| Olimpiadi | Articolo | ||||
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| 2. | Le origini e lo spirito fondatore |
Il 6 aprile del 1896 i Giochi furono aperti con la partecipazione di 14 paesi, fra i quali non figurava l’Italia. I partecipanti furono 241 (solo uomini), mentre le specialità incluse nel programma olimpico erano nove: atletica leggera, atletica pesante, ciclismo, ginnastica, nuoto, scherma, tennis, tiro e vela. Le gare furono seguite con grande interesse dal pubblico: ben cinquantamila spettatori riempirono lo stadio per la cerimonia di apertura. Fu lo stesso re Giorgio I di Grecia a inaugurare i Giochi, aperti ai soli atleti dilettanti. Nella prima edizione furono disputate 43 gare, undici vinte dagli Stati Uniti, dieci dalla Grecia, sei dalla Germania, cinque dalla Francia, due ciascuna da Gran Bretagna, Austria, Australia, Ungheria e una ciascuna da Svizzera, Danimarca e una squadra mista nel tennis doppio maschile.
La manifestazione ebbe buon successo e la seconda edizione si tenne a Parigi, nel 1900, contemporaneamente all’Esposizione universale. Ma gli spettatori furono meno numerosi del previsto, l’organizzazione poco curata, l’esito complessivo della manifestazione, nonostante la presenza di 24 paesi e quasi mille atleti, assai deludente.
Dopo un altro insuccesso a Saint Louis (USA) nel 1904, la vera rinascita delle Olimpiadi si ebbe nel 1908 a Londra, dove, in uno stadio per oltre centomila spettatori appositamente costruito, gareggiarono più di duemila atleti, fra cui 36 donne.
Seguì nel 1912 un’altra fortunata edizione, quella di Stoccolma, che precedette l’interruzione dovuta alla prima guerra mondiale. La settima e l’ottava edizione delle Olimpiadi, ad Anversa, in Belgio, nel 1920, e ancora a Parigi, nel 1924, non videro in gara gli atleti tedeschi e quelli degli stati alleati degli Imperi Centrali durante la prima guerra mondiale. Questi furono riammessi ai Giochi di Amsterdam del 1928.
I primi Giochi dell’era moderna comprendevano una serie di sport e competizioni poi progressivamente cancellati dal programma olimpico. Nell’atletica, per esempio, c’erano il tiro alla fune, prove come il lancio del disco e del giavellotto a due mani e competizioni di salto in alto, in lungo e triplo da effettuare senza rincorsa.
La prima partecipazione italiana a un’Olimpiade risale all’edizione parigina del 1900, ma già quattro anni prima Carlo Airoldi, 27 anni, lombardo di Origgio, aveva tentato di partecipare alla maratona olimpica di Atene. Per disputare la gara aveva raggiunto la capitale greca a piedi, ma non aveva potuto gareggiare perché accusato di professionismo; l’anno prima aveva infatti percepito un premio di 15 lire in occasione della corsa podistica Torino-Marsiglia-Barcellona: mille chilometri in dodici tappe. In allenamento percorse la distanza da Maratona ad Atene in un tempo nettamente inferiore a quello poi effettivamente impiegato dal vincitore.
Il primo italiano a conquistare una medaglia olimpica fu, nel 1900 a Parigi, il conte Gian Giorgio Trissino, vincitore dell’oro in una prova di salto nella disciplina dell’equitazione. Nel 1928, ad Amsterdam, fu invece la prima medaglia italiana in campo femminile: l’argento conquistato dalle giovanissime atlete della Società ginnastica pavese (tutte dai 14 ai 17 anni) nel concorso generale a squadre. Per il primo oro olimpico femminile si dovette attendere le Olimpiadi del 1936, a Berlino, quando Ondina Valla vinse la gara degli 80 m piani a ostacoli.
Alle Olimpiadi del 1920 di Anversa (anno in cui la rappresentativa italiana vestì per la prima volta la maglia azzurra) fece la sua comparsa la bandiera con fondo bianco e i cinque cerchi colorati e intrecciati, che rappresentano i cinque continenti partecipanti, allacciati nello spirito di amicizia. Fu lo stesso De Coubertin a lanciare l’idea dei cinque cerchi, che rappresentano i colori (l’azzurro, il giallo, il nero, il verde e il rosso) che ricorrono maggiormente nelle bandiere delle nazioni del mondo. Sempre nel 1920 ad Anversa fu pronunciato per la prima volta il giuramento olimpico, che da allora viene tradizionalmente letto durante la cerimonia di apertura da un atleta della rappresentativa del paese ospitante. Quell’anno toccò allo schermidore belga, Victor Boin, pronunciare: “A nome di tutti i concorrenti, giuro che prenderemo parte a questi Giochi olimpici rispettando le norme che li regolano, nel pieno spirito di sportivi, per la gloria dello sport e l’onore delle nostre squadre”.