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Olimpiadi
1. Introduzione

Olimpiadi Manifestazione quadriennale di giochi sportivi a cui partecipano atleti di tutto il mondo. Le gare olimpiche moderne, ispirate alle gare olimpiche della Grecia antica (vedi Giochi olimpici), furono inaugurate nella primavera del 1896; promotore dell’iniziativa fu il barone francese Pierre de Coubertin.

Alla fine del XIX secolo infatti, quando alcuni archeologi tedeschi scoprirono i resti dell’antica Olimpia, si tornò a parlare dei Giochi olimpici. Nel 1892 De Coubertin, profondamente convinto dell’importanza educativa dello sport, rese nota al congresso dell’Unione francese per gli sport atletici la sua intenzione di ridar vita ai Giochi olimpici, adeguandone i caratteri alle esigenze della società moderna e richiamando la gioventù di tutto il mondo in una serie di pacifiche competizioni. Egli sperava che le nuove Olimpiadi potessero riunire atleti di ogni ceto, razza, religione, credo politico.

Per realizzare il suo ambizioso progetto, De Coubertin convocò a Parigi, nel 1894, il primo Comitato internazionale olimpico (CIO), incaricato di valutare e studiare l’eventualità di una ripresa delle Olimpiadi. Da allora il CIO è sempre stato il responsabile del regolare svolgimento dei Giochi olimpici e il garante del rispetto dei principi enunciati da De Coubertin. Erano presenti i delegati di dodici nazioni, che accolsero la proposta del barone francese, decidendo che la prima edizione delle Olimpiadi dell’era moderna avrebbe avuto luogo nel 1896, naturalmente ad Atene.

A partire dal 1924, con la prima edizione di Chamonix, fu indetta anche una versione invernale dei Giochi, nella quale si raggruppano gli sport che si praticano sulla neve e sul ghiaccio (vedi Olimpiadi invernali). Anch’essi si disputano a cadenza quadriennale, ma dal 1994, con l’edizione di Lillehammer, sono sfalsati di due anni rispetto a quelli estivi.

2. Le origini e lo spirito fondatore

Il 6 aprile del 1896 i Giochi furono aperti con la partecipazione di 14 paesi, fra i quali non figurava l’Italia. I partecipanti furono 241 (solo uomini), mentre le specialità incluse nel programma olimpico erano nove: atletica leggera, atletica pesante, ciclismo, ginnastica, nuoto, scherma, tennis, tiro e vela. Le gare furono seguite con grande interesse dal pubblico: ben cinquantamila spettatori riempirono lo stadio per la cerimonia di apertura. Fu lo stesso re Giorgio I di Grecia a inaugurare i Giochi, aperti ai soli atleti dilettanti. Nella prima edizione furono disputate 43 gare, undici vinte dagli Stati Uniti, dieci dalla Grecia, sei dalla Germania, cinque dalla Francia, due ciascuna da Gran Bretagna, Austria, Australia, Ungheria e una ciascuna da Svizzera, Danimarca e una squadra mista nel tennis doppio maschile.

La manifestazione ebbe buon successo e la seconda edizione si tenne a Parigi, nel 1900, contemporaneamente all’Esposizione universale. Ma gli spettatori furono meno numerosi del previsto, l’organizzazione poco curata, l’esito complessivo della manifestazione, nonostante la presenza di 24 paesi e quasi mille atleti, assai deludente.

Dopo un altro insuccesso a Saint Louis (USA) nel 1904, la vera rinascita delle Olimpiadi si ebbe nel 1908 a Londra, dove, in uno stadio per oltre centomila spettatori appositamente costruito, gareggiarono più di duemila atleti, fra cui 36 donne.

