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1. Introduzione

Stampa Riproduzione in più esemplari di testi e immagini su un supporto di carta, stoffa, metallo o altri materiali.

Sin dalla più remota antichità l'uomo impresse, mediante sigilli realizzati nei più diversi materiali, simboli o firme. Tuttavia, la scrittura manuale fu per secoli l'unico modo per riprodurre un testo scritto: dagli scribi egizi agli amanuensi dei monasteri medievali, cambiarono gli strumenti e i supporti della scrittura (vedi Papiro, Pergamena, Carta) ma non i modi della riproduzione, che consistevano nel copiare a mano un testo manoscritto, con tutti i margini d'errore o d'arbitrio che un simile processo comporta.

2. La stampa in Oriente

In Cina l'arte della stampa, nota e molto diffusa su stoffa e su seta già nel II secolo d.C., venne favorita dall'invenzione della carta, nel 105 d.C., e dalla diffusione del buddhismo. I materiali allora usati in Occidente come supporto per la scrittura, cioè il papiro e la pergamena, presentavano alcuni inconvenienti: il primo era troppo fragile, la seconda troppo costosa. La carta invece era al tempo stesso resistente ed economica. La necessità di produrre molte copie dei testi diede inoltre un impulso considerevole allo sviluppo dei mezzi di stampa meccanici.

In Cina, le prime stampe venivano realizzate utilizzando come matrici blocchi di legno intagliati. Nel 972 le sacre scritture buddhiste del Tripitaka, comprendenti più di 130.000 pagine, furono stampate interamente usando blocchi di legno. Intorno alla metà dell’XI secolo fu un inventore cinese a ideare i primi caratteri tipografici mobili; tuttavia, poiché la lingua cinese comprende tra i 2000 e i 40.000 caratteri, essi non furono ritenuti di uso pratico e l'invenzione venne presto abbandonata.

3. La stampa in Occidente

Anche in Occidente furono comuni, nel Medioevo, i libri tabellari o xilografici, dove ogni pagina era ottenuta dalla stampa di una matrice lignea intagliata. Era un processo lungo che, se consentiva di riprodurre più copie di uno stesso testo, riduceva a una sola opera l'utilizzo delle matrici.

I primi caratteri mobili di metallo furono fabbricati in Europa verso la metà del XV secolo. Probabilmente l'invenzione non ha nessun rapporto con i caratteri introdotti precedentemente in Oriente, e comunque la tecnica di stampa era assai diversa: mentre in Oriente si usavano infatti inchiostri a base acquosa e si stampava premendo semplicemente la carta contro i caratteri con tavole di legno, in Occidente vennero impiegati fin dall'inizio inchiostri a base oleosa e i primi stampatori della valle del Reno utilizzavano presse meccaniche di legno, simili a torchi da vino.

L'arte della fabbricazione della carta, introdotta in Occidente nel XII secolo, si diffuse in tutta Europa nel corso del XIII e del XIV secolo, e verso la metà del XV secolo questo materiale era disponibile in abbondanza. Durante il Rinascimento, una più diffusa alfabetizzazione rese la stampa uno strumento prezioso per la circolazione delle idee e per la propaganda: Martin Lutero e i suoi seguaci, ad esempio, si affidarono a essa per la diffusione di numerosi opuscoli.

L'invenzione della stampa a caratteri mobili (1450) è attribuita al tipografo tedesco Johann Gutenberg. Anche se probabilmente l'innovazione fu il risultato di numerosi e diffusi tentativi di migliorare tecniche già in parte note fra i suoi contemporanei, è indubbio che i libri del primo stampatore di Magonza, e in particolare la celebre Bibbia di Gutenberg, costituirono un avvenimento di enorme portata per quell'epoca.

Nel periodo tra il 1450 e il 1500 furono stampate in Europa più di seimila opere e il numero di tipografi aumentò rapidamente. A Venezia la prima tipografia fu fondata nel 1469 e nel 1500 in città si contavano già 417 tipografi. Nel 1476 a Milano fu stampata una grammatica greca interamente in caratteri greci, mentre una Bibbia in ebraico fu stampata a Soncino nel 1488.

Se i tipografi dell'Europa settentrionale producevano soprattutto libri religiosi, quelli italiani stampavano principalmente opere laiche, come i classici greci e latini che il Rinascimento aveva riscoperto, le novelle degli scrittori italiani e le opere scientifiche contemporanee. Nei secoli XVI e XVII, inoltre, le grandi controversie politiche e religiose produssero notevoli quantità di opuscoli polemici.

