| Trova nell'articolo | Canada | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Canada (nome ufficiale Canada), stato dell’America settentrionale delimitato a sud dagli Stati Uniti e a nord-ovest dall’Alaska. È bagnato a nord dal Mar Glaciale Artico, a est dall’oceano Atlantico e a ovest dall’oceano Pacifico. A nord-est la baia di Baffin e lo stretto di Davis lo separano dalla Groenlandia.
Appartengono al territorio canadese numerose isole, tra cui l’arcipelago artico che, con una superficie complessiva di circa 1.424.500 km², comprende le isole di Baffin, Victoria, Ellesmere, Banks, Melville, Devon e Axel Heiberg. Al largo della costa orientale si trovano le isole di Terranova, Cape Breton, Principe Edoardo e Anticosti; al largo della costa occidentale, orlata da fiordi, l’isola di Vancouver e le isole Regina Carlotta. L’isola Southampton e altre isole minori si trovano nella baia di Hudson, vasto mare interno nel Canada centrorientale.
Il Canada è il secondo paese del mondo per estensione dopo la Russia: la superficie complessiva è di 9.984.670 km², di cui 891.163 km² sono occupati da bacini d’acqua dolce, inclusa la regione dei Grandi Laghi. L’estensione costiera è di 202.080 km. Il Canada è membro del Commonwealth. La capitale è Ottawa.
| 2. | Territorio |
Escluso l’arcipelago artico canadese, il territorio può essere suddiviso in cinque grandi aree: lo Scudo Canadese, il sistema montuoso degli Appalachi, i Grandi Laghi e il bacino del San Lorenzo, le Pianure centrali e la Catena Costiera.
Lo Scudo Canadese (o Altopiano Laurenziano) è la macroregione più vasta del Canada; si estende attorno alla baia di Hudson dalla penisola del Labrador fino al Grande Lago degli Orsi, dal Mar Glaciale Artico fino alle Thousand Islands del fiume San Lorenzo, e penetra negli Stati Uniti a ovest del Lago Superiore fino allo stato di New York. Questa regione, erosa profondamente dall’azione glaciale, comprende tutta la penisola del Labrador, la maggior parte del Québec, il nord dell’Ontario, il Manitoba e gran parte dei Territori del Nord-Ovest.
La sezione orientale del territorio canadese comprende il sistema appalachiano, i Grandi Laghi e le pianure del San Lorenzo. I rilievi degli Appalachi interessano l’isola di Terranova, la Nuova Scozia, il New Brunswick, l’Isola Principe Edoardo e la penisola di Gaspé, in Québec. La regione dei Grandi Laghi e del bacino del San Lorenzo, che copre una superficie di circa 98.420 km² nella parte meridionale del Québec e dell’Ontario, presenta un territorio in prevalenza pianeggiante. In questa zona si trovano le più vaste aree coltivabili del Canada orientale e centrale, oltre ai principali distretti industriali del paese.
A ovest dello Scudo Canadese si trovano le Pianure centrali, estensione delle Grandi Pianure degli Stati Uniti. In questa regione, che abbraccia l’estrema sezione nordorientale della Columbia Britannica, la maggior parte dell’Alberta e delle sezioni meridionali del Saskatchewan e del Manitoba, si trovano i suoli più fertili del paese. Queste tre ultime province vengono denominate Prairie Provinces, Province della prateria.
Nella sezione occidentale del paese si estende, parallelamente all’oceano Pacifico, il sistema montuoso della Catena Costiera che culmina nel monte Waddington (4.016 m). Secondo alcuni geografi essa include anche il gruppo dei monti Sant’Elia, comprendenti la vetta del monte Sant’Elia e il cui punto più elevato è la cima del monte Logan (5.959 m). A est della Catena Costiera si innalzano i rilievi delle Montagne Rocciose canadesi e le catene di Mackenzie, Franklin e Richardson. Più a ovest si trovano i rilievi di Cariboo, Stikine, Selkirk e una vasta regione di altipiani le cui fertili valli sono solcate da fiumi profondi.
| 1. | Idrografia |
Il Canada possiede più laghi e acque interne di qualsiasi altro paese al mondo. Oltre ai Grandi Laghi, che si estendono in gran parte negli Stati Uniti, i più estesi del paese sono il Grande Lago degli Orsi e il Grande Lago degli Schiavi nei Territori del Nord-Ovest; il lago Athabasca nelle province di Alberta e Saskatchewan; il lago Winnipeg e il lago Manitoba nella provincia di Manitoba e il lago Mistassini nella provincia di Québec.
I principali fiumi canadesi sono il San Lorenzo, emissario dei Grandi Laghi, che sfocia nel golfo omonimo (vedi Golfo del San Lorenzo); l’Ottawa e il Saguenay, principali affluenti del San Lorenzo; il Saint John, che confluisce nella baia di Fundy, tra la Nuova Scozia e il New Brunswick; il Saskatchewan, che forma il lago Winnipeg, e il Nelson, che da questo lago raggiunge la baia di Hudson; il sistema formato dai fiumi Athabasca, Peace, Slave e Mackenzie, che sfociano nel Mar Glaciale Artico; l’alto corso dello Yukon, che attraversa l’Alaska e raggiunge il mare di Bering; il Fraser e il corso alto del Columbia, che sfociano nell’oceano Pacifico.
| 2. | Clima |
Il clima canadese è caratterizzato da marcate variazioni regionali. Parte della sezione continentale e la maggior parte dell’arcipelago artico si trovano nella zona glaciale; le regioni rimanenti sono comprese nella zona temperata settentrionale. Di conseguenza, le condizioni climatiche generali variano dal freddo estremo caratteristico delle regioni artiche alle temperature moderate delle aree più meridionali. Lungo la costa occidentale l’influenza di calde correnti oceaniche e di venti carichi di umidità mitiga le temperature e causa estese nebbie e abbondanti precipitazioni. Nelle regioni montuose orientali la media annua delle precipitazioni, spesso nevose, è alquanto elevata sui rilievi delle Montagne Rocciose e dei Selkirk, mentre le aree montuose più a est e la regione dell’altopiano centrale sono estremamente aride. Qui soffia spesso il chinook, un vento caldo e secco che determina improvvise variazioni climatiche.
| 3. | Flora e fauna |
Il Canada presenta una vegetazione molto varia. Nelle regioni artiche prevale la tundra, mentre foreste di conifere crescono sui rilievi degli Appalachi e della Catena Costiera e boschi di latifoglie caratterizzano le regioni attraversate dal San Lorenzo e bagnate dall’Atlantico. Nelle Pianure centrali si estendono vastissime praterie, dove crescono in prevalenza graminacee. I versanti orientali delle Montagne Rocciose presentano una vegetazione assai rada, mentre quelli occidentali sono coperti da fitte foreste.