Seguì nel 1912 un’altra fortunata edizione, quella di Stoccolma, che precedette l’interruzione dovuta alla prima guerra mondiale. La settima e l’ottava edizione delle Olimpiadi, ad Anversa, in Belgio, nel 1920, e ancora a Parigi, nel 1924, non videro in gara gli atleti tedeschi e quelli degli stati alleati degli Imperi Centrali durante la prima guerra mondiale. Questi furono riammessi ai Giochi di Amsterdam del 1928.

I primi Giochi dell’era moderna comprendevano una serie di sport e competizioni poi progressivamente cancellati dal programma olimpico. Nell’atletica, per esempio, c’erano il tiro alla fune, prove come il lancio del disco e del giavellotto a due mani e competizioni di salto in alto, in lungo e triplo da effettuare senza rincorsa.

La prima partecipazione italiana a un’Olimpiade risale all’edizione parigina del 1900, ma già quattro anni prima Carlo Airoldi, 27 anni, lombardo di Origgio, aveva tentato di partecipare alla maratona olimpica di Atene. Per disputare la gara aveva raggiunto la capitale greca a piedi, ma non aveva potuto gareggiare perché accusato di professionismo; l’anno prima aveva infatti percepito un premio di 15 lire in occasione della corsa podistica Torino-Marsiglia-Barcellona: mille chilometri in dodici tappe. In allenamento percorse la distanza da Maratona ad Atene in un tempo nettamente inferiore a quello poi effettivamente impiegato dal vincitore.

Il primo italiano a conquistare una medaglia olimpica fu, nel 1900 a Parigi, il conte Gian Giorgio Trissino, vincitore dell’oro in una prova di salto nella disciplina dell’equitazione. Nel 1928, ad Amsterdam, fu invece la prima medaglia italiana in campo femminile: l’argento conquistato dalle giovanissime atlete della Società ginnastica pavese (tutte dai 14 ai 17 anni) nel concorso generale a squadre. Per il primo oro olimpico femminile si dovette attendere le Olimpiadi del 1936, a Berlino, quando Ondina Valla vinse la gara degli 80 m piani a ostacoli.

Alle Olimpiadi del 1920 di Anversa (anno in cui la rappresentativa italiana vestì per la prima volta la maglia azzurra) fece la sua comparsa la bandiera con fondo bianco e i cinque cerchi colorati e intrecciati, che rappresentano i cinque continenti partecipanti, allacciati nello spirito di amicizia. Fu lo stesso De Coubertin a lanciare l’idea dei cinque cerchi, che rappresentano i colori (l’azzurro, il giallo, il nero, il verde e il rosso) che ricorrono maggiormente nelle bandiere delle nazioni del mondo. Sempre nel 1920 ad Anversa fu pronunciato per la prima volta il giuramento olimpico, che da allora viene tradizionalmente letto durante la cerimonia di apertura da un atleta della rappresentativa del paese ospitante. Quell’anno toccò allo schermidore belga, Victor Boin, pronunciare: “A nome di tutti i concorrenti, giuro che prenderemo parte a questi Giochi olimpici rispettando le norme che li regolano, nel pieno spirito di sportivi, per la gloria dello sport e l’onore delle nostre squadre”.

3. Le Olimpiadi e la storia contemporanea

Eventi storico-politici influenzarono spesso lo svolgimento delle Olimpiadi. A differenza dei Giochi olimpici dell’antichità, per i quali la tradizione voleva che durante la loro celebrazione si sospendesse ogni conflitto bellico in corso, per tre volte le Olimpiadi moderne vennero annullate, nel 1916, nel 1940 e nel 1944, a causa delle guerre mondiali. In altre occasioni le Olimpiadi divennero scenario di eventi legati a tensioni politiche, in chiara contraddizione con l’idea di fratellanza universale che dovrebbe ispirare la manifestazione.

Nel 1936, durante le Olimpiadi di Berlino, Adolf Hitler, abbandonando platealmente la tribuna al momento della premiazione, si rifiutò di riconoscere le vittorie dell’atleta statunitense di colore Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d’oro.

