Olimpiadi
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Olimpiadi
4. Evoluzione dei Giochi olimpici

La sede dei Giochi olimpici è determinata dal CIO, il quale sceglie tra varie città candidate in base a diversi criteri; tra questi, fondamentale è che tutte le gare si svolgano nella stessa città o il più vicino possibile. La più vistosa eccezione alla regola si ebbe nel 1956, in occasione delle Olimpiadi di Melbourne in Australia: a causa delle leggi di quel paese sull’importazione dei cavalli, sottoposti necessariamente a una lunga quarantena, le prove di equitazione furono effettuate a Stoccolma, in Svezia. Attualmente il costo organizzativo dei Giochi è così elevato che probabilmente in futuro alcuni sport dovranno essere distribuiti fra varie città o addirittura più nazioni.

In particolare negli ultimi vent’anni le Olimpiadi hanno accentuato il loro carattere di evento globale altamente spettacolare, trasformandosi sempre più in un’impresa economica di vaste dimensioni. In effetti gli aspetti ideali che sono all’origine del grande evento sportivo – l’incontro competitivo ma leale fra giovani provenienti da tutti i paesi del mondo, in uno spirito di fratellanza e di conciliazione non violenta dei conflitti – sono ancora validi, ma gli interessi di tipo politico (il prestigio della nazione ospite) e soprattutto quelli di tipo economico hanno ormai preso il sopravvento. Mentre, sino agli anni Ottanta, organizzare le Olimpiadi comportava ingenti spese per il paese ospite, nelle ultime edizioni i bilanci sono diventati attivi grazie ai notevoli finanziamenti assicurati dalle televisioni e dagli sponsor.

In compenso le Olimpiadi si sono trasformate in una vetrina sempre più scintillante e prestigiosa di tutto ciò che può essere consumato con lo sport o col pretesto dello sport: una sequenza spettacolare di gare, eventi e spot pubblicitari trasmessi e riportati dai media in tutto il mondo. Ha contribuito all’espansione di tale fenomeno l’aumento delle discipline olimpiche, quasi tutte aperte ormai alla partecipazione femminile: tale fatto ha causato la moltiplicazione del numero delle gare e quindi delle medaglie assegnate, dando maggior visibilità e prestigio economico a sport prima considerati minori (come, ad esempio, il tiro con l’arco, il beach volley o la mountain bike).

Ancora più determinante si è rivelata, come si diceva, l’ammissione alle gare di atleti professionisti, contraddicendo uno dei principi cardine delle Olimpiadi moderne: il dilettantismo dei partecipanti. In tale modo si è posto fine a quella situazione di ambiguità che si trascinava da decenni, quella di atleti formalmente dilettanti ma professionisti di fatto. Gli ideali che avevano mosso il barone De Coubertin sembrano oggi molto lontani. Egli scrisse: “La cosa più importante dei Giochi olimpici non è vincere, ma partecipare, perché anche nella vita la lotta è più importante del trionfo. L’essenziale è aver combattuto bene e con lealtà. Per diffondere questi principi bisogna costruire un’umanità più forte e più valida e, soprattutto, più generosa”.

Escludendo le specialità delle Olimpiadi invernali, gli sport che vengono premiati sono attualmente una quarantina: atletica leggera, badminton, beach volley, canoa-kayak, canottaggio, ciclismo su pista e su strada, tuffi, nuoto, nuoto sincronizzato, pallanuoto, tiro con l’arco, baseball, softball, calcio, pallacanestro, pugilato, equitazione, scherma, hockey su prato, ginnastica artistica e ginnastica ritmica, judo, pentathlon moderno, tiro a segno, tiro a volo, ping pong, pallamano, tennis, pallavolo, pesistica, lotta greco-romana, lotta libera, vela, mountain bike, triathlon, windsurf, eptathlon, decathlon, taekwondo.