Manzoni, Alessandro
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Manzoni, Alessandro
3. Dagli Inni sacri alle tragedie

Nel 1808 Manzoni aveva sposato con rito calvinista la giovane (sedici anni) ginevrina Enrichetta Blondel, la cui fede aveva indotto Alessandro ad approfondire il problema religioso. Il 1810 segna il definitivo approdo della famiglia Manzoni al cattolicesimo: Enrichetta, sotto la guida del padre Degola, abiurò il calvinismo e Alessandro abbandonò le posizioni deiste per aderire pubblicamente alla religione cattolica.

La conversione religiosa si ripercosse anche nelle scelte letterarie: Manzoni abbandonò gli schemi neoclassici e cercò altre strade espressive, a cominciare dalla prima opera successiva alla conversione, gli Inni sacri, con i quali intendeva celebrare le principali festività dell’anno liturgico e insieme offrire un esempio di lirica nuova, che sarà di tipo corale e oggettiva (nel senso che il punto di vista è quello collettivo dei fedeli, mentre il tema è legato a una realtà storica oggettiva, la storia del cristianesimo).

Inizialmente gli inni dovevano essere dodici, ma ne furono composti solo cinque: la Risurrezione (1812), il Nome di Maria (1812-13), il Natale (1813), la Passione (1814-15) e la Pentecoste (1822, terza stesura). Il punto di vista e il tema di queste liriche (ma molto meno il linguaggio) appartengono alla sensibilità romantica e sono in anticipo rispetto alle dichiarazioni manifeste della poetica romantica, che sono del 1816.

L’interesse di Manzoni per la tragedia è connesso alla lettura di Shakespeare, di Goethe e di Schiller, e, in accordo con l’avvio delle polemiche romantiche, Manzoni elaborò l’idea di una tragedia di ampie dimensioni storiche e di valore universale, capace di destare una nuova coscienza etico-storica. Cominciò con Il conte di Carmagnola (1820), tragedia accompagnata e pubblicizzata dalle polemiche letterarie a seguito dell’abbandono delle unità aristoteliche di tempo e di luogo. Questa tragedia, che si avvale del coro – momento di meditazione lirica, inteso come spazio riservato alla riflessione etico-storica dell’autore – propone un episodio della guerra tra Milano e Venezia nel XV secolo e denuncia la violenza e la cecità della ragion di stato.

La seconda tragedia, Adelchi (1822), è di argomento medievale e ha una struttura più complessa e aperta, anche se contrappone in modo assolutamente netto, per la rigidità imposta dal genere, gli “eroi della forza” e gli “eroi della fede”. Il tema è la fine della dominazione longobarda in Italia e la sconfitta del re Desiderio a opera di Carlo Magno. Particolarmente significativi sono i cori (in realtà due liriche) in cui Manzoni affronta il tema politico della libertà che non può non essere conquista degli italiani, e il tema della “provvida sventura”, centrale nel successivo romanzo. La stesura dell’Adelchi fu accompagnata da un’approfondita ricerca storico-documentaria sulla dominazione longobarda in Italia, pubblicata con il titolo di Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia (1822).

Nel periodo compreso tra la stesura delle due tragedie, Manzoni aveva anche affrontato nodi teorici sul teatro e sulle sue scelte in un testo importante, scritto nel 1820 e pubblicato, dopo la revisione dell’amico Claude Fauriel, nel 1823: si tratta della Lettre à M. Chauvet sur l’unité de temps et de lieu dans la tragédie, in cui Manzoni giustifica il rifiuto delle unità di tempo e di luogo e riflette sul rapporto tra veridicità storica e funzione morale della letteratura.

In precedenza, nel 1819, aveva scritto le Osservazioni sulla morale cattolica (elaborate fino al 1855) che, a parte le ragioni ideologiche, sono un prezioso documento della sensibilità psicologica del Manzoni. Successiva, del 1823 (ma pubblicata solo nel 1846), è la Lettera sul Romanticismo, il bilancio teorico più importante fatto da uno dei protagonisti di quel movimento.

Manzoni si provò anche nella lirica civile. Ricordiamo Marzo 1821, un esempio di ballata romantica centrata sull’attualità politica (i moti patriottici di quell’anno), e Il cinque maggio (1821), un testo intenso e insolitamente appassionato che si presenta quale grande esempio di come la Provvidenza agisce nella storia.