Atletica leggera
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Atletica leggera
5. Cenni storici

L’atletica leggera trova le sue origini nell’antica Grecia: i poemi omerici, la statuaria, Pindaro e la pittura vascolare testimoniano la profonda passione sportiva degli antichi greci e l’onore in cui tenevano gli atleti. Il canto ventitreesimo dell’Iliade descrive prove che anticipano gare che sono ancora praticate nell’atletica moderna: una corsa a piedi e due prove di lancio, il disco e il giavellotto. Nel canto dell’Odissea dedicato ai giochi dei Feaci, Omero, quasi per completare la gamma delle attività naturali di base (correre, saltare, lanciare) parla anche di una prova di salto (“…il maggior salto Anfiolo spiccollo…”) senza specificare di quale salto si trattasse, anche se non è azzardato pensare che si trattasse di salto in lungo.

1. L’atletica in epoca classica

Gli atleti e le gare a cui prendevano parte venivano investiti di un forte significato religioso: uomini e competizioni furono posti al centro dei giochi, feste religiose e celebrative organizzate dalle città-stato greche. I giochi pitici avevano luogo inizialmente ogni otto anni, poi ogni quattro, presso Delfi, in onore di Apollo; i giochi istmici si svolgevano ogni due anni, nell’istmo di Corinto, in onore di Poseidone; i giochi nemei invece venivano celebrati, in onore di Zeus, ogni due anni, nella valle Nemea, in Argolide; e, infine, i giochi più importanti, le Olimpiadi, si tenevano ogni quattro anni, in estate, a Olimpia nel Peloponneso, anch’essi in onore di Zeus; la loro durata era di sette giorni, di cui cinque dedicati alle gare e due al culto. Alle gare era ammessa la partecipazione di soli uomini.

I giochi olimpici, che acquistarono un’importanza tale da divenire anche punto di riferimento cronologico per la datazione dei fatti storici, ebbero luogo per la prima volta nel 776 a.C., con la gara dello stadio, prova di corsa sulla distanza di 1 stadio (unità di misura equivalente a 192,27 m). A tale gara vennero poi ad aggiungersi il diaulo, corsa sulla distanza di due stadi, e il dolico, su distanza variabile fra i 7 (1346 m) e i 24 (4614 m) stadi. Queste gare si effettuavano percorrendo il rettilineo in andata e ritorno, girando attorno ad appositi paletti segnaletici. Vi erano anche corse militari, in cui il concorrente indossava corazza e armi, e corse con torce, individuali e a squadre, come la moderna staffetta. In epoca successiva le gare olimpiche si moltiplicarono, comprendendo anche le prove di salto in lungo, lancio del giavellotto e del disco, che vennero a costituire, con la lotta e la corsa, le cinque prove del pentathlon.

I giochi, con l’andare del tempo, persero progressivamente il loro carattere dilettantistico e religioso-celebrativo: le città, consapevoli del valore propagandistico di una vittoria, mantenevano atleti che dovevano dedicarsi esclusivamente a questa attività. Con la conquista della Grecia da parte dei romani, le cui manifestazioni agonistiche avevano essenzialmente carattere spettacolare e professionistico, i giochi persero del tutto la loro natura originaria. Nel 393 d.C. l’imperatore Teodosio proibì le Olimpiadi (giunte alla 294esima edizione), ritenute spettacolo orgiastico e immorale, retaggio di un mondo pagano e inconciliabile ormai con il rigorismo etico e formale della nuova religione cristiana.

2. I paesi anglosassoni, culla dell’atletica moderna

La sospensione dei giochi olimpici segnò la decadenza dell’atletica che, ignorata nel Medioevo e nel Rinascimento, non venne più praticata sino al XIX secolo. L’impulso alla ripresa è dovuto soprattutto agli inglesi: fu il direttore del college di Rugby, Thomas Arnold, a ridare ufficialmente vita alle antiche competizioni. Il suo esempio venne presto seguito anche nelle università di Oxford e Cambridge: le prime gare disputate furono corse, specie campestri o su lunghe distanze. L’interesse per la rinata atletica crebbe rapidamente e, nel 1864, ebbe luogo per la prima volta una competizione ufficiale fra studenti di Oxford e di Cambridge. Due anni dopo a Londra si disputò il primo campionato inglese di atletica: solo i dilettanti poterono partecipare alle gare. Nel giro di breve tempo si costituirono i primi club: dapprima solo in Inghilterra, poi in altri paesi del Nord America e dell’Europa. Nel Regno Unito lo sport venne integrato allo studio nelle scuole pubbliche e private, trovando anche uno spazio nella letteratura.

Nel 1832 in Inghilterra venne collaudato il primo cronometraggio: i britannici potevano dunque permettersi di esportare, insieme allo sport, giustizia sportiva e garanzia di regolarità. In particolare i primi contatti sul continente riguardarono studenti tedeschi e scandinavi, che presto emularono i coetanei inglesi. L’atletica presto fece proseliti pure negli Stati Uniti: nel 1860 a San Francisco nacque il primo club americano che, con chiaro riferimento alla classicità greca, si chiamò Olympic Club. Sulla costa orientale sorse il New York Athletic Club, e l’11 novembre 1868 vennero organizzate le prime gare per dilettanti negli Stati Uniti: in quell’occasione William Curtis calzò le prime scarpe chiodate per una prova di velocità in pista. Quel giorno, a New York, duemila spettatori assistettero a gare indette con un programma ambizioso: 75 yards, 220 yards, 440 yards, 880 yards, prove sugli ostacoli, prove di salto con slancio e senza slancio, salto con l’asta, lancio del peso e del martello e addirittura un miglio da percorrere marciando.

3. La rinascita dei giochi olimpici e dell’atletica

Alla fine del XIX secolo la diffusione dell’atletica leggera, anche attraverso una regolamentazione piena, era un dato di fatto acquisito in tutto il mondo: nel 1896, grazie al barone francese Pierre de Coubertin, si tenne ad Atene la prima edizione delle Olimpiadi moderne. Due anni dopo, nel 1898, fu fondata l’Unione podistica italiana. Le gare allora più popolari erano la velocità sui 100 m, considerata ancora oggi la prova più classica, e la prova di fondo, che si correva sulla distanza di 36 km. Si cominciò anche a far distinzione fra atletica leggera e atletica pesante.

In Italia l’atletica leggera nacque alla fine dell’Ottocento quasi esclusivamente come attività sportiva podistica. Risalgono all’inizio del Novecento i primi tentativi di organizzare federazioni che raccogliessero il crescente numero di praticanti. Nel 1910 anche le gare di salto e di lancio, ancora sotto il controllo della Federazione Ginnastica, iniziarono a essere disciplinate, come le corse, da una “Federazione italiana degli sports atletici”, che verrà riconosciuta dal CIO a partire dal 1915 e che dal 1926 assunse l’attuale denominazione.

La rinascita dei giochi olimpici diede un ulteriore incremento alla ripresa dell’atletica; da allora essa ha guadagnato in popolarità, evolvendosi col moltiplicarsi e l’affinarsi delle tecniche e con l’aumento del numero dei praticanti; aumento determinato anche da un fatto nuovo per l’atletica, cioè la partecipazione femminile alle gare (1921, costituzione della Fédération sportive féminine) dopo secoli di esclusione quasi assoluta dalla vita sportiva.