La fauna canadese è molto simile a quella dell’Europa e dell’Asia settentrionale. Tra i carnivori si incontrano numerose specie di mustelidi come la donnola, l’ermellino, lo zibellino, la martora e il visone. Oltre all’orso bruno e all’orso polare, presente nelle regioni artiche, nel paese vivono la volpe, il coyote, la lince, il lupo, il puma e la capra delle nevi. Tra i roditori il più comune è il castoro, mentre diffusi sono anche il riccio, il topo muschiato e la lepre. Nelle zone meridionali vivono diverse specie di cervidi, che comprendono l’antilocapra, il caribù, l’alce, e il bisonte. Numerose sono le specie di uccelli, tra cui il gheppio, la gru e la poiana. Particolarmente ricca è la fauna ittica nelle acque interne e lungo i litorali.
| 4. | Problemi e tutela dell’ambiente |
L’inquinamento atmosferico dei grandi centri urbani e il fenomeno delle piogge acide, responsabile della distruzione del patrimonio forestale e dell’avvelenamento delle acque interne, sono alcuni dei principali problemi ambientali cui il governo canadese deve far fronte. In primo piano tra le problematiche ambientali vi sono inoltre lo sfruttamento intensivo e il disboscamento incontrollato delle foreste, in particolare nella regione montuosa della Columbia Britannica, che hanno provocato in alcune zone frane e gravi fenomeni di erosione del suolo.
Altri gravi problemi sono lo sfruttamento intensivo delle zone di pesca e delle risorse idriche, nonché la scomparsa di alcuni habitat naturali. Si stima che in alcune regioni sia andato perduto l’80% delle zone umide, che tra il 1980 e il 1998 si sono ridotte complessivamente del 23%. Sono a rischio anche le praterie, le foreste della Carolina nell’Ontario meridionale, le foreste acadiane delle Province marittime (Nuova Scozia, New Brunswick e Isola Principe Edoardo) e le foreste pluviali della costa occidentale.
Il Canada, nazione tradizionalmente attenta alla tutela del ricco patrimonio naturale, possiede 39 parchi naturali e aree protette, per un totale di 628.750 km², ovvero il 5,3% della superficie continentale. Tra i principali parchi canadesi si citano il Parco nazionale Banff, il più antico del paese, istituito nel 1885, i parchi Nahanni, Wood Buffalo e Gros Morne, tutti World Heritage Sites.
Gran parte dell’energia del paese proviene dalle centrali idroelettriche, ma negli ultimi anni la costruzione di nuove dighe è divenuta una questione di grande rilevanza ambientale. Le 18 centrali nucleari, la maggior parte delle quali concentrate nella provincia dell’Ontario, coprono il 12,50% del fabbisogno energetico. I piani per l’espansione del programma nucleare sono stati rallentati per motivi ambientali sin dalla fine degli anni Ottanta.
Il Canada fu la prima nazione industrializzata a ratificare, nel 1992, la convenzione dell’ONU sulla biodiversità e a formulare strategie nazionali sulla sua salvaguardia, sottolineando l’importanza di uno sfruttamento sostenibile delle risorse. Il governo canadese, inoltre, ha ratificato il Trattato Antartico, i Trattati per il Legname Tropicale, oltre ad accordi internazionali sull’ambiente in materia di inquinamento atmosferico, desertificazione, cambiamento climatico, specie in via d’estinzione, caccia alle balene, smaltimento di rifiuti tossici e nocivi, inquinamento marino, abolizione dei test nucleari, zone umide e protezione dell’ozonosfera.
| 3. | Popolazione |
Il Canada ha una popolazione di 33.390.141 abitanti (2007) con una densità media di 3,7 unità per km². Circa i tre quarti della popolazione vivono nella fascia situata lungo il confine con gli Stati Uniti, soprattutto in Québec e in Ontario. Il Territorio dello Yukon, i Territori del Nord-Ovest e il Nunavut sono pressoché disabitati. Il tasso di urbanizzazione è pari all’81% (2005).
Il Canada presenta una struttura etnica molto composita. Buona parte della popolazione è di origine europea, principalmente britannica (circa il 15%) e francese (circa il 6%). La maggioranza dei canadesi di lingua francese abita nel Québec e rappresenta circa l’80% della popolazione della provincia. Altri gruppi europei sono rappresentati da tedeschi, italiani, ucraini, olandesi, greci, polacchi e ungheresi, per un totale complessivo pari al 20% circa della popolazione. Durante gli anni Settanta e Ottanta del Novecento si verificò un notevole incremento della popolazione di origine asiatica (attualmente circa l’8% della popolazione totale), di cui più di due terzi vive in Ontario e nella Columbia Britannica. Il paese conta numerosi gruppi di indiani d’America, distribuiti prevalentemente nelle province di Alberta, Manitoba, Saskatchewan e nelle regioni artiche e subartiche. La maggior parte della popolazione indigena canadese è costituita da algonchini, irochesi e inuit, e costituisce circa il 3% della popolazione totale. La popolazione nera è presente in percentuale minima (circa l’1%).
| 1. | Lingua e religione |
Le due lingue ufficiali del Canada sono l’inglese e il francese, entrambe parlate correntemente da circa il 17% della popolazione. Prevalentemente anglofona, la popolazione canadese che utilizza l’inglese come lingua madre ammonta al 59%; i canadesi di lingua francese (23%) sono in gran parte concentrati nella provincia del Québec; minoranze di lingua francese vivono inoltre nelle province dell’Ontario e del New Brunswick. Numerose le lingue parlate dalle popolazioni indigene, di cui le principali appartengono alla famiglia linguistica algonchina.
