| Trova nell'articolo | Atletica leggera | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Atletica leggera Sport che si compone di numerose specialità suddivise in tre discipline fondamentali: corsa, salti e lanci. Le gare di atletica si svolgono in uno stadio costruito intorno a una pista di materiale sintetico, di forma ovale, della lunghezza di 400 metri e formata da due rettilinei e due ampie curve. Le corse si svolgono in pista, mentre per i concorsi dei salti e dei lanci esistono apposite pedane. Si gareggia anche al coperto (indoor) e le competizioni si svolgono in impianti dotati di una pista più ridotta, lunga 200 metri, sulla quale però non si possono disputare tutte le specialità.
L’atletica leggera in questi ultimi anni ha subito rapide trasformazioni che l’hanno portata, nella scia di altre discipline sportive, a un’accentuazione della componente spettacolare, spesso finalizzata a una ricerca esasperata del primato. L’evoluzione dei dati tecnici è attestata dalle tabelle dei record (mondiali, olimpici, continentali, nazionali) in continuo aggiornamento.
Le competizioni più importanti di atletica leggera, oltre alle Olimpiadi, sono i Campionati mondiali, le Universiadi, gli incontri fra rappresentative nazionali come la Coppa del Mondo e la Coppa Europa. Da alcuni anni, i meeting internazionali di atletica più importanti (Zurigo, Colonia, Bruxelles, Oslo, Montecarlo), organizzati con ricchi ingaggi per i campioni che accettano di parteciparvi, sono stati inseriti in un circuito, il Grand Prix, che registra, per ogni atleta, i migliori risultati stagionali e assegna, non solo disciplina per disciplina, ma anche attraverso una classifica generale, il riconoscimento di miglior atleta dell’anno.
| 2. | Corsa, marcia e maratona |
Le gare di corsa comprendono: le gare in serie, nelle quali gli atleti vengono suddivisi in gruppi e, ai fini della qualificazione ai turni successivi, contano solo i migliori tempi realizzati; le gare in batteria, dove vi è sempre una divisione dei concorrenti in gruppi, ma passa ai turni successivi solo chi si classifica meglio all’arrivo; infine le gare in linea, dove gli atleti partono tutti insieme.
| 1. | Corse piane |
Le corse si dividono in piane, di marcia e a ostacoli. Le corse piane comprendono gare di velocità pura (100 e 200 m), di velocità prolungata (400 m), di mezzofondo veloce (800 e 1500 m; ereditata dalla tradizione anglosassone, ma non inserita nei programmi olimpici, la corsa del miglio conserva un suo antico prestigio), di mezzofondo prolungato (5000 e 10.000 m, per gli uomini; 3000 e 10.000 per le donne).
Le corse piane comprendono inoltre le staffette, gare a squadre nelle quali il percorso viene diviso in frazioni; in ognuna di esse gareggia un concorrente per squadra; ciascun atleta (tranne l’ultimo, che porta a termine la prova) mette in azione il successivo passandogli il testimone (bastoncino in legno o plastica). Si disputano su varie distanze: 4 atleti x 100 m e 4 x 400 m.
Le corse rappresentano forse il momento più spettacolare nelle gare di atletica. Particolare fascino continuano a rivestire i 100 m, distanza sulla quale gli atleti si disputano la palma di uomo più veloce del mondo: non a caso molti sono i velocisti entrati nella leggenda e nell’immaginario popolare. Da qualche decennio le specialità della velocità sono dominate da atleti afroamericani ed è ormai evento eccezionale la partecipazione a finali di livello mondiale di velocisti bianchi. Nell’arco del XX secolo i record del mondo sui 100 e sui 200 m si sono abbassati di più di due secondi.
