Celti
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Celti
3. La società

La società celtica era di tipo rurale, basata sull’agricoltura e sulla pastorizia. Nei centri più ricchi, o dove la competizione per le risorse era forte, gli insediamenti erano dotati di fortificazioni, che comprendevano un’area in cima a una collina, o a una zona elevata, circondata da fossati e da bastioni; l’interno era occupato da capanne e da aree adibite ai lavori manuali. Il grano veniva conservato in pozzi scavati nel terreno, sigillati con l’argilla. Il maggior numero di centri fortificati si trova nell’Inghilterra sudoccidentale: i più imponenti sono quelli di Maiden Castle nel Dorset, di Danebury nello Hampshire e di South Cadbury nel Somerset. Negli ultimi secoli prima di Cristo si svilupparono vere e proprie città fortificate, che Cesare chiamò oppida.

L’unità base della società celtica era la tribù, al cui interno erano diversi gruppi sociali: i nobili, le famiglie dominanti; gli agricoltori; gli artigiani e coloro che svolgevano lavori manuali; gli schiavi. A una classe colta appartenevano i druidi. Nell’antichità le tribù erano comandate da un re (una tradizione conservata in Gran Bretagna fino alla conquista romana), mentre nelle regioni celtiche più aperte all’influenza del mondo classico vennero eletti magistrati.

Scrittori antichi come Strabone, Cesare e Diodoro Siculo ci descrivono la vita dei celti: nonostante la tendenza ad alterarne le caratteristiche originarie, i celti vengono rappresentati come amanti dei banchetti, del bere, del narrare storie e del vantarsi di imprese ardite. Cesare li descrive come appassionati guerrieri, esperti nella guida dei carri: per incutere maggiore timore in battaglia, si dipingevano il corpo di guado, una tintura vegetale blu. Lavoravano ottimamente i metalli e impiegavano la loro perizia per realizzare armature e bardature dei cavalli (vedi Arte celtica). Il commercio era un’attività molto importante: acquistavano oggetti di lusso e vino in cambio di cani, cavalli, pelli, sale e schiavi.