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| 2. | Asfissia |
Quando si verifica una condizione di asfissia, l’aria non riesce a raggiungere i polmoni e, pertanto, il sangue non viene rifornito di ossigeno. Fra le cause di asfissia vi sono: annegamento, avvelenamento da gas, sovradosaggio di narcotici, elettrocuzione (cioè passaggio di corrente elettrica attraverso il corpo), soffocamento e strangolamento. Dopo che il soggetto ha smesso di respirare, il cuore non cessa di battere immediatamente; tuttavia, per prevenire danni cerebrali irreparabili causati dalla mancanza di ossigeno (anossia), è necessario iniziare immediatamente la respirazione artificiale. In caso contrario, la maggior parte delle persone muore entro 4-6 minuti dopo aver smesso di respirare.
Sebbene siano state proposte molte forme di rianimazione, il metodo più pratico è quello della respirazione bocca a bocca, in cui il soccorritore insuffla con forza aria nei polmoni della vittima. Una volta iniziata, la respirazione artificiale non deve essere interrotta finché la vittima non riprenda a respirare oppure un medico ne dichiari la morte. Se la vittima riprende a respirare spontaneamente, non deve essere spostata fino all’arrivo del medico.
Nei casi di asfissia da annegamento, la respirazione artificiale deve essere tentata anche se la vittima è apparentemente morta da diversi minuti: infatti, vi sono parecchi casi di persone rimaste sommerse per oltre 30 minuti, con colorito cianotico, e che tuttavia hanno reagito agli sforzi per rianimarle, riprendendosi senza riportare danni cerebrali.
In caso di asfissia per soffocamento da corpi estranei, per liberare le vie respiratorie è possibile eseguire la manovra di Heimlich; occorrerà prestare attenzione a non applicare troppa pressione alla gabbia toracica, per non rompere le costole (soprattutto nei bambini e negli anziani).