Atletica leggera
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Atletica leggera
2. Corsa, marcia e maratona

Le gare di corsa comprendono: le gare in serie, nelle quali gli atleti vengono suddivisi in gruppi e, ai fini della qualificazione ai turni successivi, contano solo i migliori tempi realizzati; le gare in batteria, dove vi è sempre una divisione dei concorrenti in gruppi, ma passa ai turni successivi solo chi si classifica meglio all’arrivo; infine le gare in linea, dove gli atleti partono tutti insieme.

1. Corse piane

Le corse si dividono in piane, di marcia e a ostacoli. Le corse piane comprendono gare di velocità pura (100 e 200 m), di velocità prolungata (400 m), di mezzofondo veloce (800 e 1500 m; ereditata dalla tradizione anglosassone, ma non inserita nei programmi olimpici, la corsa del miglio conserva un suo antico prestigio), di mezzofondo prolungato (5000 e 10.000 m, per gli uomini; 3000 e 10.000 per le donne).

Le corse piane comprendono inoltre le staffette, gare a squadre nelle quali il percorso viene diviso in frazioni; in ognuna di esse gareggia un concorrente per squadra; ciascun atleta (tranne l’ultimo, che porta a termine la prova) mette in azione il successivo passandogli il testimone (bastoncino in legno o plastica). Si disputano su varie distanze: 4 atleti x 100 m e 4 x 400 m.

Le corse rappresentano forse il momento più spettacolare nelle gare di atletica. Particolare fascino continuano a rivestire i 100 m, distanza sulla quale gli atleti si disputano la palma di uomo più veloce del mondo: non a caso molti sono i velocisti entrati nella leggenda e nell’immaginario popolare. Da qualche decennio le specialità della velocità sono dominate da atleti afroamericani ed è ormai evento eccezionale la partecipazione a finali di livello mondiale di velocisti bianchi. Nell’arco del XX secolo i record del mondo sui 100 e sui 200 m si sono abbassati di più di due secondi.

Una rassegna dei più grandi velocisti di tutti i tempi comprende: Jesse Owens, campione olimpico nero in entrambe le specialità veloci (100 e 200 m) ai Giochi di Berlino, davanti a un indispettito Adolf Hitler; Tommie Smith, vincitore dei 200 m alle Olimpiadi di Città di Messico e protagonista di un clamoroso gesto di protesta sul podio della premiazione; Valerij Borzov, forse l’atleta bianco più veloce di tutti i tempi; fino ai protagonisti degli anni Ottanta e Novanta, da Calvin Smith a Linford Christie, da Ben Johnson a Maurice Greene, tra cui spicca il campione che ha legato il suo nome all’impresa di conquistare ben otto medaglie d’oro nel corso di quattro edizioni delle Olimpiadi: Carl Lewis. Fra le donne ricordiamo Wilma Rudolph, Evelyn Ashford, Marita Koch, Florence Griffith, Gail Devers, Gwen Torrence, Merlene Ottey, Heike Drechsler. L’Italia vanta due grandi velocisti come Livio Berruti, vincitore dell’oro nei 200 m ai Giochi olimpici di Roma del 1960, e Pietro Mennea, a lungo detentore del record mondiale dei 200 m, prima di essere spodestato da Michael Johnson.

Altamente spettacolare è la gara dei 400 m, misura sulla quale si contendono la vittoria veri e propri superman in grado di mantenere velocità elevatissime per tutto il giro di pista. È una disciplina ibrida tra lo sprint e il mezzofondo, tanto che molti campioni della specialità possono eccellere sia nei 200 (come Michael Johnson), sia negli 800 (come il cubano Alberto Juantorena). Gli 800 e i 1500 possono dare vita ad appassionanti sfide tattiche, come pure trasformarsi in vertiginose rincorse al record: grandi mezzofondisti sono stati il britannico Lowe, lo statunitense Whitfield, il neozelandese Snell, il kenyano Keino, e in tempi più recenti ancora i britannici Sebastian Coe e Steve Ovett, prima che si imponessero i mezzofondisti e i fondisti africani, dai maghrebini (il marocchino Said Aouita, l’algerino Nourredine Morceli) ai cosiddetti “corridori degli altipiani” (i kenyani Henry Rono, Moses Kiptanui, John Ngugi, Paul Tergat, il naturalizzato danese Wilson Kipketer e l’etiope Haile Gebrselassie), veri e propri dominatori soprattutto sulle distanze dei 3000 siepi, dei 5000 e dei 10.000 m.