Una rassegna dei più grandi velocisti di tutti i tempi comprende: Jesse Owens, campione olimpico nero in entrambe le specialità veloci (100 e 200 m) ai Giochi di Berlino, davanti a un indispettito Adolf Hitler; Tommie Smith, vincitore dei 200 m alle Olimpiadi di Città di Messico e protagonista di un clamoroso gesto di protesta sul podio della premiazione; Valerij Borzov, forse l’atleta bianco più veloce di tutti i tempi; fino ai protagonisti degli anni Ottanta e Novanta, da Calvin Smith a Linford Christie, da Ben Johnson a Maurice Greene, tra cui spicca il campione che ha legato il suo nome all’impresa di conquistare ben otto medaglie d’oro nel corso di quattro edizioni delle Olimpiadi: Carl Lewis. Fra le donne ricordiamo Wilma Rudolph, Evelyn Ashford, Marita Koch, Florence Griffith, Gail Devers, Gwen Torrence, Merlene Ottey, Heike Drechsler. L’Italia vanta due grandi velocisti come Livio Berruti, vincitore dell’oro nei 200 m ai Giochi olimpici di Roma del 1960, e Pietro Mennea, a lungo detentore del record mondiale dei 200 m, prima di essere spodestato da Michael Johnson.
Altamente spettacolare è la gara dei 400 m, misura sulla quale si contendono la vittoria veri e propri superman in grado di mantenere velocità elevatissime per tutto il giro di pista. È una disciplina ibrida tra lo sprint e il mezzofondo, tanto che molti campioni della specialità possono eccellere sia nei 200 (come Michael Johnson), sia negli 800 (come il cubano Alberto Juantorena). Gli 800 e i 1500 possono dare vita ad appassionanti sfide tattiche, come pure trasformarsi in vertiginose rincorse al record: grandi mezzofondisti sono stati il britannico Lowe, lo statunitense Whitfield, il neozelandese Snell, il kenyano Keino, e in tempi più recenti ancora i britannici Sebastian Coe e Steve Ovett, prima che si imponessero i mezzofondisti e i fondisti africani, dai maghrebini (il marocchino Said Aouita, l’algerino Nourredine Morceli) ai cosiddetti “corridori degli altipiani” (i kenyani Henry Rono, Moses Kiptanui, John Ngugi, Paul Tergat, il naturalizzato danese Wilson Kipketer e l’etiope Haile Gebrselassie), veri e propri dominatori soprattutto sulle distanze dei 3000 siepi, dei 5000 e dei 10.000 m.
Sempre sulle distanze lunghe sono da ricordare i finlandesi Paavo Nurmi e Lasse Viren e il cecoslovacco Emil Zatopek. In campo femminile restano nella storia del mezzofondo e del fondo la sovietica Olga Kazankina, la rumena Dora Melinte, la cecoslovacca Jarmila Kratotchvilova, la francese Marie-José Perec. Anche l’Italia vanta una scuola di mezzofondo e di fondo che ha prodotto molti talenti: da Luigi Beccali, medaglia d’oro nei 1500 alle Olimpiadi di Los Angeles, nel 1932, oltre che primatista mondiale, a Franco Fava, da Marcello Fiasconaro ad Alberto Cova, da Salvatore Antibo a Francesco Panetta, da Paola Pigni a Gabriella Dorio, vincitrice dell’oro olimpico nel 1984 a Los Angeles negli 800 m.
| 2. | Corse a ostacoli |
Le corse a ostacoli si svolgono sulle distanze veloci dei 110 (100 per le donne) e dei 400 m. Gli ostacoli (alti 1,06 m per le prove sui 110 m e 0,91 m per i 400 m) sono dieci. Tra le gare a ostacoli sono compresi i 3000 m siepi, dove i concorrenti, per ognuno dei sette giri di pista da compiere, devono passare ostacoli di 0,91 m e superare una riviera, ovvero un ostacolo costituito da una barriera alta 0,91 m posta davanti a un buca di 3,66 x 3,66 m, piena d’acqua e dal fondo inclinato.