Durante i Giochi di Monaco del 1972, un gruppo di guerriglieri arabi del movimento palestinese Settembre Nero uccise due membri della squadra israeliana e ne presero in ostaggio altri nove, che persero poi la vita insieme a cinque guerriglieri durante lo scontro a fuoco con la polizia tedesca. In segno di lutto le Olimpiadi si fermarono per un giorno e la decisione di continuare ugualmente i Giochi fu criticata da molti.

Nel 1976, a Montréal, diversi paesi africani chiesero l’esclusione dai Giochi della Nuova Zelanda, la cui squadra di rugby aveva giocato in Sudafrica, stato nei confronti del quale il mondo sportivo aveva deciso una specie di embargo per denunciare il violento regime di apartheid allora in vigore: al rifiuto da parte della direzione dei Giochi, 31 nazioni si ritirarono dalle gare.

Gli Stati Uniti, insieme ad altri 64 paesi, non presero parte, nel 1980, alle Olimpiadi di Mosca, per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan (vedi Guerra in Afghanistan). I partecipanti, impegnati in 22 sport, furono comunque più di cinquemila. L’URSS boicottò di conseguenza, nel 1984, i Giochi di Los Angeles, in quanto, secondo Mosca, gli atleti sovietici non erano sufficientemente protetti contro i movimenti anticomunisti americani. Altre 18 nazioni dell’Est europeo e Cuba si associarono al boicottaggio e rinunciarono alle gare. Alle competizioni partecipò invece per la prima volta la Cina popolare. Nel 1988, a Seoul, parteciparono 159 nazioni, un record sino ad allora; l’unico problema politico fu la Corea del Nord, che non partecipò alle gare, insieme a Cuba.

Nel 1992 a Barcellona si ebbe finalmente un’edizione olimpica senza boicottaggi: il numero di nazioni (169) e di atleti (9356) superò ogni record; al posto dell’Unione Sovietica si presentò ai Giochi la Comunità degli Stati Indipendenti e molti dei suoi atleti (fra i quali il ginnasta Scherbo e il nuotatore Popov) si confermarono tra i più forti del mondo (complessivamente vinsero 45 medaglie d’oro); la Germania si presentò unita e il Sudafrica partecipò per la prima volta dopo il 1960. Vi presero parte inoltre nuove nazioni come la Slovenia e la Lituania.

Le Olimpiadi del 1996 hanno celebrato il centenario dei Giochi moderni e si sono svolte ad Atlanta, sede dello sponsor ufficiale dei Giochi, la Coca-Cola: decisione molto contestata, in quanto esempio evidente delle sempre maggiori concessioni dello sport alle regole dei profitti commerciali, e soprattutto perché la candidatura di Atlanta ha avuto la meglio su quella di Atene, a cui molti ritenevano spettasse di diritto ospitare l’edizione del centenario. Anche ad Atlanta, dove hanno preso parte le rappresentative di 197 paesi, tra cui per la prima volta la Palestina, la manifestazione è stata celebrata in un clima teso per il grande dispiegamento di mezzi di sicurezza che tuttavia non sono riusciti a evitare un attentato terroristico di matrice rimasta ignota. Le Olimpiadi del 2000, tenutesi a Sydney, in Australia, si sono invece svolte senza incidenti nonostante le tensioni legate alle discriminazioni subite per oltre due secoli dai popoli aborigeni.

Due sono state le ombre che hanno in parte offuscato i Giochi del 2004, svoltisi nuovamente ad Atene oltre un secolo dopo la prima, storica edizione del 1896: la minaccia del terrorismo internazionale, che ha comportato la predisposizione di imponenti misure di sicurezza, e la proliferazione dei casi di doping, che ha inquinato la regolarità delle prove di diversi atleti.