Sempre sulle distanze lunghe sono da ricordare i finlandesi Paavo Nurmi e Lasse Viren e il cecoslovacco Emil Zatopek. In campo femminile restano nella storia del mezzofondo e del fondo la sovietica Olga Kazankina, la rumena Dora Melinte, la cecoslovacca Jarmila Kratotchvilova, la francese Marie-José Perec. Anche l’Italia vanta una scuola di mezzofondo e di fondo che ha prodotto molti talenti: da Luigi Beccali, medaglia d’oro nei 1500 alle Olimpiadi di Los Angeles, nel 1932, oltre che primatista mondiale, a Franco Fava, da Marcello Fiasconaro ad Alberto Cova, da Salvatore Antibo a Francesco Panetta, da Paola Pigni a Gabriella Dorio, vincitrice dell’oro olimpico nel 1984 a Los Angeles negli 800 m.

2. Corse a ostacoli

Le corse a ostacoli si svolgono sulle distanze veloci dei 110 (100 per le donne) e dei 400 m. Gli ostacoli (alti 1,06 m per le prove sui 110 m e 0,91 m per i 400 m) sono dieci. Tra le gare a ostacoli sono compresi i 3000 m siepi, dove i concorrenti, per ognuno dei sette giri di pista da compiere, devono passare ostacoli di 0,91 m e superare una riviera, ovvero un ostacolo costituito da una barriera alta 0,91 m posta davanti a un buca di 3,66 x 3,66 m, piena d’acqua e dal fondo inclinato.

Nelle velocità a ostacoli sono da ricordare, per i 110 m, gli statunitensi Steve Davenport e Reinaldo Nehemiah e il britannico Colin Jackson, primatista del mondo dal 1993 al 2006; per i 400 m il leggendario Edwin Moses, detentore del più lungo periodo di imbattibilità nelle storia dell’atletica, l’ugandese John Aki-Bua, l’attuale recordman, lo statunitense Kevin Young, e l’italiano Fabrizio Mori, vincitore dei Campionati mondiali di Siviglia nel 1999. I 3000 siepi vedono sempre dominatori gli atleti africani; gli atleti italiani come Mariano Scartezzini, Francesco Panetta, Alessandro Lambruschini hanno ottenuto buoni risultati a livello internazionale. Il successo più recente per i colori azzurri nella specialità è stato ottenuto da Cosimo Caliandro, vincitore della medaglia d’oro agli Europei indoor di Birmingham nel 2007.

Oltre a quelle su pista, esistono anche le corse campestri, che si svolgono su percorsi naturali, con ostacoli di vario genere (avvallamenti e salite), su distanze di circa 6 km per le donne e 12 km per gli uomini.

3. Marcia

Le prove di marcia avvengono su distanze che variano da 3 a 100 km per gli uomini e da 3 a 20 km per le donne; nella marcia gli atleti devono mantenere un’andatura che, al contrario della corsa, mantenga sempre almeno un punto di contatto col suolo. Questa valutazione tecnica è affidata durante la gara a una giuria di arbitri che, nel caso di infrazione, ammonisce il marciatore; la terza ammonizione porta immediatamente alla squalifica dell’atleta.

Nella marcia si sono spesso distinti gli atleti sovietici, e ora russi, i messicani e anche gli italiani: ricordiamo Pino Dordoni, oro a Helsinki nel 1952, Abdon Pamich, oro a Tokyo nel 1964, Maurizio Damilano, oro a Mosca nel 1980, e Ivano Brugnetti, oro ad Atene nel 2004.

4. Maratona

Il quadro delle prove di corsa è completato dalla maratona che si svolge, come la marcia, al di fuori dallo stadio, lungo un percorso variabile, prevalentemente cittadino, sulla classica distanza di 42,195 km: come indica il nome, essa rievoca l’impresa del soldato ateniese Filippide, che corse quella distanza, da Maratona ad Atene, per annunciare la vittoria sui persiani.

La più massacrante delle corse ha rivelato campioni leggendari, dal greco Spyridon Louis, vincitore nella prima Olimpiade dell’era moderna, all’italiano Dorando Pietri, protagonista di una romanzesca vicenda all’Olimpiade di Londra 1908, fino al grande Abebe Bikila, l’etiope capace di vincere due medaglie d’oro consecutive a Roma (1960) e a Tokyo (1964). Tra gli italiani ricordiamo Gelindo Bordin, vincitore dell’oro ai Giochi olimpici di Seoul nel 1988, e Stefano Baldini, campione europeo nel 1998 e nel 2006 e medaglia d’oro olimpica ad Atene nel 2004.