Nelle velocità a ostacoli sono da ricordare, per i 110 m, gli statunitensi Steve Davenport e Reinaldo Nehemiah e il britannico Colin Jackson, primatista del mondo dal 1993 al 2006; per i 400 m il leggendario Edwin Moses, detentore del più lungo periodo di imbattibilità nelle storia dell’atletica, l’ugandese John Aki-Bua, l’attuale recordman, lo statunitense Kevin Young, e l’italiano Fabrizio Mori, vincitore dei Campionati mondiali di Siviglia nel 1999. I 3000 siepi vedono sempre dominatori gli atleti africani; gli atleti italiani come Mariano Scartezzini, Francesco Panetta, Alessandro Lambruschini hanno ottenuto buoni risultati a livello internazionale. Il successo più recente per i colori azzurri nella specialità è stato ottenuto da Cosimo Caliandro, vincitore della medaglia d’oro agli Europei indoor di Birmingham nel 2007.
Oltre a quelle su pista, esistono anche le corse campestri, che si svolgono su percorsi naturali, con ostacoli di vario genere (avvallamenti e salite), su distanze di circa 6 km per le donne e 12 km per gli uomini.
| 3. | Marcia |
Le prove di marcia avvengono su distanze che variano da 3 a 100 km per gli uomini e da 3 a 20 km per le donne; nella marcia gli atleti devono mantenere un’andatura che, al contrario della corsa, mantenga sempre almeno un punto di contatto col suolo. Questa valutazione tecnica è affidata durante la gara a una giuria di arbitri che, nel caso di infrazione, ammonisce il marciatore; la terza ammonizione porta immediatamente alla squalifica dell’atleta.
Nella marcia si sono spesso distinti gli atleti sovietici, e ora russi, i messicani e anche gli italiani: ricordiamo Pino Dordoni, oro a Helsinki nel 1952, Abdon Pamich, oro a Tokyo nel 1964, Maurizio Damilano, oro a Mosca nel 1980, e Ivano Brugnetti, oro ad Atene nel 2004.
| 4. | Maratona |
Il quadro delle prove di corsa è completato dalla maratona che si svolge, come la marcia, al di fuori dallo stadio, lungo un percorso variabile, prevalentemente cittadino, sulla classica distanza di 42,195 km: come indica il nome, essa rievoca l’impresa del soldato ateniese Filippide, che corse quella distanza, da Maratona ad Atene, per annunciare la vittoria sui persiani.
La più massacrante delle corse ha rivelato campioni leggendari, dal greco Spyridon Louis, vincitore nella prima Olimpiade dell’era moderna, all’italiano Dorando Pietri, protagonista di una romanzesca vicenda all’Olimpiade di Londra 1908, fino al grande Abebe Bikila, l’etiope capace di vincere due medaglie d’oro consecutive a Roma (1960) e a Tokyo (1964). Tra gli italiani ricordiamo Gelindo Bordin, vincitore dell’oro ai Giochi olimpici di Seoul nel 1988, e Stefano Baldini, campione europeo nel 1998 e nel 2006 e medaglia d’oro olimpica ad Atene nel 2004.
| 3. | Concorsi: salti e lanci |
I salti comprendono il salto in alto e il salto con l’asta, il salto in lungo e il salto triplo. Le quattro specialità di lanci includono il lancio del peso, del disco, del giavellotto e del martello (quest’ultimo, un tempo riservato solo agli uomini, è diventato anche specialità femminile alle Olimpiadi di Sydney del 2000).
| 1. | Salto in alto |
Nel salto in alto gli atleti devono superare, senza abbatterla, un’asticella che poggia tra due paletti, distanti tra loro circa 4 m: vince l’atleta che riesce a superare l’altezza maggiore. Diversi sono stati gli stili adottati dagli atleti per superare questa prova: scavalcamento a forbice, nel quale si ha il passaggio orizzontale della gamba di battuta esterna, mentre il corpo è spostato all’indietro; scavalcamento costale o western roll o horine (perché praticato per primo dal californiano Horine), nel quale lo stacco avviene con il piede interno e il corpo, come coricato su un fianco, viene rovesciato verso l’asticella; scavalcamento ventrale, introdotto negli anni Trenta dallo statunitense Dave Albritton, nel quale il corpo supera l’asticella con il ventre. Lo stile più recente, fosbury o a scavalcamento dorsale, è stato “inventato” dallo statunitense Dick Fosbury, che nel 1968 vinse le Olimpiadi superando l’asticella con la schiena.