La principale comunità religiosa del paese è quella cattolica, che nel 1991 rappresentava circa il 45% della popolazione, residente prevalentemente in Québec. Tra le religioni maggiormente praticate seguono, per importanza, la Chiesa protestante unita e la Chiesa anglicana. Presenti anche minoranze di presbiteriani, battisti, luterani, ortodossi, ebrei, musulmani e buddhisti.
| 2. | Istruzione e cultura |
L’istruzione è gratuita e obbligatoria dai 6 ai 15 anni (16 in alcune province); il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è del 96,6%. Il sistema educativo del Canada deriva dalla commistione di quello anglosassone (inglese e americano) e quello francese. Poiché non esiste un ministero centrale dell’Istruzione, ognuna delle dieci province canadesi è responsabile del proprio sistema educativo, che prevede l’insegnamento delle due lingue ufficiali. Nell’ambito dell’istruzione, tuttavia, la prima lingua d’insegnamento è l’inglese, ad eccezione del Québec e di realtà territoriali a maggioranza francofona, dove l’insegnamento è impartito prevalentemente in lingua francese.
I primi istituti scolastici del paese risalgono agli inizi del XVII secolo. Nel 1635 venne fondata l’Università dei Gesuiti nella città di Québec e, a partire dal 1763, furono istituite numerose scuole statali, private o gestite da ordini religiosi. L’Università McGill di Montreal risale al 1821, l’Università di Toronto al 1827, quella di Ottawa al 1848. Dal 1945 si è verificato un notevole sviluppo dell’istruzione superiore grazie a finanziamenti da parte dei governi federali. Tra i principali atenei si annoverano anche le Università di Calgary (1945), Manitoba (1877), Moncton (1864), York (1959) e Saskatchewan (1907).
I principali musei del paese sono il Canadian Museum of Civilization di Hull, il Museo di Ottawa, il Museo nazionale della scienza e della tecnica, la Galleria nazionale canadese, il Royal Ontario Museum di Toronto e il Museo Reale della Columbia Britannica, a Victoria. Fra le principali raccolte librarie si annoverano la Biblioteca nazionale canadese e le biblioteche universitarie McGill, a Toronto, della Columbia Britannica e di Montreal. I maggiori teatri hanno sede a Québec, Montreal e Toronto.
Il governo federale aiuta lo sviluppo delle arti attraverso il Consiglio Canadese, stabilito nel 1957, che concede borse di studio e sovvenzioni, oltre a svolgere una politica di decentramento culturale in modo da raggiungere anche le comunità più isolate del paese. Dal 1972 il governo organizza programmi multiculturali, con particolare attenzione alle tradizioni degli indiani d’America.
Per ulteriori informazioni sulla cultura in Canada, vedi Arte canadese; Letteratura canadese.
| 4. | Divisioni amministrative e città principali |
Il paese è suddiviso in dieci province (Alberta, Columbia Britannica, Manitoba, New Brunswick, Terranova e Labrador, Nuova Scozia, Ontario, Isola Principe Edoardo, Québec, Saskatchewan) e tre territori (Territori del Nord-Ovest, Territorio dello Yukon e Nunavut). Quest’ultimo, un tempo compreso nei Territori del Nord-Ovest, è stato creato nel 1999.
Tra le la maggiori città del paese vi sono Ottawa, capitale federale, Toronto, Montreal, Vancouver, Winnipeg, Edmonton, Québec, Calgary, Halifax e Fredericton.
| 5. | Economia |
Nazione essenzialmente agricola fino agli inizi del XX secolo, oggi il Canada è uno dei paesi più industrializzati del mondo. I settori agricolo, minerario, forestale e ittico forniscono abbondante materia prima all’industria manifatturiera. Nel 2005 il prodotto interno lordo ammontava a 1.113.810 milioni di dollari USA, pari a un PIL di 34.484,40 dollari pro capite.
| 1. | Agricoltura e allevamento |
L’agricoltura contribuisce per il 2,2% (2001) alla formazione del PIL canadese e impiega il 3% della forza lavoro (2005). L’abbondante produzione e la popolazione relativamente esigua fanno del Canada uno dei principali esportatori di prodotti agricoli. La produzione delle numerosissime aziende del paese è equamente divisa tra colture e allevamento. Prevalenti sono le coltivazioni di frumento, concentrate nelle province di Alberta, Manitoba e Saskatchewan. Altre colture di rilievo sono ortaggi, orzo, mais, patate, frutta, tabacco e soia.
L’allevamento, soprattutto di bovini, è praticato in prevalenza nelle regioni occidentali, soprattutto in alcune zone dell’Alberta e del Saskatchewan. In Ontario e in Québec è particolarmente fiorente l’industria lattiero-casearia. Grande rilievo nel paese ha l’allevamento di animali da pelliccia quali volpi e visoni.
| 2. | Risorse forestali e pesca |
Il patrimonio forestale rappresenta una risorsa di grande rilevanza per il paese. Numerose sono le varietà di legno di abete e cedro, ampiamente esportate. Il Canada ha il primato mondiale per la produzione di carta da giornale, destinata soprattutto al mercato statunitense. I principali centri di lavorazione del legno si trovano in Québec e Ontario, dove si producono ingenti quantità di carta e pasta di legno.
La pesca è diffusamente praticata, oltre che nei fiumi e nei laghi interni, nel Pacifico nordorientale e nell’Atlantico nordoccidentale. Basata sull’abbondante presenza di salmoni, merluzzi, granchi, aragoste e aringhe, oltre che di storioni, trote e lucci, la pesca è orientata principalmente all’esportazione, la cui graduatoria mondiale vede il Canada ai primissimi posti.
| 3. | Risorse energetiche e minerarie |
L’industria mineraria canadese è fortemente indirizzata verso i mercati internazionali. Il Canada è infatti uno dei principali esportatori di minerali al mondo.
