| Trova nell'articolo | Filosofia greca | Articolo |
| 1. | Introduzione |
Filosofia greca Insieme delle riflessioni filosofiche fiorite nella Grecia antica. Tradizionalmente, la filosofia greca è ritenuta la fonte di tutta la successiva speculazione occidentale.
Di rilievo è la questione dell’origine della filosofia, questione che sta alla base di qualsiasi trattazione dell’oggetto della filosofia stessa. La filosofia non nasce improvvisamente: il nuovo atteggiamento emerge gradualmente da tradizioni culturali e religiose precedenti. Il formarsi di una mentalità scientifico-filosofica è collegato allo sviluppo di ruoli sociali diversificati. Questa ipotesi insiste sulle condizioni sociali e materiali che hanno reso necessaria la comparsa sulla scena sociale del filosofo, mentre altre ricerche focalizzano l’attenzione sull’irrazionale, ricollegando la tematica filosofica al mito e alla teologia.
| 2. | La filosofia nell’età classica |
Una lunga tradizione, che risale ad Aristotele, riconosce nei pensatori greci vissuti fra il VII e il VI secolo a.C., nella città ionica di Mileto in Asia Minore, gli iniziatori della filosofia.
| 1. | I naturalisti: Talete, Anassimene, Anassimandro |
La scuola ionica o scuola di Mileto impostò per prima la ricerca dell’arché, ossia del principio di tutte le cose, avviando un’indagine che si emancipò via via da elementi mitici e che diede origine a un primo tentativo di spiegazione della realtà, intesa globalmente come “natura” (physis), in termini razionali. Talete di Mileto identificò nell’acqua il principio originario della natura; una concezione più elaborata fu quella di Anassimandro, secondo il quale il principio è una sostanza eterna e infinita (ápeiron) che si trasforma incessantemente originando tutte le cose. A proposito della ricerca di questi pensatori, fra i quali si deve ricordare anche Anassimene, si è parlato di “naturalismo ionico”, in quanto essi tentarono di ricondurre tutti i fenomeni a un principio naturale, senza postulare l’esistenza di entità divine.
| 2. | I pluralisti: Empedocle, Anassagora, Democrito |
Nel V secolo a.C., ai naturalisti si riallacceranno Empedocle di Agrigento, che teorizzò la dottrina dei quattro elementi o “radici” dell’essere: la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco; Anassagora di Clazomene, che ipotizzò l’esistenza di “semi” di tutte le cose, infiniti e infinitamente divisibili; questi, secondo Anassagora, sarebbero combinati da una mente divina, il nous; Democrito di Abdera, che identificò i principi della realtà negli atomi, concepiti come i minimi punti di consistenza della materia, infiniti di numero e indivisibili. Questi filosofi furono anche denominati “fisici pluralisti”, poiché diversamente dai filosofi monisti della scuola ionica ricondussero il reale a una pluralità di principi primi.
| 3. | Eraclito |
Un tratto innovativo si può individuare nella riflessione di Eraclito di Efeso, vissuto in Asia Minore intorno al VI secolo a.C. Egli ricercò il principio di tutte le cose nella ragione o logos, la cui apparizione sensibile è il fuoco. Secondo Eraclito il mondo intero è coinvolto in un perenne divenire contraddistinto da una lotta fra opposti primordiali, tale per cui “Pólemos (la guerra) è padre di tutte le cose, di tutte re”.
| 4. | La filosofia nella Magna Grecia: Pitagora e Parmenide |
Fra il VI secolo e la prima metà del V secolo a.C., nelle città greche dell’Italia meridionale, si sviluppano altri indirizzi filosofici. Pitagora fonda a Crotone una scuola che eredita elementi religiosi di origine orfica (come la dottrina della trasmigrazione delle anime), ma si distingue per la dottrina secondo cui tutte le cose e tutte le relazioni fra di esse sono riconducibili ai numeri o a determinazioni aritmetico-geometriche.