Gli atleti, dopo aver superato una fase eliminatoria, partecipano alla finale dove affrontano misure sempre più alte, disponendo, per ciascun livello, al massimo di tre tentativi per superare l’asticella: vince, naturalmente, chi giunge a superare la quota più alta. Oltre a Dick Fosbury, tra i più grandi saltatori in alto degli ultimi anni ricordiamo il polacco Jacek Wszoła, il tedesco Dietmar Mögenburg, lo svedese Patrik Sjöberg e il cubano Javier Sotomayor, attuale primatista mondiale con la misura di 2,45 m. In campo femminile sono da ricordare Sara Simeoni, oro alle Olimpiadi di Mosca e a lungo primatista mondiale, la bulgara Stefka Kostadinova e Antonietta Di Martino, che nel 2007 è divenuta nuova primatista italiana con la misura di 2,02 m, poi migliorata a 2,03 m, e ha conquistato due medaglie d’argento rispettivamente agli Europei di Birmingham e ai Mondiali di Osaka.
| 2. | Salto con l’asta |
Il salto con l’asta è un tipo di salto in elevazione, nel quale, però, il concorrente usa un’asta flessibile di varia lunghezza (in origine di bambù, quindi in lega di alluminio, successivamente in fibra di vetro). L’atleta prende una rincorsa di circa 40 m e, giunto vicino all’asticella (posta tra due paletti, come nel salto in alto), punta l’asta nella cosiddetta cassetta di appoggio ricevendo la necessaria spinta verso l’alto: anche in questo caso vince l’atleta che riesce a superare l’altezza maggiore.
Assoluto dominatore negli anni Ottanta e Novanta di questa specialità, che richiede una straordinaria potenza atletica abbinata a una tecnica di esecuzione molto elaborata, fu l’ucraino Sergej Bubka. Ai Campionati mondiali disputatisi a Parigi nel 2003 il saltatore italiano Giuseppe Gibilisco ottenne un risultato storico, aggiudicandosi la prima medaglia d’oro della specialità per i colori azzurri. Gibilisco ha poi confermato le sue grandi doti atletiche alle Olimpiadi di Atene del 2004, vincendo la medaglia di bronzo.
| 3. | Salto in lungo e salto triplo |
Nel salto in lungo l’atleta prende una lunga rincorsa (circa 40 m) e, prima di un limite stabilito (asse di battuta), compie un balzo lanciandosi in estensione all’interno di una buca piena di sabbia entro la quale viene rilevata la misurazione: vince chi effettua il salto più lungo. Il salto triplo è una variante del salto in lungo: al termine del primo balzo, l’atleta continua l’azione battendo una seconda volta con lo stesso piede d’appoggio e quindi una terza cambiando piede fino a slanciarsi verso la buca.
Spesso i grandi saltatori in lungo sono stati anche grandi velocisti, come Jesse Owens e Carl Lewis, a sottolineare l’importanza della velocità da raggiungere nella rincorsa. Nel salto in lungo si registra uno dei record mondiali che più ha resistito nella storia dell’atletica leggera: quello ottenuto da Bob Beamon, alle Olimpiadi di Città di Messico, nel 1968, con la straordinaria misura di 8,90 m, limite battuto di 5 cm soltanto 23 anni dopo da Mike Powell. L’Italia ha ottenuto importanti risultati nel salto in lungo con Fiona May, campionessa mondiale a Göteborg nel 1995 e medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta e di Los Angeles nel 2000, e Andrew Howe, medaglia d’oro agli Europei di Göteborg nel 2006 e agli Europei indoor di Birmingham nel 2007 e medaglia d’argento ai Mondiali di Osaka sempre nel 2007. Tra i migliori triplisti di tutti i tempi vi è l’attuale primatista del mondo, il britannico Jonathan Edwards.
| 4. | Lanci |
Nel lancio del peso l’atleta deve gettare, da una pedana, e con una sola mano, una sfera di ferro o bronzo piena di piombo, del diametro di 10 cm circa, il cui peso è di 7,257 kg per le prove maschili e di 4 kg per quelle femminili.