Il sottosuolo canadese è ricchissimo. Tra le ingenti risorse minerarie ed energetiche si annoverano il petrolio e il gas naturale nelle aree occidentali del paese; il ferro nel Labrador e nel Québec; il nichel in Ontario e Manitoba; l’uranio in Ontario e Saskatchewan; i sali di potassio in Saskatchewan. Nelle province occidentali si estraggono zolfo e gas naturale e vi sono ricchi giacimenti di rame, piombo, zinco e oro in Ontario, Québec, Columbia Britannica e nei Territori del Nord-Ovest. Il Canada è leader mondiale nella produzione di amianto e figura tra i principali paesi produttori di zinco, uranio, cobalto, rame, oro, gesso idrato, minerale di ferro, piombo, nichel, gas naturale, platino, sali potassici, argento e zolfo.
| 4. | Industria |
Il settore industriale occupa il 22% (2005) della forza lavoro, contribuendo per il 32,4% alla composizione del prodotto interno lordo. L’industria manifatturiera canadese produce soprattutto veicoli, prodotti elettrici ed elettronici, pasta di legno e materiale cartario in genere. Sviluppate sono inoltre la cantieristica, l’industria conserviera e quella della raffinazione del petrolio.
Il paese, grazie alla presenza di un’estesa rete idrografica, è il maggiore produttore mondiale di energia elettrica, di cui è anche esportatore verso gli Stati Uniti nella misura del 10% circa. Dei 566,3 miliardi di kWh prodotti nel 2003, il 59% proveniva da centrali idroelettriche, il 27% da centrali alimentate a combustibile, il 12% da centrali atomiche (sono attivi 18 reattori nucleari) e poco più del 2% da fonti alternative (solare o eolico).
| 5. | Commercio e finanza |
L’attività turistica si basa sulla presenza di zone di grande interesse paesaggistico, di località sciistiche e di numerose riserve naturali che comprendono, tra gli altri, i parchi nazionali Jasper e Banff. Nel 2005 il settore turistico ha registrato 18,8 milioni di ingressi.
Paese tradizionalmente esportatore, il Canada ha visto crescere, dal dopoguerra, il volume complessivo del commercio estero. Nel 2004 il valore totale delle esportazioni fu di 316.462 milioni di $ USA, a fronte di importazioni per 273.397 milioni di $ USA. La maggior parte degli scambi commerciali del Canada si svolge con gli Stati Uniti. Altri partner commerciali sono il Giappone e la Gran Bretagna. Nel 1988 Canada e Stati Uniti siglarono un accordo di libero scambio, il Free Trade Agreement, sostituito nel 1994 da un altro accordo, l’Accordo nordamericano di libero scambio (NAFTA), che comprende anche il Messico.
L’unità monetaria del paese è il dollaro canadese (Canadian Dollar), diviso in 100 centesimi (cents), emesso dalla banca centrale del paese, la Bank of Canada.
| 6. | Trasporti e vie di comunicazione |
La principale rete fluviale di comunicazione del paese è rappresentata dalla Saint Lawrence Seaway, un ampio sistema di vie d’acqua che si estende per circa 3.750 km tra il San Lorenzo, i Grandi Laghi e le regioni centrali del paese. Il settore industriale sfrutta inoltre la presenza di attivissimi porti attraverso i quali avvengono i maggiori scambi con l’estero: i principali sono Vancouver, Montréal, Port-Cartier, Québec, Halifax, Saint John’s, Thunder Bay, Prince Rupert e Hamilton.
La Canadian National Railways, il più esteso servizio di trasporti pubblici del paese, gestisce circa la metà dei 57.671 km che costituiscono la rete ferroviaria nazionale, servendo le dieci province del paese e i Territori del Nord-Ovest. La Canadian Pacific Railway, di proprietà privata, serve tutto il paese, tranne Terranova, l’isola Principe Edoardo e i tre Territori.
La rete stradale, nel 2002, aveva un’estensione di 1.408.900 km. Di particolare rilievo la Trans-Canada Highway, realizzata nel 1962, che unisce Saint John’s, nell’isola di Terranova, a Victoria, nella Columbia Britannica.
I servizi aerei sono gestiti da due compagnie, la Air Canada e la Canadian Airlines International, che servono rotte interne e internazionali. Tra gli aeroporti più attivi vi sono il Lester B. Pearson International Airport di Toronto, il Vancouver International Airport, gli aeroporti internazionali di Dorval e Mirabel vicino a Montréal e il Calgary International Airport.
| 6. | Ordinamento dello stato |
Il Canada divenne dominion sotto l’autorità della Corona britannica in base al British North America Act del 1867; dal 1926 il paese è membro del Commonwealth. Il Canada è uno stato federale e si è dotato di una propria Costituzione nel 1982. Il capo dello stato è il sovrano del Regno Unito.
| 1. | Potere esecutivo |
Il potere esecutivo è affidato congiuntamente al sovrano del Regno Unito, rappresentato da un governatore generale, e a un governo presieduto dal primo ministro. Il governatore generale è nominato dal sovrano del Regno Unito su indicazione del primo ministro e rimane in carica per cinque anni; egli designa il primo ministro nella persona del leader del partito di maggioranza nella Camera dei comuni.
| 2. | Potere legislativo |
Il potere legislativo compete a un Parlamento composto da due camere. La Camera dei comuni (House of Commons/Chambre des communes) ha 301 membri eletti a suffragio universale per cinque anni; il Senato (Senate/Senat) riunisce 104 membri nominati dal governatore generale su proposta del primo ministro. Hanno diritto al voto tutti i cittadini al di sopra dei 18 anni di età.
| 3. | Potere giudiziario |
Il sistema giudiziario canadese – basato sulla Common Law anglosassone eccetto la provincia del Québec, il cui ordinamento è influenzato dal Codice napoleonico – prevede una Corte suprema federale, con sede a Ottawa, i cui giudici sono nominati dal primo ministro su indicazione del governatore generale. La pena di morte è stata abolita nel 1998.
| 4. | Istituzioni periferiche |
Il Canada comprende dieci province, dotate di governo e Parlamento propri. Dei tre territori, due sono governati da commissari nominati dal governo federale, assistiti nello Yukon da un Consiglio e un Parlamento e nei Territori del Nord-Ovest da un’Assemblea legislativa. Il Nunavut, creato nel 1999, dispone di un’Assemblea nazionale, di un governo e di un primo ministro propri. In ciascuna provincia il sovrano del Regno Unito è rappresentato da un vicegovernatore, nominato dal governatore generale su consiglio del primo ministro.
