Locke, John
Per stampare le informazioni, scegliere Stampa dal menu File.
Locke, John
2. Empirismo

Nella sua opera principale, Saggio sull'intelletto umano (1690), Locke rielaborò la dottrina empirista, già sostenuta da Francesco Bacone all'inizio del secolo. Contrario alle teorie dell'innatismo, secondo cui nella mente sarebbero impresse fin dalla nascita determinate idee anteriori a qualsiasi esperienza, Locke considerava l'intelletto dell'individuo al momento della nascita una tabula rasa sulla quale l'esperienza imprime tutti i contenuti della conoscenza. Per Locke l'esperienza sensibile è alla base di ogni conoscenza umana, poiché, tramite la sensazione e la riflessione, fornisce all'intelletto i contenuti del pensiero (le idee), cioè le rappresentazioni della mente. Attraverso la sensazione ci sono date le idee che provengono dall'esterno; attraverso la riflessione, invece, ci sono date le idee delle nostre operazioni mentali (il percepire, il volere, il desiderare). Le prime possono essere, a loro volta, idee di qualità primarie (o oggettive) se si riferiscono ad aspetti che sono presenti nei corpi (come la figura, l'estensione e in generale le qualità geometrico-quantitative), oppure idee di qualità secondarie (o soggettive: colori, odori, suoni), se risiedono soltanto nel soggetto percipiente, senza alcun effettivo riscontro nei corpi. Tutte le idee qui nominate sono idee semplici, derivanti direttamente dall'esperienza, da cui Locke distingueva le idee complesse, che risultano dalla combinazione di molteplici idee semplici (come le idee di sostanze, di modi e di relazioni).