Cavalleria militare
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Cavalleria militare
2. Cenni storici

Negli imperi mediorientali dell’antichità, la cavalleria consisteva in corpi di combattimento su carri trainati dapprima da onagri e in seguito da cavalli. Nella Grecia antica la carenza di cavalli ne frenò a lungo lo sviluppo: la Macedonia, tuttavia, sotto la guida di Filippo II e di suo figlio Alessandro Magno ne seppe sviluppare grandemente l’efficacia, integrandola nell’esercito organizzato in falangi. Lo stesso schema, con le opportune variazioni, fu ripreso più tardi dai cartaginesi, dai romani e dai goti.

La cavalleria si sviluppò tra le popolazioni della steppa, soprattutto tra gli unni e i mongoli. Per questi popoli il cavallo era un elemento indispensabile di sopravvivenza ancora prima che combattimento; essi introdussero l’uso delle staffe, che permettevano di mantenere l’equilibrio e quindi facilitavano enormemente l’uso dell’arco e della spada.

Il Medioevo fu dominato dai cavalieri che combattevano con lancia e spada, protetti da corazze. La cavalleria era un corpo costoso: il cavaliere doveva mantenere più cavalli particolarmente selezionati, comperare armi e corazza, avere molto tempo libero per l’addestramento. L’esistenza di questa classe di combattenti scelti fu possibile solo nel sistema sociale denominato feudalesimo.

Con l’avvento delle armi da fuoco la cavalleria perdette il ruolo di arma decisiva delle battaglie a favore della fanteria; nella prima guerra mondiale rimase quasi del tutto inutilizzata e i cavalieri furono tra i primi piloti di aereo oppure combatterono nelle trincee a fianco dei fanti. Nella seconda guerra mondiale la cavalleria fece apparizioni fugaci, dimostrando come ormai fosse del tutto superata dalle nuove armi: con le cariche eroiche quanto inutili della cavalleria polacca contro i carri armati tedeschi e della cavalleria italiana contro i russi a Isbuscenskij, si concluse l’epopea millenaria dei soldati a cavallo.

In molti eserciti sopravvivono piccoli reparti, come i corazzieri italiani che montano la guardia al Quirinale, con compiti di rappresentanza o di polizia.