| Trova nell'articolo | Anagramma | Articolo |
Anagramma Gioco che si fa rimescolando le lettere di una parola o frase in modo da ottenerne un'altra o altre. La parola deriva dal greco ana, 'indietro' o 'al contrario' e gramma, 'lettera'.
L'anagramma può essere semplice: travaglio – giravolta – volgarità;
diviso: cani, ladri – cardinali;
a frase: bibliotecario – beato coi libri;
a frase anagrammata divisa: vento, lampi, saette – violenta tempesta;
a frase ad anagrammi abbinati: capelli d'oro – dolci parole.
L'origine dell'anagramma è molto antica: si crede che sia stato inventato dal poeta ellenistico Licofrone (320 a.C.), ma già nella Bibbia se ne trovano molti esempi. Secondo i cabalisti che li usavano con intenti divinatori, gli anagrammi avevano grande importanza in quanto recavano i segni della personalità o del destino di colui dal cui nome erano tratti. Nella Francia del XVI e XVII secolo, il gioco era molto in voga e si usava tessere lodi anagrammando il nome di illustri contemporanei: Luigi XIII arrivò a nominare un anagrammista di corte, il lionese Thomas Billon. Molti letterati si sono serviti di anagrammi dietro i quali celare il proprio nome, tra gli altri François Rabelais, che si firmava Alcofribas Nasier; Marguerite Yourcenar, il cui vero nome era Marguerite de Crayencour; Neri Tanfucio, pseudonimo di Renato Fucini. Nell'enigmistica italiana si chiama anagramma un indovinello la cui soluzione è data da una parola o frase e dal suo anagramma. Vedi Rompicapo.