| Freud, Sigmund | Articolo | ||||
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| 4. | La nascita della psicoanalisi |
Il primo scritto di Freud, Sull’afasia, pubblicato nel 1891, è dedicato allo studio di un disturbo neurologico, dovuto a una lesione del cervello in cui viene colpita la capacità di pronunciare le parole e i nomi di uso comune. L’ultimo lavoro di argomento neurologico fu un articolo sulle paralisi cerebrali infantili pubblicato nel 1897. Fu scritto, però, solo per l’insistenza dell’editore, poiché a quell’epoca Freud era già attivamente impegnato a ricercare spiegazioni psicologiche, e non più fisiologiche, dei disturbi mentali: i suoi successivi lavori riguarderanno infatti quasi esclusivamente la disciplina da lui stesso definita, nel 1896, psicoanalisi.
I risultati dei primi studi di Freud, che erano stati condotti con la collaborazione del medico viennese Josef Breuer, furono presentati in forma definitiva nel 1895, con il titolo Studi sull’isteria. In questo trattato (molto influenzato dal concetto di isteria traumatica di Charcot), i sintomi isterici venivano presentati come manifestazioni di energia psichica non scaricata, in relazione a un trauma psichico completamente dimenticato (o, in termini psicoanalitici, “rimosso”). Attraverso l’induzione di uno stato ipnotico, diventava possibile recuperare il ricordo del trauma e scaricare, attraverso la catarsi, le emozioni a esso associate e causa dei sintomi. Questa pubblicazione segnò l’avvio della costruzione su basi cliniche della teoria psicoanalitica. Nello stesso anno, però, Freud ruppe con Breuer a causa della differente posizione che avevano riguardo all’eziologia sessuale delle nevrosi.
Nel 1896 la morte del padre indusse Freud a fare un’autoanalisi, grazie alla quale ritrovò in se stesso ciò che vedeva nei suoi pazienti: in particolare, la forza dei ricordi rimossi. Le scoperte e le riflessioni di questo periodo ci sono giunte attraverso la corrispondenza che intratteneva con l’amico, medico e biologo, Wilhelm Fliess.
Tra il 1895 e il 1900 Freud approfondì la maggior parte dei concetti che costituiscono le fondamenta della pratica e della dottrina psicoanalitiche. Poco dopo la pubblicazione degli studi sull’isteria, abbandonò l’ipnosi e la sostituì con il metodo delle libere associazioni: egli chiedeva ai suoi pazienti di dire, senza alcuna censura, qualsiasi pensiero avessero, in questo modo i processi inconsci, che sono all’origine della nevrosi, possono trapelare. Attraverso questo metodo, Freud scoprì l’esistenza di alcuni meccanismi psichici: in particolare, la rimozione e la resistenza, definita come l’opposizione inconscia alla presa di coscienza di esperienze rimosse al fine di evitare l’angoscia che ne risulterebbe. Così, usando le libere associazioni per guidare l’interpretazione dei sogni e dei lapsus, Freud elaborò una teoria del funzionamento dei processi inconsci.
A partire dall’analisi dei sogni, Freud sviluppò la teoria della sessualità infantile e nel 1897 elaborò la nozione di complesso di Edipo. A questo periodo risale anche la teoria del transfert. Tra il 1897 e il 1900, Freud pose le basi della maggior parte delle sue opere, in particolare l’Interpretazione dei sogni (pubblicata alla fine del 1899, ma che portava come copyright l’anno 1900, a significare il cambiamento epocale che l’opera portava nel campo della medicina), la Psicopatologia della vita quotidiana (1901) e Il motto di spirito e il suo rapporto con l’inconscio (1905).
Nel 1902 Freud divenne professore di ruolo all’Università di Vienna, non tanto per il riconoscimento della sua opera scientifica, quanto per l’interessamento di una sua paziente molto influente: la comunità medica continuava infatti a riservargli una forte ostilità, ulteriormente cresciuta in seguito alla pubblicazione dei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905).
Freud continuò a lavorare prevalentemente solo, in quello che chiamò uno “splendido isolamento”. Dal 1903, mentre le sue idee trovavano buona accoglienza presso gli svizzeri Eugen Bleuler e Carl Gustav Jung, cominciò tuttavia ad avere un piccolo gruppo di seguaci, tra i quali gli austriaci William Stekel, Alfred Adler e Otto Rank, il tedesco Karl Abraham, e lo statunitense Abraham Brill; a questi si aggiunsero nel 1908 lo psichiatra ungherese Sándor Ferenczi e l’inglese Ernest Jones.