| Quaccheri | Articolo | ||||
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| 2. | Dottrina |
I quaccheri credono che ogni fedele possa essere protagonista della rivelazione divina, percependo la voce dello spirito e la parola di Dio per mezzo di un’“illuminazione interiore” frutto della fede: questa concezione ha portato la comunità a rifiutare qualsiasi tipo di organizzazione clericale, considerando tutti i credenti come veicolo dell’annuncio della verità e privilegiando l’esperienza mistica interiore di un culto comune che, non regolato da una precisa liturgia, alterna al silenzio le riflessioni proposte liberamente dai partecipanti all’adunanza.
Adunanze simili si tengono tuttora ogni settimana, nel rispetto sostanziale dei caratteri originari, anche nelle comunità che hanno introdotto la figura del ministro di culto, considerato comunque un semplice laico nell’ambito di un’associazione egalitaria, che riconosce pari dignità a tutti i fedeli, uomini e donne di ogni ceto sociale, legati dall’accettazione libera di principi etici comuni.
La visione ottimistica che deriva dalla possibilità di comunicare con il divino non esclude infatti la consapevolezza della presenza del male e della necessità di combatterlo con una severa disciplina morale e uno stile di vita estremamente sobrio, improntato all’onestà e alla sincerità soprattutto nell’esercizio della propria professione.
Nelle adunanze i fedeli sono tenuti a rendere pubblicamente conto della conformità della propria vita ai principi del loro credo, soprattutto per quanto concerne l’educazione dei figli, la sobrietà dei costumi e anche l’atteggiamento di tolleranza razziale e religiosa, che i quaccheri considerano fondamentale accanto alla disponibilità a perdonare le offese subite, insistendo inoltre sul concetto di separazione tra Stato e Chiesa come condizione indispensabile per la libertà di culto e sugli ideali del pacifismo e della solidarietà.