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Costumi e maschere teatrali
1. Introduzione

Costumi e maschere teatrali Abiti e accessori utilizzati dagli attori nel corso della rappresentazione teatrale. La maschera è un camuffamento che copre totalmente o parzialmente il viso. Il costume è l'insieme di ciò che l'attore indossa in scena, e comprende quindi anche la maschera e il trucco (vedi Produzione degli spettacoli).

2. La maschera nel teatro occidentale

Nel teatro greco le maschere, di legno, sughero o tela di lino, erano modellate secondo tipologie fissate convenzionalmente, cosicché gli spettatori potessero individuare con facilità il ruolo del personaggio rappresentato; inoltre l'apertura della bocca era tale da amplificare la voce dell'attore. Nelle maschere tragiche i lineamenti del viso erano deformati, con bocche e occhi enormi, al fine di esprimere in modo palese ed esasperato i sentimenti dei personaggi. Elementi grotteschi e caricaturali caratterizzavano invece le maschere utilizzate nella commedia, che riproducevano volti di dèi, eroi ed esseri soprannaturali con la bocca contratta in un ghigno.

L'impiego delle maschere nel teatro romano derivò sostanzialmente dalla tradizione drammaturgica greca. Nella pantomima la maschera dalla bocca chiusa era tratto caratterizzante in quanto i pantomimi dovevano esprimersi in silenzio unicamente attraverso il gesto e la danza.

Nel Medioevo la maschera venne utilizzata per il proprio contenuto simbolico nelle rappresentazioni dei drammi liturgici, principalmente per caratterizzare le figure demoniache. Fu però il teatro profano a dare maggior spazio all'uso delle maschere, particolarmente negli spettacoli dei giullari, che spesso si mascheravano per conferire una connotazione caricaturale o animalesca ai propri personaggi, e nel mumming o Mummers’ Play, rappresentazione di corte tardomedievale diffusa in Inghilterra e in varie regioni europee.

L'avvento della Commedia dell'Arte italiana nel Rinascimento rivitalizzò l'impiego della maschera. Gli attori della Commedia dell'Arte indossavano maschere che lasciavano scoperta la parte inferiore del volto, derivate dal teatro buffonesco dei mercati e delle fiere. Inizialmente ispirate a tratti caratterizzanti regionali e ai tic propri di alcune professioni, si fissarono gradatamente fino a suggerire alcuni tipi umani diffusi, spesso con esasperazioni comiche o grottesche. Fu così che il personaggio di Arlecchino, qualificato per la maschera e il costume, prese a simboleggiare il servo sciocco e ingenuo, Brighella il servitore scaltro e Pantalone il vecchio avaro e brontolone.

Dal mumming derivò il masque che, insieme al ballo in maschera italiano e al ballet de cour francese, si diffuse largamente in epoca rinascimentale: gli spettacoli di questi generi, rappresentati sino al XVIII secolo, erano interpretati da personaggi che indossavano maschere e costumi sfarzosi. Nelle rappresentazioni drammatiche e liriche l'impiego delle maschere era invece del tutto escluso, se non dove fosse richiesto dalla trama, come ad esempio nella scena del ballo in Romeo e Giulietta di Shakespeare; ed era ammesso nella commedia solo per i ruoli comici.

La maschera teatrale conobbe così un rapido declino, scomparendo del tutto nell'Ottocento con l'affermarsi dei principi del realismo e del naturalismo. Nel XX secolo si ebbe un parziale recupero nell'ambito di alcune teorie, secondo le quali la maschera stimolerebbe nell'attore maggiore libertà d'espressione gestuale e corporea, favorendo una recitazione antinaturalistica e surreale.

Nel moderno teatro occidentale le maschere servono perlopiù per rappresentare in scena personaggi animali, anche se talvolta drammaturghi e coreografi utilizzano figure mascherate, come nell'opera Il grande Dio Brown (1926) del commediografo americano Eugene O'Neill.

3. Il costume nel teatro occidentale
1. Il teatro antico

Nel teatro greco il costume più frequentemente indossato dagli interpreti della tragedia era una lunga veste dalle maniche lunghe fino ai polsi detta syrma, mentre gli attori comici avevano un finto ventre imbottito e portavano una tunica corta dalla quale sporgeva un grosso fallo. Il costume, spesso confezionato con tessuti variopinti e riccamente decorati, era completato dai coturni, calzature con la suola molto alta chiuse con delle fibbie e, nelle rappresentazioni tragiche, dall'onkos, una particolare acconciatura. I personaggi stranieri erano caratterizzati da vesti più elaborate e realistiche, e gli dèi dalle proprie particolari insegne, come ad esempio i sandali alati per Ermes.

Anche in relazione ai costumi, il teatro romano si ispirò largamente a quello greco. Nella tragedia venne però accentuato l'onkos e alzata la suola dei coturni, molto simili a trampoli. Nella commedia di stile e temi greci gli attori indossavano il pallium, termine latino che definiva il tipico abito greco, mentre il costume impiegato nella commedia di origine italica era la toga bianca, veste romana d'uso comune (da qui la denominazione dei due generi di commedia, fabula palliata e fabula togata).

