Zootecnia e allevamento
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Zootecnia e allevamento
4. Aspetti economici

La zootecnia è soprattutto un’attività che trasforma l’energia e i principi nutritivi presenti nei cibi di origine vegetale (fieno, foraggio); tale trasformazione porta alla perdita di energia che l’uomo potrebbe utilizzare direttamente, evitando di impiantare colture destinate all’alimentazione degli animali. Ciò risulta evidente se si pensa che un ettaro di superficie coltivata può sfamare circa trenta persone, mentre se l’ettaro viene utilizzato per produrre erbe destinate a bovini da latte, le persone alimentate con il latte prodotto scendono a sei. D’altra parte, la pratica dell’allevamento permette di ottenere proteine di elevato valore biologico, e risulta in ascesa nei paesi in via di sviluppo e bene affermata nei paesi avanzati.

Per i paesi europei si prevede un incremento dei consumi delle derrate animali, con una prevalenza delle carni suine, bovine ed avicole e con una richiesta crescente per le carni ovi-caprine, per le uova e il latte. Uno sfruttamento zootecnico delle aree marginali potrebbe configurarsi – soprattutto in Italia, dove il tasso di autoapprovvigionamento è pari al 60% circa – come soluzione positiva per le aumentate disponibilità di alimento e per il razionale utilizzo di aree altrimenti abbandonate.

Il rendimento globale del sistema zootecnico è di circa il 9%; ciò significa che, dei circa 800 miliardi di MJ di energia contenuta negli alimenti vegetali, solo circa 70 MJ vengono trasformati in energia presente nei prodotti originati dagli animali nutriti con tali alimenti vegetali. Questa perdita di energia è dovuta soprattutto alla scarsa efficienza di trasformazione dell’energia da parte dei ruminanti; piccoli incrementi di questa capacità di trasformazione dell’energia che in gran parte viene persa potrebbero portare a notevoli incrementi produttivi.

La crescita della popolazione mondiale e l’innalzamento del livello di vita medio dei paesi industrializzati hanno prodotto e continuano a produrre un sensibile aumento della domanda dei prodotti d’allevamento. L'obiettivo della ricerca scientifica applicata alla zootecnia è il miglioramento della produzione attraverso la selezione di individui altamente produttivi e l’applicazione delle più recenti tecniche di ingegneria genetica. Gli animali vengono valutati e selezionati in centri appositi, dove vengono sottoposti a prove e test per determinare le loro doti produttive e riproduttive. È di fondamentale importanza evitare che si affermino razze cosmopolite in ambienti in cui sarebbe auspicabile la permanenza di antiche razze locali, bene adattate e in grado di affrontare condizioni non favorevoli (cosmopolite sono, ad esempio, le razze suine Landrace e Large White, e la razza bovina Frisona); e favorire il mantenimento della biodiversità.

1. Problemi connessi all’allevamento intensivo

L'allevamento intensivo comporta pratiche, come il confinamento degli animali in spazi molto ristretti e la forzatura del processo di crescita, aspramente contestate da molte associazioni animaliste. In genere, una delle argomentazioni prodotte dagli allevatori in risposta a queste critiche è che la buona crescita dei loro animali testimonia il basso livello di stress a cui, di fatto, sarebbero sottoposti. Inoltre, soprattutto in passato, è stato motivo di critica l’uso indiscriminato di integratori alimentari (quali ormoni e vitamine), e medicinali (soprattutto antibiotici) che, se da una parte migliorano la crescita degli animali e ne aumentano la produttività, dall’altra producono effetti indesiderati che possono nuocere non solo agli animali ma allo stesso consumatore.

A questo proposito, una specifica legislazione regolamenta le pratiche degli allevamenti intensivi, stabilendo rigide norme a difesa del consumatore. In particolare, è stato bandito l'ormone della crescita DES, che, ad alte dosi, si è dimostrato cancerogeno. Anche per l’uso di antibiotici è emersa la necessità di una regolamentazione, dal momento che questi favoriscono lo sviluppo di ceppi di batteri resistenti. I recenti indirizzi comunitari prevedono incentivi solo per gli allevamenti in grado di fornire un elevato grado di benessere per gli animali (sanità, spazi, possibilità di deambulare, riduzione o eliminazione della posta fissa, ecc.). Dal 1999 è entrato in vigore per tutti gli stati membri dell’Unione Europea il regolamento sui metodi di produzione biologica dei prodotti animali, dalle uova alle carni, dal latte al miele. Il testo armonizza le norme relative alla produzione, l'etichettatura, il controllo delle specie animali più importanti, allo scopo di tutelare i consumatori. Tra i punti di maggior rilievo vi sono l'attestazione di assenza di organismi geneticamente modificati nei mangimi, più attenzione agli animali in fase di allevamento e macellazione e norme rigide anche in tema di cura degli animali feriti o malati.

La discussione sui moderni sistemi di allevamento intensivo e sull’impiego di mangimi speciali (soprattutto farine animali) e integratori, nella quale si trovano a confronto associazioni di allevatori, consumatori, animalisti, politici ed esponenti dell’industria di lavorazione della carne, ha assunto particolare rilievo in seguito a gravi epidemie che hanno recentemente colpito alcuni settori zootecnici: l’encefalopatia spongiforme bovina o BSE (tipica dei bovini ma della quale si è identificata una variante umana, la nv-CJD o nuova versione della malattia di Creutzfeldt-Jakob), l’afta epizootica (patologia dei ruminanti, soprattutto bovidi e suidi) e la febbre catarrale degli ovini o “morbo della lingua blu” (affezione dei ruminanti, particolarmente grave per le pecore).