Nel lancio del disco l’atleta deve lanciare da una pedana, al termine di una rotazione e mezza compiuta su se stesso, un disco del peso di 2 kg per le prove maschili e di 1 kg per quelle femminili (il diametro è, rispettivamente, di circa 22 e 18 cm).
Nel lancio del giavellotto l’atleta effettua il tiro dopo una rincorsa di 30-40 m. L’attrezzo è rappresentato da un’asta di metallo, legno o materia plastica, con punta acuminata, lunga 2,60-2,70 m per le gare maschili, 2,20-2,30 m per quelle femminili, del peso, rispettivamente, di 800 e 600 g.
Nel lancio del martello il tiro viene effettuato da una pedana, protetta alle spalle e ai lati da un recinto di rete. L’attrezzo è rappresentato da una sfera di ferro pieno, o di ottone, o in lega di tungsteno, attaccata ad un filo in acciaio, all’estremità del quale sta una maniglia che serve da impugnatura. La parte sferica ha un diametro di 10-12 cm. Il peso dell’attrezzo è di 7,257 kg, mentre la lunghezza è di circa 120 cm. L’atleta, impugnato l’attrezzo con ambedue le mani, compie normalmente tre giri su stesso, quindi scaglia il martello.
Nelle discipline dei lanci, generalmente riservate ad atleti dalle straordinarie potenzialità muscolari, emergono tradizionalmente le scuole dei paesi dell’Est europeo, quella tedesca, quella statunitense, soprattutto nel getto del peso e del disco, e quella finlandese, particolarmente legata al giavellotto, vero sport nazionale finnico. Tra gli atleti più famosi ricordiamo, nel lancio del disco, l’italiano Adolfo Consolini e lo statunitense Al Oerter, vincitore di ben quattro Olimpiadi consecutive, dal 1956 al 1968; il martellista sovietico Jurij Sedykh, olimpionico a Montreal 1976 e a Mosca 1980; i pesisti della Germania dell’Est Udo Beyer e Urs Timmermann; lo svizzero Stephen Günther e lo statunitense John Godina; tra i giavellottisti il ceco Jan Zelezný, attuale primatista del mondo, e il britannico Steve Backley. In tempi recenti, di notevole rilievo per l’Italia è il risultato ottenuto dall’atleta Assunta Legnante, che nel 2007 ha vinto la medaglia d’oro nel lancio del peso agli Europei di Birmingham.
| 4. | Decathlon ed eptathlon |
Esiste inoltre una serie di gare cosiddette multiple, come il decathlon e, in campo femminile, l’eptathlon, che riassumono in sé alcune prove di corsa, di salto e di lancio. Il decathlon si disputa nel corso di due giorni; il primo giorno si svolgono i 100 metri, il salto in lungo, il lancio del peso, il salto in alto e i 400 metri; il secondo giorno si affrontano i 110 metri ostacoli, il lancio del disco, il salto con l’asta, il lancio del giavellotto e i 1500 metri. Nell’eptathlon, il primo giorno si corrono i 100 metri ostacoli, il lancio del peso, il salto in alto e i 200 metri; il secondo giorno, il salto in lungo, il lancio del giavellotto e gli 800 metri. Le classifiche vengono stabilite in base a particolari tabelle di punteggi.
