di Ruppell (Vulpes rueppellii) e il fennec, che si cibano di piccoli roditori come il topo-canguro, e una grande quantità di rettili e insetti. Nella steppa vi sono alcuni corridori resistenti alla sete: tra i più caratteristici, l’antilope di Mendes, l’orice dalle corna a sciabola e la gazzella dama. Popolano la savana altri grandi mammiferi, cui è associata l’immagine stessa dell’Africa: il cudù, la zebra, la giraffa, il leone, il leopardo, l’ippopotamo, il rinoceronte, l’elefante.

4. Problemi e tutela dell’ambiente

La regione del Sahel fu colpita, tra gli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da un periodo di forte siccità, che causò la morte di intere mandrie di bestiame e gravi disagi per le popolazioni di allevatori seminomadi. L’eccessivo sfruttamento dei pascoli, unito a interventi invasivi sulla vegetazione spontanea per far posto alle colture, ha aggravato un progressivo processo di desertificazione, causa, tra l’altro, del lento prosciugarsi del lago Ciad. Programmi speciali a sostegno dell’ambiente hanno trovato difficoltà di attuazione in conseguenza della guerra civile protrattasi per un trentennio.

I parchi nazionali di Zakouma e di Manda, nella regione del Sudan, e le riserve faunistiche, tra cui la vasta area (8 milioni di ettari di estensione, pari al 6% del territorio) di Ouadi Rime-Ouadi Achim nel Sahel, pur costituendo aree protette, non possono essere adeguatamente tutelate per mancanza di fondi. Il bracconaggio ha determinato la drastica riduzione dell’elefante africano, vittima del commercio dell’avorio.