| Eutanasia | Articolo | ||||
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| 3. | Questioni legali |
I problemi che restano aperti sono naturalmente molti. Riconoscere l'eutanasia individuale passiva non consensuale non significa infatti legittimare quella collettivistica, chiamata talvolta a giustificazione dello sterminio nazista, né implica il mettere alcuno nelle condizioni di decidere della vita di un'altra persona; è indubbio però che coloro i quali considerano sacra e inviolabile la vita, oltre che la libertà individuale, ritengano profondamente ingiusto lasciar decidere della vita di una persona, anche se sospesa tra la vita e la morte, a un'altra. Molti osservatori ritengono comunque che oggi, per quanto vietata, l'eutanasia individuale sia in segreto praticata in molte società, almeno in quei casi nei quali ci si trovi di fronte a una persona condannata a soffrire e senza speranze di guarigione e soprattutto allorché la persona malata abbia in vita chiaramente espresso la volontà di non essere sottoposta a particolari trattamenti medici.
In Italia, dove non esiste una disciplina specifica sull'eutanasia, i princìpi religiosi del cristianesimo e i valori morali dominanti hanno spinto verso un'interpretazione giuridica restrittiva che ha di fatto equiparato l'eutanasia all'omicidio, o all'omicidio del consenziente (reato per il quale è prevista una pena minore) o all'istigazione o all'aiuto al suicidio; in alcuni casi è stato punito con pene severe anche il semplice rifiuto di fornire cure forse essenziali per il prolungamento della vita.
In altri paesi come l'Olanda, dove è da tempo possibile optare per l'eutanasia passiva, il dibattito sull'ammissibilità dell'eutanasia attiva è sempre più vivace. Proprio in Olanda la Royal Dutch Medical Association, l'associazione dei medici olandesi, ha rivisto nel 1995 la normativa che regola la pratica medica, sottolineando l'importanza della responsabilizzazione del paziente, che generalmente pone fine da sé alla sua vita assumendo in dose eccessiva i farmaci prescritti dal medico ('suicidio assistito'), ma prevedendo anche che il medico stesso possa prestare assistenza (e garantendogli, se ha seguito le procedure previste dall'Associazione, la tutela sul piano legale). Un altro stato dove è stata recentemente introdotta un'innovativa legislazione che consente il suicidio assistito da un medico è l'Australia.