Decathlon ed eptathlon sono discipline per atleti dotati di grande eclettismo e di straordinaria resistenza e capacità di recupero fisico: tra i grandi superman della specialità ricordiamo il britannico Daley Thompson e lo statunitense Dan O’Brien.
| 5. | Cenni storici |
L’atletica leggera trova le sue origini nell’antica Grecia: i poemi omerici, la statuaria, Pindaro e la pittura vascolare testimoniano la profonda passione sportiva degli antichi greci e l’onore in cui tenevano gli atleti. Il canto ventitreesimo dell’Iliade descrive prove che anticipano gare che sono ancora praticate nell’atletica moderna: una corsa a piedi e due prove di lancio, il disco e il giavellotto. Nel canto dell’Odissea dedicato ai giochi dei Feaci, Omero, quasi per completare la gamma delle attività naturali di base (correre, saltare, lanciare) parla anche di una prova di salto (“…il maggior salto Anfiolo spiccollo…”) senza specificare di quale salto si trattasse, anche se non è azzardato pensare che si trattasse di salto in lungo.
| 1. | L’atletica in epoca classica |
Gli atleti e le gare a cui prendevano parte venivano investiti di un forte significato religioso: uomini e competizioni furono posti al centro dei giochi, feste religiose e celebrative organizzate dalle città-stato greche. I giochi pitici avevano luogo inizialmente ogni otto anni, poi ogni quattro, presso Delfi, in onore di Apollo; i giochi istmici si svolgevano ogni due anni, nell’istmo di Corinto, in onore di Poseidone; i giochi nemei invece venivano celebrati, in onore di Zeus, ogni due anni, nella valle Nemea, in Argolide; e, infine, i giochi più importanti, le Olimpiadi, si tenevano ogni quattro anni, in estate, a Olimpia nel Peloponneso, anch’essi in onore di Zeus; la loro durata era di sette giorni, di cui cinque dedicati alle gare e due al culto. Alle gare era ammessa la partecipazione di soli uomini.
I giochi olimpici, che acquistarono un’importanza tale da divenire anche punto di riferimento cronologico per la datazione dei fatti storici, ebbero luogo per la prima volta nel 776 a.C., con la gara dello stadio, prova di corsa sulla distanza di 1 stadio (unità di misura equivalente a 192,27 m). A tale gara vennero poi ad aggiungersi il diaulo, corsa sulla distanza di due stadi, e il dolico, su distanza variabile fra i 7 (1346 m) e i 24 (4614 m) stadi. Queste gare si effettuavano percorrendo il rettilineo in andata e ritorno, girando attorno ad appositi paletti segnaletici. Vi erano anche corse militari, in cui il concorrente indossava corazza e armi, e corse con torce, individuali e a squadre, come la moderna staffetta. In epoca successiva le gare olimpiche si moltiplicarono, comprendendo anche le prove di salto in lungo, lancio del giavellotto e del disco, che vennero a costituire, con la lotta e la corsa, le cinque prove del pentathlon.
I giochi, con l’andare del tempo, persero progressivamente il loro carattere dilettantistico e religioso-celebrativo: le città, consapevoli del valore propagandistico di una vittoria, mantenevano atleti che dovevano dedicarsi esclusivamente a questa attività. Con la conquista della Grecia da parte dei romani, le cui manifestazioni agonistiche avevano essenzialmente carattere spettacolare e professionistico, i giochi persero del tutto la loro natura originaria. Nel 393 d.C. l’imperatore Teodosio proibì le Olimpiadi (giunte alla 294esima edizione), ritenute spettacolo orgiastico e immorale, retaggio di un mondo pagano e inconciliabile ormai con il rigorismo etico e formale della nuova religione cristiana.
