| Psicoterapia | Articolo | ||||
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| 3. | Altre psicologie del profondo |
Alcuni degli allievi di Freud criticarono aspetti fondamentali della teoria e della tecnica di trattamento psicoanalitiche e, di conseguenza, fondarono scuole autonome, tuttora operanti.
| 1. | Carl Gustav Jung |
Lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung riteneva che l’energia psichica (libido) non fosse definita solo dalle pulsioni sessuali, ma da tutto ciò che rappresenta una tendenza verso qualcosa, che può manifestarsi in qualsiasi attività, sia come azione istintiva, sia come prodotto culturale.
Secondo Jung, i processi psichici possono essere chiariti dalle loro cause inconsce, ma possano anche essere interpretati in senso finalistico, cioè come anticipazioni di eventuali sviluppi futuri. La cura psicoterapeutica è considerata da Jung come una realizzazione di sé, una ricerca di senso della propria esistenza, fondata sulla riscoperta di potenzialità e valori che sono stati rimossi per permettere, a suo tempo, il necessario adattamento dell’Io. Questo processo è chiamato individuazione, da intendersi come costruzione di una personalità individuale sulla base di una struttura universale appartenente a tutti. L’individuazione costituisce per l’uomo un bisogno naturale e nasce dalla richiesta di nuove forme di adattamento.
In questa prospettiva il compito della cura è quello di fornire al paziente la possibilità di riflettere su di sé e di modificare aspetti non più adeguati di adattamento dell’Io. Ciò può avvenire attraverso l’esplorazione della propria personalità, in cui si mettono in luce lati della psiche non del tutto coscienti che si rivelano utili per un’ulteriore crescita. Lo stile dello psicoterapeuta non deve essere categorico né incontestabile; inoltre Jung sollecitò, come già aveva fatto Freud, coloro che si accingono a svolgere l’attività di psicoterapeuti a intraprendere essi stessi una terapia analitica.
| 2. | Alfred Adler |
Anche Alfred Adler dissentì da Freud sul ruolo degli istinti sessuali nell’origine del comportamento. Egli riteneva che la condizione del bambino piccolo e bisognoso di aiuto comporta sentimenti di inferiorità, ai quali alcune persone reagiscono sforzandosi di raggiungere la superiorità sulle altre. Questa ricerca di potere è in contrasto con ciò che Adler chiamò “interesse sociale”, vale a dire la possibilità di provare simpatia e di identificarsi con le altre persone.
Secondo Adler, i disturbi mentali dipendono da un modo di vivere inautentico, in quanto basato su opinioni e obiettivi erronei in forza dei quali non si può sviluppare un sano interesse sociale. Ruolo del terapeuta è quello di rieducare il paziente, portandolo a riconoscere l’incongruenza delle proprie scelte e a sviluppare maggiormente il proprio interesse sociale.
| 3. | Erich Fromm, Karen Horney ed Erik Erikson |
Questi tre autori, tutti emigrati dalla Germania nazista negli Stati Uniti dopo il 1930, formarono il cosiddetto “gruppo neofreudiano” che, al contrario di Freud, ha sottolineato il ruolo delle componenti sociali e culturali nella formazione della personalità.
Erich Fromm era convinto che l’uomo non ha solo bisogni fisiologici, ma anche quello di dare un senso alla propria relazione con il mondo e con se stesso. Se questa necessità resta insoddisfatta l’individuo prova un profondo senso di solitudine e di isolamento. Per Fromm la salute mentale non sussiste senza legami emotivi e spirituali, senza un orientamento morale e una inclinazione a dedicarsi a uno scopo. L’obiettivo della psicoterapia è quindi quello di orientare l’individuo, di permettergli di trovare le proprie radici e di recuperare la sicurezza attraverso le relazioni con gli altri, pur nel mantenimento della propria individualità.
Secondo Karen Horney, le condizioni culturali sono determinanti in molti conflitti nevrotici. L’io tende per natura a maturare e a realizzarsi, e la nevrosi si manifesta solo se nel bambino questa tendenza viene ostacolata dall’ambiente. Horney pone al centro del processo di sviluppo il sentimento di sicurezza, non l’appagamento di impulsi sessuali o aggressivi. Il bambino prova un’ansia fondamentale per il fatto di essere piccolo e indifeso in un ambiente in cui è difficile destreggiarsi. In certi casi, i primi rapporti possono aggravare il sentimento di insicurezza del bambino. Horney, pur non rifiutando il metodo della libera associazione né le teorie freudiane delle pulsioni inconsce, modifica la tecnica psicoanalitica sostenendo che l’aspetto più importante è osservare le reazioni emotive del paziente durante il trattamento e analizzare gli effetti della nevrosi nel presente, non tanto la loro origine nell’infanzia.
Anche Erik Erikson, come Horney, attribuiva molta importanza ai fattori socioculturali e riteneva che l’essere umano fosse in grado di crescere e modificarsi in ogni fase della vita, grazie all’azione dell’Io, una struttura psichica in grado di svilupparsi in interazione con l’ambiente per tutto l’arco della vita. Se questo non accade, attraverso la terapia la persona può ancora acquisire la fiducia e la sicurezza di base, necessarie a un Io sano. Nell’analisi dei bambini Erikson ha sviluppato la tecnica del gioco, già introdotta da Melanie Klein, che corrisponde all’uso dell’immaginazione per sperimentare possibilità di adattamento al mondo, per comunicare emozioni, per ricostruire situazioni passate o ideare situazioni future e per stimolare il sorgere di nuovi modelli di esistenza.