2. Medioevo e Rinascimento

Il dramma liturgico, sviluppatosi nel periodo tardomedievale, aveva contenuti religiosi e prevedeva in origine la partecipazione di interpreti ecclesiastici, abbigliati con vesti e paramenti sacri. L'inserimento di temi profani nel dramma favorì in un secondo momento l'evoluzione del costume in senso realistico. Gli attori si vestivano con abiti comuni, ricchi o modesti a seconda della loro condizione sociale: la conseguenza più frequente era il forte effetto di anacronismo che si produceva nelle rappresentazioni di vicende ambientate in epoca paleocristiana (vedi Miracolo, mistero e moralità).

Caratteristica del costume teatrale in età rinascimentale fu la sontuosità; nel contempo, cominciò ad affermarsi l'esigenza di connotare storicamente o simbolicamente il vestiario degli attori. Si realizzarono così costumi che riprendevano modelli antichi (solitamente romani), altri di foggia contemporanea (utilizzati perlopiù nelle rappresentazioni drammatiche), altri ancora di stile fantastico o allegorico. All'ideazione di costumi e scenografie si dedicarono molti artisti famosi, tra cui Leonardo da Vinci, Giorgio Vasari e Inigo Jones.

Come le maschere, anche i costumi della Commedia dell'Arte presero spunto dall'abbigliamento tipico delle regioni e dei mestieri, e divennero gli elementi caratterizzanti dei personaggi a cui erano destinati.

3. Il Seicento e il Settecento

Tra il XVII e il XVIII secolo, in periodo barocco e rococò, il costume fu considerato come un abbellimento spettacolare, una creazione a sé stante legata alla moda del tempo, avulsa dai contenuti della rappresentazione, ma in armonia con la grandiosità dell'apparato scenografico. Gli abiti di scena divennero estremamente elaborati, vistosi e ricchi di raffinate decorazioni. A questa tendenza dominante si sottrasse sulla scena francese Molière che, per il proprio repertorio, preferì utilizzare costumi semplici e, soprattutto, verosimili per i personaggi interpretati.

Nella seconda metà del Settecento, il bisogno di collocare nella giusta prospettiva storica la vicenda e i personaggi riprese quota, e sui palcoscenici dei principali teatri parigini si videro nuovamente attori che indossavano abiti di scena realistici o storici. Tale tendenza stentò tuttavia ad affermarsi completamente a causa dello scarso interesse manifestato dal pubblico e dagli organizzatori teatrali nei confronti del problema, oltre che per l'usanza, da parte degli esponenti dell'aristocrazia, di donare il proprio guardaroba agli artisti perché lo impiegassero in scena.

L'avvento del neoclassicismo produsse effetti anche sul vestiario teatrale: l'esigenza di aderire alla realtà storica si tradusse nell'imitazione piuttosto schematica dei modelli greci e romani. Ne fu un celebre esempio il costume indossato dall'attore francese François-Joseph Talma nella rappresentazione del Brutus di Voltaire, che richiamava una statua romana.

4. L'Ottocento

Con il romanticismo l'attenzione nei confronti dell'abbigliamento di scena si accentuò. Alla contestualizzazione storica si affiancò il tentativo di far corrispondere il costume alle caratteristiche sociali e psicologiche dei personaggi, e ciò produsse in alcuni casi notevoli risultati. Edmund Kean, attore shakespeariano di indiscussa bravura, ottenne che i costumi a lui destinati per interpretare personaggi come Amleto e Riccardo III fossero realizzati su modelli antichi documentati. Rispondenza storica e aderenza psicologica dovettero però frequentemente passare in second'ordine davanti alle difficoltà economiche delle compagnie, che imponevano di adattare il vecchio guardaroba di scena o di affittarlo di volta in volta. I principi del realismo e del naturalismo, cui si ispirò anche il teatro nella seconda metà dell'Ottocento, produssero un'ulteriore semplificazione della scenografia e del costume, suggerendo l'adozione di abiti di uso quotidiano.

5. Il Novecento

L'importanza del costume come componente essenziale della messinscena, dotato di significato estetico e in stretto rapporto con le situazioni rappresentate, la natura dei personaggi, l'impianto scenografico e le luci, fu teorizzata con chiarezza da Gordon Craig. Nei propri lavori Craig creò costumi fortemente stilizzati e ricercati da un punto di vista cromatico che, sotto i giochi di luce e nel contesto della scenografia, producevano effetti di dinamismo scenico notevoli. Adolphe Appia invece privilegiò costumi e scene di colore uniforme, che facevano quindi risaltare il movimento dell'attore. Significativo e originale fu anche il contributo fornito da alcuni pittori come Picasso, De Chirico e Miró, che collaborarono con i Ballets Russes di Sergej Diaghilev in qualità di scenografi e figurinisti.

Nel teatro contemporaneo, l'organizzazione stabile di molti teatri consente di realizzare allestimenti qualitativamente curati: l'ideazione della scenografia e dei costumi è spesso affidata a un unico artista, al fine di garantire l'armonia del quadro scenico.

4. La maschera e il costume nel teatro orientale

Il teatro orientale, nelle sue molte varianti, trae generalmente le proprie origini dalle cerimonie religiose e dalle tradizioni sociali dei vari popoli del continente. Le rappresentazioni teatrali sono impregnate di un forte simbolismo, che si traduce tra l'altro nell'impiego di costumi, maschere e trucco curati nei minimi particolari, del tutto funzionali ai contenuti rituali, oltre che alla particolare gestualità degli attori. Vedi anche Teatro delle ombre; Teatro Nō.