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| 3. | Le Olimpiadi e la storia contemporanea |
Eventi storico-politici influenzarono spesso lo svolgimento delle Olimpiadi. A differenza dei Giochi olimpici dell’antichità, per i quali la tradizione voleva che durante la loro celebrazione si sospendesse ogni conflitto bellico in corso, per tre volte le Olimpiadi moderne vennero annullate, nel 1916, nel 1940 e nel 1944, a causa delle guerre mondiali. In altre occasioni le Olimpiadi divennero scenario di eventi legati a tensioni politiche, in chiara contraddizione con l’idea di fratellanza universale che dovrebbe ispirare la manifestazione.
Nel 1936, durante le Olimpiadi di Berlino, Adolf Hitler, abbandonando platealmente la tribuna al momento della premiazione, si rifiutò di riconoscere le vittorie dell’atleta statunitense di colore Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d’oro.
Durante i Giochi di Monaco del 1972, un gruppo di guerriglieri arabi del movimento palestinese Settembre Nero uccise due membri della squadra israeliana e ne presero in ostaggio altri nove, che persero poi la vita insieme a cinque guerriglieri durante lo scontro a fuoco con la polizia tedesca. In segno di lutto le Olimpiadi si fermarono per un giorno e la decisione di continuare ugualmente i Giochi fu criticata da molti.
Nel 1976, a Montréal, diversi paesi africani chiesero l’esclusione dai Giochi della Nuova Zelanda, la cui squadra di rugby aveva giocato in Sudafrica, stato nei confronti del quale il mondo sportivo aveva deciso una specie di embargo per denunciare il violento regime di apartheid allora in vigore: al rifiuto da parte della direzione dei Giochi, 31 nazioni si ritirarono dalle gare.
Gli Stati Uniti, insieme ad altri 64 paesi, non presero parte, nel 1980, alle Olimpiadi di Mosca, per protesta contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan (vedi Guerra in Afghanistan). I partecipanti, impegnati in 22 sport, furono comunque più di cinquemila. L’URSS boicottò di conseguenza, nel 1984, i Giochi di Los Angeles, in quanto, secondo Mosca, gli atleti sovietici non erano sufficientemente protetti contro i movimenti anticomunisti americani. Altre 18 nazioni dell’Est europeo e Cuba si associarono al boicottaggio e rinunciarono alle gare. Alle competizioni partecipò invece per la prima volta la Cina popolare. Nel 1988, a Seoul, parteciparono 159 nazioni, un record sino ad allora; l’unico problema politico fu la Corea del Nord, che non partecipò alle gare, insieme a Cuba.
Nel 1992 a Barcellona si ebbe finalmente un’edizione olimpica senza boicottaggi: il numero di nazioni (169) e di atleti (9356) superò ogni record; al posto dell’Unione Sovietica si presentò ai Giochi la Comunità degli Stati Indipendenti e molti dei suoi atleti (fra i quali il ginnasta Scherbo e il nuotatore Popov) si confermarono tra i più forti del mondo (complessivamente vinsero 45 medaglie d’oro); la Germania si presentò unita e il Sudafrica partecipò per la prima volta dopo il 1960. Vi presero parte inoltre nuove nazioni come la Slovenia e la Lituania.
Le Olimpiadi del 1996 hanno celebrato il centenario dei Giochi moderni e si sono svolte ad Atlanta, sede dello sponsor ufficiale dei Giochi, la Coca-Cola: decisione molto contestata, in quanto esempio evidente delle sempre maggiori concessioni dello sport alle regole dei profitti commerciali, e soprattutto perché la candidatura di Atlanta ha avuto la meglio su quella di Atene, a cui molti ritenevano spettasse di diritto ospitare l’edizione del centenario. Anche ad Atlanta, dove hanno preso parte le rappresentative di 197 paesi, tra cui per la prima volta la Palestina, la manifestazione è stata celebrata in un clima teso per il grande dispiegamento di mezzi di sicurezza che tuttavia non sono riusciti a evitare un attentato terroristico di matrice rimasta ignota. Le Olimpiadi del 2000, tenutesi a Sydney, in Australia, si sono invece svolte senza incidenti nonostante le tensioni legate alle discriminazioni subite per oltre due secoli dai popoli aborigeni.
Due sono state le ombre che hanno in parte offuscato i Giochi del 2004, svoltisi nuovamente ad Atene oltre un secolo dopo la prima, storica edizione del 1896: la minaccia del terrorismo internazionale, che ha comportato la predisposizione di imponenti misure di sicurezza, e la proliferazione dei casi di doping, che ha inquinato la regolarità delle prove di diversi atleti.