| 5. | Difesa |
Il servizio militare prevede un arruolamento volontario e riguarda tutti i cittadini maschi abili che abbiano compiuto i 17 anni di età. Le forze armate contano 62.000 effettivi (2004).
| 6. | Forze politiche |
I maggiori schieramenti politici del paese sono il Partito liberale (Liberal Party of Canada/Parti libéral du Canada, LPC); il Partito conservatore (Conservative Party of Canada/Parti conservateur du Canada, CPC), nato nel 2003 dalla fusione del Partito riformatore e del Partito conservatore progressista; il Nuovo partito democratico (New Democratic Party/Nouveau parti démocratique, NDP) e il Bloc québécois, il forte movimento indipendentista del Québec (legato strettamente al Parti québécois, rappresentato nel Parlamento provinciale).
| 7. | Storia |
Al termine dell’era glaciale alcune tribù mongole attraversarono lo stretto di Bering e si stanziarono lungo tutto il continente americano. Nel XVI secolo i discendenti di queste popolazioni stanziati in Canada erano più di 250.000. Il gruppo più numeroso era quello degli algonchini, che comprendeva diverse tribù di cacciatori nomadi come i cree, i naskapi, gli abenaki e i micmac. Nel XVIII secolo gli algonchini avevano raggiunto le regioni dell’ovest, dove gli ottawa, gli ojibwa, i piedi neri, i cree delle pianure e altre tribù cacciavano i bisonti nelle praterie. Le popolazioni appartenenti al gruppo linguistico irochese (gli huroni e gli irochesi), che conducevano perlopiù vita sedentaria e praticavano l’agricoltura, avevano costituito un’organizzazione tribale molto sviluppata nella valle del San Lorenzo e nella regione dei laghi Ontario ed Erie. (Vedi anche Indiani d’America).
Alcune tribù, fra cui quelle dei salishan e degli athabasca, si insediarono lungo i fiumi della Columbia Britannica. Sulla costa del Pacifico, i bellacoola, i kwakiutl e i nootka svilupparono una ricca economia basata sulla pesca del salmone. Nella regione subartica occidentale le popolazioni athabasca, dogrib e carrier conducevano una vita abbastanza primitiva, vivendo di caccia. Piccoli e isolati gruppi di inuit praticavano la caccia alla foca e al caribù, che consentiva loro di sopravvivere nelle rigide condizioni ambientali dell’Artico.
| 1. | L’immigrazione europea |
I primi europei che raggiunsero il Nord America furono probabilmente islandesi provenienti dalla Groenlandia, che formarono lungo la costa atlantica settentrionale effimeri insediamenti intorno all’anno Mille. Ulteriori esplorazioni europee ebbero luogo fra il 1480 e il 1540, quando molti navigatori compirono spedizioni alla ricerca di un passaggio occidentale dall’Europa all’Asia. Giovanni Caboto scoprì Terranova nel 1497; fra il 1530 e il 1540 Jacques Cartier risalì il fiume San Lorenzo rivendicando il territorio in nome del governo francese. L’interesse per il territorio canadese crebbe alla fine del XVI secolo, principalmente per motivi commerciali.
Il governo francese, spinto dall’idea di costruire un impero nel Nuovo Mondo, concesse un monopolio commerciale a Pierre du Guast, che diede vita agli insediamenti di Acadia e di Québec sul San Lorenzo, nel 1604. L’esploratore Samuel de Champlain divenne il più influente colonizzatore francese, e riuscì a coinvolgere il cardinale Richelieu, consigliere di Luigi XIII, nel progetto di conquista del Nord America. Nel 1627 Richelieu organizzò una società per azioni, la Compagnie de la Nouvelle-France, per la colonizzazione del Nuovo Mondo.
| 2. | La “Nuova Francia” |
Amministrata dalla Compagnia, e in seguito dalla Communauté des habitants (1645-1663), la nuova colonia francese si stabilì lungo il San Lorenzo e venne organizzata in signorie. Grandi feudi vennero concessi ai seigneurs, che promisero di spartire la terra tra gli affittuari. Nel 1666 gli immigrati di origine francese erano circa 2000, molti dei quali impegnati nel lucroso commercio delle pellicce, controllato a livello centrale. Ulteriori esplorazioni verso l’interno del territorio furono compiute dai coureurs de bois, commercianti illegali di pellicce. Mentre ai protestanti venne impedito di stabilirsi nella nuova colonia, molti ordini religiosi, fra cui i gesuiti, furono incaricati di diffondere nel paese il cattolicesimo, che divenne così molto influente nella vita coloniale.
La sopravvivenza della Nuova Francia divenne incerta a causa dei continui conflitti con gli irochesi, che devastarono il territorio degli huroni a nord del San Lorenzo nel 1648 e, nel 1649, si ribellarono al governo della colonia. La situazione venne ulteriormente compromessa dalla formazione, nel 1670, della Hudson’s Bay Company, compagnia londinese di commercio di pellicce, che assicurò la continuità della presenza britannica in Canada per due secoli. Nel XVII e XVIII secolo tra Francia e Inghilterra sorsero vari conflitti per il controllo territoriale e, nel 1763, il trattato di Parigi sancì il passaggio della Nuova Francia sotto il dominio britannico.
| 3. | Il Nord America britannico (1763-1867) |
Nel 1763 il Nord America britannico era formato da quattro regioni, tre delle quali, contese alla Francia, erano state conquistate nel 1713: Terranova, la Baia di Hudson e l’Acadia. L’acquisizione della Nuova Francia mise in difficoltà il governo inglese che, dopo essersi reso conto di non riuscire a mantenere il potere senza il consenso dei seigneurs, riconobbe ai franco-canadesi l’esercizio del culto cattolico e del loro diritto privato, nonché il diritto all’uso della lingua francese (Québec Act, 1774).