4. Evoluzione dei Giochi olimpici

La sede dei Giochi olimpici è determinata dal CIO, il quale sceglie tra varie città candidate in base a diversi criteri; tra questi, fondamentale è che tutte le gare si svolgano nella stessa città o il più vicino possibile. La più vistosa eccezione alla regola si ebbe nel 1956, in occasione delle Olimpiadi di Melbourne in Australia: a causa delle leggi di quel paese sull’importazione dei cavalli, sottoposti necessariamente a una lunga quarantena, le prove di equitazione furono effettuate a Stoccolma, in Svezia. Attualmente il costo organizzativo dei Giochi è così elevato che probabilmente in futuro alcuni sport dovranno essere distribuiti fra varie città o addirittura più nazioni.

In particolare negli ultimi vent’anni le Olimpiadi hanno accentuato il loro carattere di evento globale altamente spettacolare, trasformandosi sempre più in un’impresa economica di vaste dimensioni. In effetti gli aspetti ideali che sono all’origine del grande evento sportivo – l’incontro competitivo ma leale fra giovani provenienti da tutti i paesi del mondo, in uno spirito di fratellanza e di conciliazione non violenta dei conflitti – sono ancora validi, ma gli interessi di tipo politico (il prestigio della nazione ospite) e soprattutto quelli di tipo economico hanno ormai preso il sopravvento. Mentre, sino agli anni Ottanta, organizzare le Olimpiadi comportava ingenti spese per il paese ospite, nelle ultime edizioni i bilanci sono diventati attivi grazie ai notevoli finanziamenti assicurati dalle televisioni e dagli sponsor.

In compenso le Olimpiadi si sono trasformate in una vetrina sempre più scintillante e prestigiosa di tutto ciò che può essere consumato con lo sport o col pretesto dello sport: una sequenza spettacolare di gare, eventi e spot pubblicitari trasmessi e riportati dai media in tutto il mondo. Ha contribuito all’espansione di tale fenomeno l’aumento delle discipline olimpiche, quasi tutte aperte ormai alla partecipazione femminile: tale fatto ha causato la moltiplicazione del numero delle gare e quindi delle medaglie assegnate, dando maggior visibilità e prestigio economico a sport prima considerati minori (come, ad esempio, il tiro con l’arco, il beach volley o la mountain bike).

Ancora più determinante si è rivelata, come si diceva, l’ammissione alle gare di atleti professionisti, contraddicendo uno dei principi cardine delle Olimpiadi moderne: il dilettantismo dei partecipanti. In tale modo si è posto fine a quella situazione di ambiguità che si trascinava da decenni, quella di atleti formalmente dilettanti ma professionisti di fatto. Gli ideali che avevano mosso il barone De Coubertin sembrano oggi molto lontani. Egli scrisse: “La cosa più importante dei Giochi olimpici non è vincere, ma partecipare, perché anche nella vita la lotta è più importante del trionfo. L’essenziale è aver combattuto bene e con lealtà. Per diffondere questi principi bisogna costruire un’umanità più forte e più valida e, soprattutto, più generosa”.

Escludendo le specialità delle Olimpiadi invernali, gli sport che vengono premiati sono attualmente una quarantina: atletica leggera, badminton, beach volley, canoa-kayak, canottaggio, ciclismo su pista e su strada, tuffi, nuoto, nuoto sincronizzato, pallanuoto, tiro con l’arco, baseball, softball, calcio, pallacanestro, pugilato, equitazione, scherma, hockey su prato, ginnastica artistica e ginnastica ritmica, judo, pentathlon moderno, tiro a segno, tiro a volo, ping pong, pallamano, tennis, pallavolo, pesistica, lotta greco-romana, lotta libera, vela, mountain bike, triathlon, windsurf, eptathlon, decathlon, taekwondo.

5. Il programma olimpico

Le Olimpiadi seguono uno schema fisso. Durante la cerimonia di apertura si svolge una parata, aperta sempre dalla squadra greca e chiusa dalla squadra della nazione che ospita i Giochi. Viene quindi suonato l’inno olimpico (composto nel 1896 su parole di Kostis Palamas e musica di Spyros Samara, ma ufficialmente adottato dal CIO solo nel 1958) e issata la bandiera ufficiale dei Giochi.

