Pitagora
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Pitagora
2. I pitagorici

Gli insegnamenti della scuola pitagorica erano regolati da rigide prescrizioni, quali la frugalità e il divieto di cibarsi di carne o la semplicità nell'abbigliamento. La tradizione attesta che i discepoli fossero iniziati a pratiche misteriche ed esoteriche, e che Pitagora avesse stabilito tra essi una gerarchia, distinguendo gli “acusmatici” (i discepoli abituati ad ascoltare), a cui erano prescritti obbedienza e silenzio, dai “matematici”, che potevano invece interloquire col maestro e pertanto accedere agli insegnamenti (máthema) più profondi.

La scuola pitagorica ebbe una vasta influenza e le sue dottrine si diffusero, dal V secolo a.C., in altre città della Magna Grecia. Tra i seguaci, Archippo riorganizzò l’insegnamento pitagorico a Taranto, dove Archita fu un illustre esponente; Liside fu invece il fondatore del pitagorismo tebano, a cui appartenne Filolao. Il movimento filosofico-scientifico si dissolse intorno alla seconda metà del IV secolo a.C., per essere ripreso, a partire dal II secolo a.C., dal neopitagorismo, destinato a confluire, nel III secolo, nel neoplatonismo.