La guerra d’indipendenza americana lasciò alla Gran Bretagna le colonie più povere del Nuovo Mondo e la certezza di dover prevenire una seconda rivoluzione. Con la creazione (1791) del Nuovo Brunswick dalla Nuova Scozia e la divisione del Québec in Basso Canada (abitato in prevalenza da francesi) e Alto Canada (di maggioranza anglosassone), il governo di Londra sperava di creare una società stabile, anche attraverso la collaborazione dell’aristocrazia. Il sistema si rivelò efficace, tanto che nel corso della guerra del 1812 i canadesi si schierarono con gli inglesi.
| 4. | L’Act of Union |
La situazione cambiò però nel corso dei due successivi decenni. La nascente classe media (professionisti, uomini di legge, proprietari terrieri, commercianti) mal sopportava il potere dell’oligarchia anglosassone ed emersero conflitti di tipo etnico e religioso. Anche la comparsa dei partiti politici accelerò questo processo e, se la gran parte dei riformatori era moderata, non mancava comunque chi spingeva per l’autonomia. Nel 1837-38 si accesero rivolte sia nell’Alto sia nel Basso Canada, duramente represse dall’esercito. Nel 1839 la Corona britannica, nel tentativo di trovare una soluzione, decise di riunire i due territori e di porre l’intera regione sotto l’autorità di un governatore. L’anno successivo fu promulgato l’Act of Union.
Tra il 1840 e il 1850 la vita coloniale visse un notevole sviluppo. Furono istituiti governi locali, fondate scuole pubbliche, aboliti i privilegi della Chiesa anglicana e i diritti di possesso dei seigneurs. Al centro della politica del decennio 1850-1860 ci furono alcune questioni economiche riguardanti l’immigrazione di manodopera, la costruzione di ferrovie e lo sviluppo industriale e commerciale. Serie controversie continuarono a opporre i centri urbani anglosassoni alle colonie rurali francesi, mentre un nuovo conflitto minacciava la stabilità del Nord America britannico: la guerra di secessione (1861-1865).
Per far fronte a tali difficili problemi sorse un movimento per l’unificazione delle colonie britanniche del Nord America. I fondatori furono tre leader politici, Georges-Etienne Cartier e John A. Macdonald del Partito conservatore, e George Brown del Partito liberale. La nuova confederazione fu approvata dal Parlamento britannico con il British North America Act, nel marzo del 1867: il dominion del Canada, posto sotto l’autorità della Corona britannica, era costituito da Nuova Scozia, Nuovo Brunswick, Québec (Basso Canada) e Ontario (Alto Canada). L’isola Principe Edoardo e Terranova si rifiutarono di entrare a farne parte. Per la sede del governo federale fu scelta Ottawa, nell’Ontario. I governi provinciali, sotto la supervisione federale, ottennero poteri sufficienti per creare proprie istituzioni.
| 5. | La costruzione della nazione (1867-1929) |
In base al censimento del 1871, la popolazione del dominion era di 3,7 milioni di abitanti, di cui circa un milione francesi, 850.000 irlandesi e più di un milione tra inglesi e scozzesi. Tre quarti circa della popolazione viveva nelle campagne. Le uniche grandi città erano Montreal, Québec e Toronto. L’agricoltura costituiva il settore trainante dell’economia. John Alexander Macdonald, eletto primo ministro nel 1867, estese il dominio del Canada a nord e a ovest con varie acquisizioni: la Terra di Rupert, i Territori del Nord-Ovest, la Columbia Britannica e l’isola Principe Edoardo nel 1873. Il governo stabilì inoltre alcune imposte sulle importazioni per incoraggiare l’industria e favorire la colonizzazione delle praterie, incentivata dal completamento, nel 1885, della Canadian Pacific Railway. Nei territori dell’Ovest i nativi furono costretti a trasferirsi nelle riserve, mentre nelle aree orientali le città e le industrie crebbero rapidamente, formando una nuova classe lavoratrice urbana.
Nel 1891 la morte di Macdonald lasciò i conservatori senza leader e le elezioni del 1896 furono vinte dai liberali, sotto la guida del franco-canadese Wilfrid Laurier, che seguì la politica del suo predecessore. L’applicazione di tariffe doganali favorì una rapida espansione industriale; ampie zone della prateria furono colonizzate; due nuove ferrovie transcontinentali furono costruite, mentre giacimenti di oro, argento e altri minerali furono scoperti nell’Ontario e nel Québec.
Mentre l’economia nazionale traeva notevoli benefici dalla politica di Laurier, nel paese si accentuarono i contrasti sociali. Le condizioni miserevoli dei quartieri poveri richiedevano interventi immediati da parte del governo e i movimenti in difesa dei diritti delle donne reclamavano il diritto di voto e la completa eguaglianza politica, giuridica e sociale. L’arrivo di circa 600.000 “nuovi canadesi” emigrati dall’Europa centrale e meridionale, molti dei quali di origine slava, aggravò i problemi fra le diverse etnie. I canadesi francofoni, contrari all’applicazione del sistema educativo inglese nella provincia di Manitoba (1890), ripresero le mobilitazioni in favore dell’autonomia.
Robert Laird Borden, nuovo primo ministro conservatore, fu l’artefice delle riforme richieste, ma il suo governo dovette affrontare i problemi economici e sociali causati dalla prima guerra mondiale. Gli anni Venti segnarono invece un periodo di miglioramento, principalmente nelle aree urbane, grazie a un rinnovato sviluppo industriale. Nel 1918 fu esteso il diritto di voto alle donne.
| 6. | Dalla Grande Depressione alla guerra |
Dal 1929 al 1933 il prodotto nazionale lordo si ridusse della metà, le esportazioni crollarono, la disoccupazione balzò al 20-30%. Richard Bennett, nuovo primo ministro conservatore, aumentò i contributi alle province per affrontare la crisi occupazionale ed elevò le tariffe sulle merci d’importazione per proteggere l’industria, ma l’economia non diede segnali di ripresa. Bennett annunciò allora riforme ancora più radicali che, tuttavia, non gli evitarono la sconfitta alle elezioni del 1935, vinte dal liberale Mackenzie King. Nel 1939, quando la Gran Bretagna entrò in guerra, il Canada si schierò contro le potenze dell’Asse.
| 7. | Il dopoguerra |
Nel 1948 a Mackenzie King successe Louis Saint-Laurent. Terranova e Labrador diventarono province canadesi: con questa unione, nel 1949, la confederazione fu completata. Il successo dei liberali fu assicurato dal grande boom economico del secondo dopoguerra. Furono scoperti giacimenti di petrolio nella provincia di Alberta e depositi di minerali di ferro a Ungava, nel nord del Québec e nel Labrador. Nel decennio successivo numerose centrali idroelettriche furono costruite in tutto il paese. La crescita economica fu ulteriormente incentivata dall’arrivo di circa un milione e mezzo di immigranti, principalmente dalla Gran Bretagna e da altri paesi europei, che fornirono manodopera a basso costo.