| 2. | I paesi anglosassoni, culla dell’atletica moderna |
La sospensione dei giochi olimpici segnò la decadenza dell’atletica che, ignorata nel Medioevo e nel Rinascimento, non venne più praticata sino al XIX secolo. L’impulso alla ripresa è dovuto soprattutto agli inglesi: fu il direttore del college di Rugby, Thomas Arnold, a ridare ufficialmente vita alle antiche competizioni. Il suo esempio venne presto seguito anche nelle università di Oxford e Cambridge: le prime gare disputate furono corse, specie campestri o su lunghe distanze. L’interesse per la rinata atletica crebbe rapidamente e, nel 1864, ebbe luogo per la prima volta una competizione ufficiale fra studenti di Oxford e di Cambridge. Due anni dopo a Londra si disputò il primo campionato inglese di atletica: solo i dilettanti poterono partecipare alle gare. Nel giro di breve tempo si costituirono i primi club: dapprima solo in Inghilterra, poi in altri paesi del Nord America e dell’Europa. Nel Regno Unito lo sport venne integrato allo studio nelle scuole pubbliche e private, trovando anche uno spazio nella letteratura.
Nel 1832 in Inghilterra venne collaudato il primo cronometraggio: i britannici potevano dunque permettersi di esportare, insieme allo sport, giustizia sportiva e garanzia di regolarità. In particolare i primi contatti sul continente riguardarono studenti tedeschi e scandinavi, che presto emularono i coetanei inglesi. L’atletica presto fece proseliti pure negli Stati Uniti: nel 1860 a San Francisco nacque il primo club americano che, con chiaro riferimento alla classicità greca, si chiamò Olympic Club. Sulla costa orientale sorse il New York Athletic Club, e l’11 novembre 1868 vennero organizzate le prime gare per dilettanti negli Stati Uniti: in quell’occasione William Curtis calzò le prime scarpe chiodate per una prova di velocità in pista. Quel giorno, a New York, duemila spettatori assistettero a gare indette con un programma ambizioso: 75 yards, 220 yards, 440 yards, 880 yards, prove sugli ostacoli, prove di salto con slancio e senza slancio, salto con l’asta, lancio del peso e del martello e addirittura un miglio da percorrere marciando.
| 3. | La rinascita dei giochi olimpici e dell’atletica |
Alla fine del XIX secolo la diffusione dell’atletica leggera, anche attraverso una regolamentazione piena, era un dato di fatto acquisito in tutto il mondo: nel 1896, grazie al barone francese Pierre de Coubertin, si tenne ad Atene la prima edizione delle Olimpiadi moderne. Due anni dopo, nel 1898, fu fondata l’Unione podistica italiana. Le gare allora più popolari erano la velocità sui 100 m, considerata ancora oggi la prova più classica, e la prova di fondo, che si correva sulla distanza di 36 km. Si cominciò anche a far distinzione fra atletica leggera e atletica pesante.
In Italia l’atletica leggera nacque alla fine dell’Ottocento quasi esclusivamente come attività sportiva podistica. Risalgono all’inizio del Novecento i primi tentativi di organizzare federazioni che raccogliessero il crescente numero di praticanti. Nel 1910 anche le gare di salto e di lancio, ancora sotto il controllo della Federazione Ginnastica, iniziarono a essere disciplinate, come le corse, da una “Federazione italiana degli sports atletici”, che verrà riconosciuta dal CIO a partire dal 1915 e che dal 1926 assunse l’attuale denominazione.
La rinascita dei giochi olimpici diede un ulteriore incremento alla ripresa dell’atletica; da allora essa ha guadagnato in popolarità, evolvendosi col moltiplicarsi e l’affinarsi delle tecniche e con l’aumento del numero dei praticanti; aumento determinato anche da un fatto nuovo per l’atletica, cioè la partecipazione femminile alle gare (1921, costituzione della Fédération sportive féminine) dopo secoli di esclusione quasi assoluta dalla vita sportiva.
| 6. | Organizzazioni |
La IAAF (International Association of Athletics Federations; fondata nel 1912 come International Amateur Athletics Federation), è l’organizzazione che regola l’atletica a livello mondiale. In Italia lo sport è rappresentato dalla FIDAL (Federazione italiana di atletica leggera), che coordina tutte le manifestazioni nazionali.