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COMECON

COMECON o Consiglio di mutua assistenza economica Organismo intergovernativo costituito a Mosca nel gennaio 1949 al fine di favorire e coordinare lo sviluppo economico dei paesi del blocco comunista. Il COMECON rappresentò la risposta al piano Marshall lanciato nel 1947 dagli Stati Uniti per sostenere la ricostruzione dei paesi alleati. Fu sciolto nel 1991, a seguito della crisi e poi del crollo dei regimi comunisti nell’Est europeo.

Il COMECON fu originariamente formato da sei paesi: Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Romania e Unione Sovietica, lo stato che uscì dalla seconda guerra mondiale con il ruolo di guida del movimento comunista internazionale. L’Albania, entrata nel febbraio 1949, fu espulsa nel 1961 in seguito al suo avvicinamento alla Cina. La Repubblica Democratica Tedesca vi aderì nel 1950, la Mongolia nel 1962, la Iugoslavia nel 1964 (come stato associato), Cuba nel 1972 e il Vietnam nel 1978. Altri paesi, tra cui l’Angola e l’Etiopia, ebbero lo status di paesi osservatori. Nel 1973 la Finlandia fu il primo paese non appartenente al blocco comunista a firmare un accordo di cooperazione con il COMECON, cui seguirono nel 1975 accordi con l’Iraq e il Messico.

La struttura organizzativa del COMECON comprendeva un organo decisionale, il consiglio, un comitato esecutivo e un segretariato con sede a Mosca. Nei primi anni di attività il COMECON incoraggiò il commercio bilaterale, mentre a partire dalla metà degli anni Cinquanta cercò di promuovere una pianificazione sovranazionale e una divisione razionale delle produzioni, attuata, per l’opposizione di alcuni paesi e in particolare della Romania, solo in parte: per esempio con la specializzazione nella costruzione di navi in Polonia, di veicoli industriali in Bulgaria, di impianti chimici in Cecoslovacchia e in Unione Sovietica.

Negli anni Settanta gli stati del COMECON realizzarono collegialmente alcuni progetti strutturali, rivolti a sviluppare i settori energetico (centrali nucleari; oleodotto “Amicizia” e gasdotto “Unione”, che univano le regioni orientali dell’Unione Sovietica all’Europa; una rete elettrica stesa dalla Mongolia all’Europa) e minerario (impianti a Cuba, in Polonia e in Unione Sovietica). Nel decennio successivo il COMECON cercò di favorire la crescita della produzione alimentare, dell’alta tecnologia e di migliorare l’efficienza del sistema gestionale, nel tentativo di colmare il crescente divario con i paesi occidentali e di scongiurare la crisi economica, oltre che politica, che di lì a qualche anno avrebbe travolto il sistema comunista.