4. Macchine da stampa

Le macchine da stampa vengono utilizzate per trasferire l'inchiostro da un cliché alla pagina stampata. Le prime macchine da stampa erano torchi a vite, progettati per fare pressione sulla forma tipografica, che veniva sistemata opportunamente sul piano della macchina. La carta, inumidita, veniva premuta contro i caratteri dalla cosiddetta tavola mobile, che veniva avvitata sulla forma dopo che quest'ultima era stata inchiostrata. La macchina era dotata di rotaie, che consentivano di sfilare la forma dalla macchina senza sollevare di molto la tavola mobile. Ciononostante la macchina, lenta e poco pratica, poteva produrre solo circa 250 stampe all'ora.

Nel XVII secolo vennero introdotti meccanismi a molla che permettevano di sollevare la tavola più rapidamente, mentre nell’Ottocento furono introdotte macchine da stampa in ferro; nello stesso periodo, le viti che riportavano la tavola sul piano vennero sostituite da leve più funzionali. Benché le migliori macchine manuali di questo periodo producessero solo circa 300 stampe all'ora, la possibilità di usare forme molto più grandi permetteva di ottenere un maggior numero di pagine alla volta.

Durante il XIX secolo furono introdotte nuove macchine da stampa: quella a vapore, che rivoluzionò l'industria tipografica; quella a cilindro, che impiegava un cilindro rotante per premere la carta contro la forma tipografica piatta; la rotativa, in cui sia la carta sia il cliché, di forma ricurva, sono avvolti su cilindri; infine una macchina per la stampa in simultanea su entrambi i lati del foglio. Per la stampa dei quotidiani a larga diffusione si impiegarono macchine di questo tipo. Nel 1863 lo statunitense William A. Bullock brevettò la prima macchina da stampa per rotoli di carta, che stampava su nastri di carta continua invece che su singoli fogli, mentre nel 1871 il tipografo statunitense Richard March Hoe, che già nel 1846 aveva brevettato la prima rotativa, perfezionò una macchina da stampa a rullo continuo con la quale era possibile produrre fino a 18.000 quotidiani all'ora.

5. Illustrazioni

Per secoli i manoscritti erano stati illustrati a mano; con l'avvento della stampa a caratteri mobili gli artisti si dedicarono sempre più alle incisioni, riportando i disegni su legno e metallo, permettendo ai tipografi del Rinascimento di inserire immagini nei testi stampati. Tra i più celebri artisti del Rinascimento, autori di opere a stampa, si annoverano Andrea Mantegna e i tedeschi Albrecht Dürer e Hans Holbein il Giovane. A seconda del materiale su cui si incide (legno o metallo, e, successivamente, linoleum), e degli strumenti o delle tecniche impiegate, varia il tipo di segno nonché il nome con cui si indica l'incisione stessa, che viene definita 'in cavo' se si inchiostrano i solchi e 'in rilievo' nel caso contrario. (Vedi anche Illustrazione libraria).

6. Macchine da stampa moderne

Le grandi tirature, divenute possibili grazie all'invenzione della macchina da stampa a vapore e allo sviluppo di macchine per la fabbricazione di rulli continui di carta, furono ulteriormente favorite dall'introduzione della stereotipia (1829), grazie alla quale si potevano duplicare cliché tipografici già pronti. Nel 1884 fu messa a punto la linotype, una compositrice tipografica che riduceva notevolmente il tempo necessario per comporre un testo; successivamente la fotografia contribuì allo sviluppo dei moderni procedimenti fotomeccanici.

Negli anni Cinquanta del Novecento furono introdotte le prime fotocompositrici, che producevano immagini fotografiche dei caratteri, e di conseguenza cessò la fabbricazione dei tradizionali caratteri tipografici in piombo. Le immagini venivano fotografate con una speciale macchina fotografica per produrre negativi che potessero essere utilizzati per realizzare lastre litografiche. I progressi nella tecnologia di fabbricazione dei cliché, negli anni Cinquanta e Sessanta, si combinarono con la fotocomposizione mettendo fine al dominio incontrastato della stampa tipografica a rilievo. Anche se la composizione tipografica a metallo caldo è ormai quasi del tutto scomparsa, i procedimenti di stampa a rilievo sono ancora molto usati. La maggior parte dei cliché tipografici a rilievo, tuttavia, viene ora realizzata con mezzi fotomeccanici. Oggi le pagine da stampare, complete di illustrazioni, possono essere realizzate direttamente sullo schermo di un computer.

Vedi anche Tecniche di stampa; Tipografia; Editoria.