Psicoterapia
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Psicoterapia
7. Nuovi approcci alla psicoterapia

Alla fine degli anni Sessanta e durante gli anni Settanta furono formulate e diffuse molte nuove tecniche psicoterapeutiche. Alcune di esse, come le prime psicoterapie umanistiche, nacquero dall’insoddisfazione per la psicoterapia psicoanalitica, ritenuta troppo costosa in termini di tempo e di denaro, e quindi elitaria. La teoria e la tecnica psicoanalitiche sono state accusate, inoltre, di essere troppo intellettualistiche e razionalistiche, eccessivamente centrate sulle esperienze passate dell’individuo e inutilmente impegnate a preservare i valori occidentali dell’individualismo, del successo e della produttività. Per contro, sono nate tecniche che privilegiano le emozioni e l’attenzione al “qui e ora” Tra queste nuove tecniche, spesso controverse, si ricordano la Primal Therapy dello psicologo statunitense Arthur Janov e l’analisi transazionale, che si basa sui lavori dello statunitense Eric Berne.

Nella Primal Therapy il paziente è incoraggiato a rivivere le prime esperienze della propria vita con l’intensità emotiva che all’epoca era stata repressa. Janov ritiene che questa catarsi liberi il paziente dalla nevrosi.

L’analisi transazionale si basa sulla teoria secondo la quale ogni individuo, quando interagisce con gli altri, assume di volta in volta il ruolo di genitore, adulto o bambino. Durante la terapia, che generalmente si svolge in gruppo, viene insegnato al paziente a riconoscere le circostanze in cui è appropriato comportarsi come un genitore autoritario o come un bambino impulsivo e ad assumere il più possibile un ruolo adulto.

Un discorso a parte merita il tentativo, a partire dagli anni Sessanta, di applicare la tecnologia informatica alla cura dei disturbi mentali. La caratteristica principale di questo tipo di tecnica è l’interazione diretta tra il paziente e un computer programmato a fornire risposte sulla base di una tecnica di trattamento specifica (ad esempio, quella sviluppata da Carl Rogers). I limiti di questo approccio sono evidenti, ma per alcuni pazienti (con particolari problemi di relazione con le altre persone) esso si è dimostrato preferibile a una relazione faccia a faccia con un terapeuta.