Parmenide, iniziatore della scuola di Elea, contrappone al movimento e all’apparenza delle molteplici e illusorie cose sensibili l’esistenza dell’unico essere, eterno, ingenerato e imperituro. Dal suo insegnamento avrebbe preso le mosse la riflessione di Zenone, che è di capitale importanza per le origini delle tecniche di argomentazione logica.
| 5. | I sofisti |
Nel V secolo a.C., ad Atene, si afferma la sofistica. Con Protagora e Gorgia la filosofia sembra abbandonare i temi prevalentemente naturalistici o cosmologici delle ricerche precedenti, per rivolgersi a un’analisi del linguaggio e dei valori morali dell’uomo. Prevale peraltro, nella sofistica, un atteggiamento relativistico, che mette in discussione l’esistenza di verità assolute, dal momento che l’uomo, come diceva Protagora, “è la misura di tutte le cose”: l’uomo, cioè, può conoscere solo gli oggetti che rientrano nel campo della sua percezione e della sua azione, valutandoli a seconda delle prospettive di cui è di volta in volta portatore.
| 6. | Socrate |
Al relativismo dei sofisti si oppose energicamente l’insegnamento di Socrate. Egli condivideva l’interesse dei sofisti per il problema dell’uomo, ma lo finalizzò alla ricerca del significato universale dei valori morali e della virtù, intesa essenzialmente come “scienza del bene e del male”. All’abilità retorica dei sofisti Socrate opponeva il metodo di ricerca della dialettica: per ogni asserzione, il filosofo poneva una serie di domande tese a verificarla e articolarla, esaminandone le conseguenze e scoprendone la coerenza o le contraddizioni interne.
| 7. | Platone e Aristotele |
Il pensiero greco giunse a piena fioritura con le filosofie di Platone e di Aristotele: il primo fu discepolo di Socrate, il secondo studiò per circa vent’anni presso l’accademia platonica.
Platone organizzò le dottrine di Socrate in un complesso sistema, che innestava il progetto di una riforma politica dello stato in una concezione complessiva del sapere e della realtà. Nella sua teoria delle idee, Platone sostenne che le cose del mondo reale, oggetto dell’opinione, sono solo ombre di forme eterne e immutabili, le idee appunto, che possono essere oggetto di una conoscenza certa. La teoria delle idee implica una teoria della conoscenza per la quale la percezione sensoriale si riferisce a oggetti sensibili e mutevoli, mentre la scienza deve riguardare solo oggetti immutabili e universali.
All’opposto, secondo Aristotele, anziché riflettere l’articolazione delle idee la scienza si avvale di concetti che esprimono gli aspetti universali (le specie, i generi, le categorie) delle singole realtà sensibili. Pertanto la conoscenza non si riferisce più a idee separate dalle cose, ma alle sostanze sensibili, le quali consistono di una forma, che ne costituisce l’essenza, e di una materia. Descrivendo l’universo materiale, Aristotele riprese i quattro elementi empedoclei, aggiungendovi un quinto elemento, la “quinta essenza”, l’unico costituente dei corpi celesti posti “sopra” il cielo della luna.
| 3. | Le scuole dell’età ellenistica e imperiale |
La filosofia greca successiva, riflesso di un periodo storico di tensione civile e di insicurezza, spostò l’attenzione sui problemi dell’esistenza individuale. Il tema della felicità del singolo diventò il problema centrale dell’intera riflessione filosofica, subordinando a sé gli altri aspetti di essa, sicché si può parlare per le filosofie ellenistiche di un primato dell’etica.
| 1. | I nuovi orientamenti: epicureismo, stoicismo e scetticismo |
I principali movimenti filosofici dell’età ellenistica furono la scuola fondata da Epicuro, che identificò nel piacere, inteso però come assenza di dolore e di turbamento, l’unico vero bene; la scuola stoica, che insegnava l’adeguamento dei comportamenti dell’uomo alla legge razionale o logos che governa tutta la natura; e la scuola scettica fondata da Pirrone, che teorizzava l’astensione da ogni opinione e sul piano etico l’impassibilità. Gli insegnamenti delle prime due scuole, e in particolare di quella stoica, conobbero una larga diffusione nel mondo romano.
| 2. | Il neoplatonismo |
Nei primi secoli dell’età cristiana si assistette non solo a un fecondo incontro tra la filosofia greca, l’ebraismo e il cristianesimo, ma anche a una prosecuzione delle tradizioni filosofiche dei secoli precedenti, spesso però profondamente trasformate, come avvenne ad esempio con le scuole neopitagoriche e scettiche. L’ultima grande filosofia pagana fu il neoplatonismo, che ebbe in Plotino il massimo esponente nel III secolo d.C.
Plotino non ripropose semplicemente il pensiero di Platone, ma elaborò una sintesi originale delle principali tradizioni della filosofia greca, teorizzando un principio supremo, l’“Uno”, da cui tutte le cose derivano mediante un processo di emanazione. L’emanazione si differenzia dalla concezione biblica della creazione, intesa come atto volontario e libero di Dio, poiché è un processo eterno e necessario a partire da un principio che, pur essendo unico, non è assimilabile al Dio-persona dell’ebraismo e del cristianesimo.