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| 4. | Emorragie gravi |
Il sangue che fuoriesce abbondante o a getti è un segno inconfondibile di emorragia grave. La presenza di sangue su una vasta area del corpo del paziente, invece, non indica necessariamente emorragia: infatti, il sangue potrebbe essere fuoriuscito da piccole ferite multiple, dando nel complesso l’impressione di una grave perdita di sangue. La velocità a cui si perde il sangue dipende dalle dimensioni e dal tipo di vaso sanguigno rotto. L’emorragia arteriosa si distingue perché il sangue fuoriesce a fiotti (spinto dal cuore), mentre nell’emorragia venosa il sangue esce a flusso continuo, più lentamente. Il colore del sangue arterioso è rosso vivo, mentre quello venoso è rosso scuro: spesso, però, nel corso di un’emorragia è difficile distinguerli. In caso di rottura di una grande arteria, la vittima può morire dissanguata in un minuto. Le emorragie venose e delle piccole arterie hanno un tempo limite meno breve, ma se non trattate possono comunque essere fatali.
Una conseguenza grave delle forti perdite di sangue è lo shock, da tenere sotto controllo non appena l’emorragia è stata bloccata.
Il metodo preferenziale per bloccare un’emorragia consiste nell’applicare una pressione direttamente sulla ferita e sollevare la parte sanguinante, possibilmente al di sopra del livello del cuore. Questa procedura è utile soprattutto nelle rotture dei vasi piccoli o di media grandezza. Risulta utile applicare una compressa di garza sterile o un panno pulito direttamente sulla ferita, bloccandola saldamente. Le fasciature intrise di sangue non vanno tolte, ma eventualmente rafforzate con altri strati.
Se non è disponibile materiale di medicazione o se la vittima perde rapidamente sangue da un arto, è possibile applicare la pressione sull’arteria che trasporta il sangue verso la ferita, in un punto particolare detto punto di compressione o punto di arresto pressorio, dove l’arteria passa abbastanza superficialmente da permettere di comprimerla contro l’osso sottostante.
Il principale punto di compressione sull’arteria brachiale, che rifornisce di sangue l’arto superiore, si trova più o meno a metà fra il gomito e l’ascella, sulla parte interna del braccio. Per bloccare una grave emorragia da una ferita alla mano o all’avambraccio, occorre afferrare con forza il braccio fra il pollice e l’indice, premendo sul punto di compressione.
Il principale punto di compressione sull’arteria femorale, che porta il sangue all’arto inferiore, si trova nella piega dell’inguine, dove l’arteria passa sopra la testa del femore. Premendo con forza con la mano o il pugno su questo punto si blocca l’emorragia della gamba.
I due rami arteriosi che riforniscono di sangue il capo sono le arterie carotidi e temporali; per interrompere un’emorragia del volto bisogna premere con il fianco della mano contro la parte inferiore della mandibola, a un paio di centimetri dall’angolo della mandibola stessa. Le emorragie della testa al di sopra degli occhi possono essere controllate premendo subito davanti all’orecchio.