Secondo un’usanza introdotta per la prima volta in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, un atleta entra nello stadio sostenendo la torcia olimpica, accesa a Olimpia e poi trasportata di città in città da una lunga staffetta di corridori, chiamati tedofori. La cerimonia si chiude con un volo di colombe bianche, che simboleggiano lo spirito di pace, ideale animatore dei Giochi nello stadio.

Al termine di ogni gara hanno luogo le cerimonie di premiazione in onore dei vincitori delle medaglie. I primi tre atleti classificati ricevono sul podio medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Le medaglie hanno un diametro minimo di 6 cm e uno spessore minimo di 3 mm: la medaglia d’oro è in realtà d’argento dorato. La tradizione di premiare i primi tre classificati fu introdotta nel 1924, a partire dalla seconda edizione di Parigi; ad Atene, nel 1896, furono dati riconoscimenti ufficiali solo al vincitore e al secondo arrivato; fino al 1912 si era soliti, in sede di premiazione, coronare il vincitore con l’alloro. La premiazione viene chiusa dalle note dell’inno nazionale del paese vincitore, mentre sono innalzate le bandiere dei primi tre classificati. Inoltre, a partire dalle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 i nomi dei primi sei classificati di ogni prova (originariamente erano sei gli ammessi alle finali dopo le varie gare eliminatorie) vengono incisi sui muri dello stadio.

La cerimonia di chiusura e il saluto agli atleti, che nel corso della manifestazione sono ospitati in un “villaggio olimpico” costruito appositamente per i Giochi, concludono le Olimpiadi. Per tutta la durata dei Giochi brucia la fiamma olimpica. Essa simboleggia lo sforzo degli atleti verso la perfezione e la vittoria, ed è accesa, come già affermato sopra, durante la cerimonia di apertura. La tradizione della fiamma olimpica fu rinnovata ad Amsterdam per i Giochi del 1928.

6. La questione del dilettantismo

Sono ammessi a disputare le Olimpiadi solo i cittadini di un paese il cui Comitato olimpico nazionale sia riconosciuto dal CIO. Non esistono limiti di età, e ormai nemmeno vige più la regola del dilettantismo. La questione del dilettantismo degli atleti come requisito indispensabile alla loro partecipazione ai Giochi olimpici moderni, a lungo dibattuta, è stata al centro di numerose polemiche conseguenti a clamorose esclusioni o squalifiche di atleti che erano accusati di trarre guadagno, diretto o indiretto, dalla loro attività sportiva e quindi di essere professionisti. La norma, voluta da De Coubertin, venne tuttavia più volte aggirata, fino a quando, solo in tempi recenti, la partecipazione alle Olimpiadi è di fatto aperta a ogni atleta, che ha il solo divieto di non sfruttare la propria immagine a fini pubblicitari durante il periodo delle gare. In passato l’atteggiamento intransigente preso in proposito dal CIO portò all’esclusione di due diffusissimi giochi sportivi: il calcio e il tennis.

Il primo caso clamoroso di squalifica per professionismo fu quello dello statunitense Jim Thorpe, nel 1913. Thorpe era nato in una riserva indiana nel 1887 e il suo nome originale era “Sentiero lucente”. Atleta formidabile (la stampa specializzata lo votò nel 1950 come “il più grande del secolo”), Thorpe eccelleva nel baseball, nel football americano e nell’atletica. Alle Olimpiadi del 1912, a Stoccolma, dominò nel pentathlon e nel decathlon, tuttavia il suo nome non venne iscritto nell’albo dell’oro olimpico. Fu infatti accusato di professionismo per aver percepito un modesto compenso per alcune gare di baseball giocate in estate. Il CIO lo squalificò e gli impose di restituire le medaglie vinte, salvo rendergli medaglie e onore nel 1982.