Mentre si allentavano gli antichi vincoli con la Gran Bretagna, il paese cominciò gradualmente a entrare nell’orbita politica degli Stati Uniti. Nel 1949 il Canada entrò nella NATO e, durante la guerra di Corea, truppe canadesi presero parte alle forze delle Nazioni Unite.
| 8. | L’era Trudeau |
All’inizio degli anni Sessanta il paese fu attraversato da un’ondata di contestazione, soprattutto giovanile, e radicali critiche da parte di intellettuali e artisti anglofoni attaccarono i simboli del potere economico e culturale statunitense. Un problema ancora più serio provenne dalla rinascita del nazionalismo franco-canadese. Alle elezioni del 1963 il partito conservatore di John Diefenbaker fu sconfitto dai liberali capeggiati da Lester Pearson.
Le elezioni del 1968 furono vinte dai liberali guidati da Pierre Elliott Trudeau, il cui governo favorì l’immigrazione dall’Asia e dalle Americhe centrale e latina; nei quindici anni dell’era Trudeau il paese divenne una società multietnica. Il governo riservò consistenti aiuti alle fasce più povere della popolazione e adottò provvedimenti in tema di occupazione, assistenza sanitaria, sostegno della spesa pubblica, per estendere il Welfare State. Obiettivi fondamentali di Trudeau furono il mantenimento del bilinguismo e dell’unità nazionale: egli non esitò ad applicare la legge marziale, nel 1970, per ristabilire l’ordine in Québec, dopo che il Front de libération du Québec (FLQ) aveva sequestrato un ministro (Pierre Laporte, in seguito ucciso dai separatisti) e un diplomatico britannico.
Un grave colpo venne inflitto al governo federale dalla vittoria del Parti québécois, a Québec, nel 1976, e dalla conseguente approvazione di una legge provinciale che diede la preminenza all’uso della lingua francese. Nel 1980 un primo referendum respinse la proposta di René Lévesque, leader dei separatisti del Québec, di “sovranità-associazione”, cioè sovranità politica in un quadro di collaborazione economica. Trudeau si dimostrò inoltre in grado di ottenere il consenso delle province anglofone sulla nuova Costituzione che fu approvata nel 1982. La nuova Costituzione non venne però approvata dal Québec; i governi provinciali, soprattutto nelle regioni occidentali, furono contrari alle ambizioni di centralismo di Ottawa e le scelte economiche del governo centrale suscitarono le critiche degli imprenditori.
| 9. | L’intermezzo conservatore |
Dopo il ritiro di Trudeau, nel giugno del 1984, i conservatori, sotto la guida di Brian Mulroney, si insediarono al potere. Il governo cercò di ridurre i disavanzi, tagliò le spese sociali e quelle destinate alla cultura, privatizzò le imprese di stato. Il cambiamento più drastico fu compiuto nel 1988, con la firma dell’accordo di libero scambio tra Mulroney e il presidente statunitense Ronald Reagan. Queste misure non riuscirono a evitare un periodo di crisi economica e di aumento della disoccupazione. Nel 1992 il Canada sottoscrisse con gli Stati Uniti e con il Messico un nuovo accordo economico (NAFTA).
Ma il problema che il Canada si trovò ad affrontare nell’ultimo decennio del secolo fu ancora quello relativo ai movimenti separatisti. Nel 1987 i leader nazionali e provinciali del Québec approvarono una serie di emendamenti costituzionali atti al riconoscimento della provincia come “società distinta” nell’ambito della confederazione canadese. I negoziati con il governo portarono all’accordo di Charlottetown che soddisfece le richieste del Québec, ma non venne approvato dal nuovo referendum nazionale del 1992 (l’accordo fu respinto anche nel Québec). Fu approvato invece un accordo per la costituzione di un territorio autogovernato dagli inuit, il Nunavut (“nostra terra” nella lingua degli inuit, l’inuktitut).
| 10. | L’era Chrétien e le tensioni separatiste |
Nel febbraio del 1993 Mulroney diede le dimissioni; alle elezioni di ottobre i liberali conquistarono 177 seggi al Parlamento, mentre i conservatori scesero da 154 seggi a 2, nella più clamorosa sconfitta di un partito governativo in tutta la storia del Canada. Jean Chrétien, leader del Partito liberale, assunse la guida del governo. Il Bloc québécois dell’indipendentista Lucien Bouchard divenne il secondo partito e la reale opposizione nel Parlamento nazionale.
Nel 1994 le elezioni nel Québec diedero la maggioranza al Parti québécois. Il leader Jacques Parizeau chiamò ancora il Québec a un referendum, che si svolse nell’ottobre del 1995 e vide prevalere di strettissima misura (l’1%) i voti contrari all’indipendenza. La sconfitta degli indipendentisti, per la quale si era speso personalmente il premier Chrétien, causò non solo le dimissioni di Parizeau, ma anche un ulteriore deterioramento delle relazioni tra francofoni e anglofoni.
Le elezioni legislative del 1997 videro una nuova affermazione del Partito liberale, rimasto l’unico partito a essere rappresentato omogeneamente su tutto il territorio della federazione. Nel Québec gli indipendentisti del Bloc ottennero un buon risultato, ma lontano da quello raggiunto nel 1994 a causa della perdita di voti a favore della formazione moderata del Nuovo partito democratico.