È inoltre proibito l’uso di sostanze stimolanti; le analisi antidoping sono diventate obbligatorie. In particolare le Olimpiadi di Seoul del 1988 furono segnate dall’emergere del problema del doping, che ha provocato la squalifica del velocista canadese Ben Johnson, trovato positivo dopo una straordinaria vittoria e un record mondiale nei 100 m (entrambi non omologati).

7. Alcuni primati olimpici

Il numero dei partecipanti per nazione varia da sport a sport. Negli sport a squadre ogni nazione può partecipare con una sola formazione. La selezione è effettuata in appositi tornei preolimpici. I premi sono assolutamente simbolici e sono destinati, come già sottolineato, ai primi tre classificati di ogni competizione. Le Olimpiadi sono gare individuali di atleti, e non dei paesi che essi rappresentano; il Comitato olimpico infatti non tiene conto dei risultati globali delle squadre. Nonostante ciò i mass media, che seguono in misura sempre maggiore i Giochi, trasformandoli in eventi planetari, elaborano due tipi di classifiche rispetto ai risultati a livello nazionale. La prima tiene conto solo delle medaglie vinte da ogni singolo paese; la seconda stabilisce un punteggio secondo la posizione degli atleti: 10 punti al primo classificato, 5 al secondo, 4 al terzo, 3 al quarto, 2 al quinto e 1 al sesto.

I primati dei Giochi olimpici sono i seguenti: Larisa Latynina, ginnasta sovietica, è l’atleta che ha vinto più medaglie (18); Aladár Gereviç, schermidore ungherese, è vincitore di sei medaglie d’oro per sei edizioni e con più anni di differenza tra la prima e l’ultima medaglia (28). La velocista Merlene Ottey ha gareggiato in sette edizioni (dalle Olimpiadi di Mosca del 1980 a quelle di Atene del 2004) e nel corso della sua lunga avventura olimpica ha vinto otto medaglie.

Tra gli atleti che hanno invece partecipato a sei edizioni dei Giochi si ricordano la discobola romena Lia Manoliu (dal 1952 al 1972), la schermitrice americana Janice York-Romary (dal 1948 al 1968), lo spadista italiano Angelo Mazzoni (dal 1980 al 2000), campione olimpico ad Atlanta e Sydney nella gara a squadre, e la canoista Josefa Idem (dal 1984 al 2004), vincitrice di una medaglia d’oro, una d’argento e due di bronzo. Il concorrente più anziano fu il tiratore Oscar Swahn, svedese, che gareggiò ad Anversa nel 1920 a 73 anni, riuscendo a conquistare una medaglia d’argento. Mentre fra i vincitori più giovani si ricordano Bernard Malivoire, francese, timoniere dei due con, primo alle Olimpiadi del 1952, a 12 anni, e la tuffatrice americana Marjorie Gestring che vinse nel 1936 l’oro della piattaforma all’età di 13 anni e 9 mesi.

L’Italia ha vinto alle Olimpiadi 182 medaglie d’oro, 148 d’argento e 166 di bronzo, per un totale di 496; le discipline dove ha vinto più titoli sono la scherma, il ciclismo, il pugilato, l’atletica leggera, il canottaggio, la ginnastica. Il medagliere d’oro (14) più ricco fu quello ottenuto nell’edizione di Los Angeles del 1984, mentre a Roma, nel 1960, venne raggiunto il record di medaglie in assoluto (36). Fra i campioni olimpici italiani ricordiamo come detentori di particolari primati Edoardo Mangiarotti, vincitore nella scherma di 19 medaglie di cui 6 d’oro; Giorgio Cesana, nel canottaggio, il più giovane atleta a vincere una medaglia d’oro (14 anni); lo schermidore Guido Balzarini, il più anziano vincitore di una medaglia d’oro (49 anni).