La questione del Quebéc continuò ad agitare la vita politica del paese. Nell’estate 1998, una sentenza della Corte suprema, pur non riconoscendo al Québec, sulla base del diritto nazionale e internazionale, il diritto alla proclamazione unilaterale dell’indipendenza, prendeva tuttavia atto del diffuso sentimento secessionista nella provincia e stabiliva un “obbligo costituzionale al negoziato” tra tutte le entità della federazione. Riconoscendo in linea di principio la legittimità di una secessione (qualora fosse stata scelta da una maggioranza qualificata attraverso un quesito chiaro e inequivocabile), la Corte sollecitava tuttavia le varie province canadesi a una riforma della federazione che consentisse il trasferimento di maggiori poteri ai parlamenti locali, scongiurando il rischio della separazione.
Accogliendo la sollecitazione della Corte suprema, la Camera dei comuni adottò una linea ambigua; infatti, la legge approvata nel marzo 2000, se da un lato riconosceva al Québec il diritto di separarsi dal resto della federazione attraverso un referendum, dall’altro, stabilendo una serie di ostacoli istituzionali praticamente inaggirabili, rendeva la secessione di fatto impossibile. La decisione del Parlamento federale fu criticata non solo dai separatisti, ma anche da molti esponenti della comunità anglofona e della stessa maggioranza di governo, che la giudicarono insoddisfacente e antidemocratica.
Nel Québec, in occasione delle elezioni del novembre 1998, il Parti québécois si aggiudicò, con il 42,9% dei voti, 76 seggi sui 125 del Parlamento locale e il suo leader Bouchard fu confermato alla guida del governo; la conquista della maggioranza dei voti (43,6%) da parte del Partito liberale rese tuttavia improbabile il ricorso a un nuovo referendum per l’indipendenza. Nella primavera del 1999 il Canada concesse ufficialmente l’autonomia amministrativa alla popolazione inuit con la creazione del territorio del Nunavut, terzo territorio del paese nato da una suddivisione dei Territori del Nord-Ovest; in politica estera partecipò con proprie truppe all’azione militare Allied Force (Forza alleata) che la NATO sferrò contro la Serbia.
Le elezioni legislative del novembre 2000 favorirono ancora una volta il Partito liberale di Jean Chrétien che, con il 40% dei voti e la maggioranza assoluta alla Camera dei comuni, fu riconfermato per la terza volta alla guida del governo. Il rafforzamento dei liberali nelle province orientali e in Québec portò nel gennaio seguente alle dimissioni di Lucien Bouchard, sostituito alla guida del governo provinciale da Bernard Landry.
Al Vertice delle Americhe, svoltosi a Québec nell’aprile 2001, venne firmato un primo accordo per la costituzione di un’area di libero scambio tra tutti i paesi del continente (con l’eccezione di Cuba): la Free Trade Area of the Americas (FTAA; in spagnolo Area de libre comercio de las Américas, ALCA). In occasione dei lavori del summit, la città di Québec, come già Seattle nella primavera del 2000, fu raggiunta da migliaia di manifestanti, critici nei confronti delle politiche di globalizzazione.
Nell’agosto 2002 Chrétien annunciò il suo ritiro dalla vita politica, dovuto principalmente a conflitti interni al partito; conservò tuttavia la guida del governo fino al dicembre 2003, quando la cedette al compagno di partito e ministro delle Finanze Paul Martin. Nell’ultimo anno di premierato, Chrétien prese le distanze dagli Stati Uniti, ratificando il protocollo di Kyoto e schierando inoltre il paese contro l’offensiva militare anglo-americana in Iraq. Nel Québec, con le elezioni dell’aprile 2003 il progetto secessionista del Parti québécois subì un’altra battuta d’arresto; ad aggiudicarsi le elezioni furono infatti i liberali federalisti di Jean Charest, il quale assunse la guida del governo provinciale.
| 11. | Crisi dei liberali |
Nel febbraio 2004, a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento federale, un grave scandalo scosse il Partito liberale, accusato di aver usufruito alla fine degli anni Novanta di finanziamenti occulti. Lo scandalo si rifletté pesantemente sul risultato delle elezioni di giugno, nelle quali il Partito liberale perse quasi un quarto dei suoi voti, riuscendo tuttavia a conservare il primo posto (con il 36,7% dei voti e 135 dei 308 seggi del Parlamento) e la guida del governo. Al secondo posto si piazzò il Partito conservatore, nato nel 2003 dalla fusione del Partito riformatore e del Partito conservatore progressista, che ottenne il 29,6% dei voti e 99 seggi. La crisi dei liberali favorì la ripresa del Bloc québécois, che in Québec tornò a essere il primo partito con il 48,8% dei voti, conquistando 54 dei 75 seggi destinati alla provincia nel Parlamento federale.
Il leader liberale Paul Martin fu confermato alla guida del governo, senza tuttavia poter contare su una stabile maggioranza. Sottoposto all’incalzante offensiva dei conservatori, nel maggio 2005 Martin riuscì a conservare per un solo voto la fiducia del Parlamento, ma dovette impegnarsi a chiamare il paese alle elezioni anticipate.
| 12. | Sviluppi recenti |
Nel luglio 2005 il Parlamento canadese approva una legge che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso. In novembre, subito dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine della commissione parlamentare sullo scandalo dei fondi neri, il Parlamento canadese approva una mozione di sfiducia provocando la caduta del governo liberale.
Dopo dodici anni di ininterrotto predominio, nelle elezioni politiche anticipate del gennaio 2006 il Partito liberale si aggiudica il 30,2% dei voti e 103 seggi, cedendo il primo posto al Partito conservatore di Stephen Harper (36,2% e 124 seggi). Tra i partiti nazionali, al terzo posto si conferma il Nuovo partito democratico (17,5% e 29 seggi). In Québec, con il 42,1% dei voti il Bloc québécois conquista 51 dei 75 seggi destinati alla provincia nel parlamento federale.
Le elezioni locali del Québec registrano una nuova battuta d’arresto per gli indipendentisti. Il Parti québécois giunge infatti solo al terzo posto (28,3% dei voti e 36 seggi), preceduto dal Partito liberale (33% e 48 seggi) e dall’Azione democratica (30,8% e 41 seggi). Si allontana così l’ipotesi di un nuovo referendum per l’indipendenza.